Binotto sui carboni ardenti: la questione Vettel e l’accordo con la FIA

Binotto sui carboni ardenti: la questione Vettel e l’accordo con la FIA


Binotto colpisce ancora. E questa volta la deflagrazione è di quelle destinate a risuonare senza posa, a dilaniare intenzioni e credibilità. Succede che Mattia, dopo la bomba sganciata da Vettel, non tace, ma acconsente. Acconsente finalmente a rivelare la verità, l’unica possibile. Confermando quanto detto ieri da Sebastian e di fatto smentendo quanto sostenuto in precedenza. Un gioco pericoloso e inutile, buono solo per perdere la faccia, per rendere ancor più ridicola una situazione già al limite del grottesco.

Binotto, imbarazzato e spaesato, cerca di giustificare e di spiegare la scelta, prova a indorare la pillola, senza però riuscire a recuperare lo zucchero necessario. Così, le sue rivelazioni, proprio non riescono ad andare giù:

Binotto: “Ferrari: più grip e niente DAS”
Mattia Binotto e Sebastian Vettel

Nel corso dell’inverno abbiamo sempre detto a Sebastian che sarebbe stata la nostra prima scelta. E lo confermo. Glielo abbiamo ribadito più volte, in pubblico e in privato. Però è anche normale che, durante la pausa, si facciano avanti molti piloti chiedendo se esistono opportunità di guidare per la Ferrari. E questo è avvenuto. Tuttavia ciò non ha cambiato la nostra posizione in merito, Vettel era ancora la nostra prima scelta.”

Parole che cozzano con le intenzioni e che cozzano addirittura tra di loro, producendo una sorta di distorsione cacofonica, uno stridore fastidioso che fa rimpiangere il silenzio. Vettel era la prima scelta, e lo è rimasta nonostante le offerte ammiccanti di altri piloti. Piloti che, alla stregua di moderne meretrici, si mettono in fila offrendo se stessi pur di ottenere il volante della Rossa. Eppure, in Ferrari, non si è caduti nella trappola delle sirene. Maranello, saldo e compatto, era intenzionato a rimanere fedele al tedesco. Che cosa è accaduto allora, di tanto grave e inaudito, per stravolgere completamente i piani? Binotto chiarisce l’arcano in modo ancor più maldestro:

Da allora però il COVID-19, e la pandemia che si è venuta a creare di conseguenza, hanno cambiato il mondo intero e non solo il nostro sport. In F1 il budget cup è stato modificato parecchio e ora risulta essere più severo. Allo stesso modo il nuovo regolamento è slittato dal 2021 al 2022. E questo è stato enormemente importante per noi. Anche le vetture sono state congelate quasi del tutto, sia per il 2020 che per il 2021. Quindi possiamo dire che la situazione è cambiata. Inoltre la stagione ha preso il via solamente questo weekend, dunque per Vettel non è stato possibile tornare in pista e dimostrare quanto in realtà fosse motivato a guidare per noi. Di certo, in questo senso, è stato sfortunato.”

Binotto alza bandiera bianca
Mattia Binotto, team principal della Scuderia Ferrari

Ora, premesso che tirare in ballo la pandemia per giustificare una scelta appare quantomeno un atto infantile e poco rispettoso nei confronti di chi ha subito delle perdite; il discorso,in ogni caso, non regge. Mattia, palesemente in difficoltà, cerca di compiere delle funamboliche evoluzioni dialettiche. Ma il risultato è un salto nel vuoto con tanto di rovinosa caduta. Di stile suo e di braccia nostre. Attendevano forse di vedere il rendimento in pista per confermare il numero 5? Volevano monitorare la convivenza tra i due piloti prima di prendere una decisione definitiva? Sarebbe stato logico in effetti. Ma… c’è un ma. Perché Carlos Sainz ha parlato di contatti con la Ferrari già a dicembre e Zac Brown lo ha confermato? A dicembre ancora non si parlava di Covid e nessuno di certo avrebbe potuto nemmeno immaginare uno scenario così apocalittico per questo 2020. Forse Binotto e la Ferrari hanno voluto saggiare il terreno per tenere il piede in due scarpe?

Durante la chiusura totale ci siamo trovati a riconsiderare la nostra posizione” rincara il team principal del Cavallino. “Abbiamo preso una decisione, dunque decidere è stata una nostra responsabilità. Così lo abbiamo comunicato a Seb. Mi sono accorto che è rimasto sorpreso. Lo ricordo e in effetti lo capisco, è abbastanza normale esserlo. Nonostante abbia accettato la nostra decisione posso affermare che oggi non è del tutto soddisfatto. E mi pare sia una cosa ovvia.

La Ferrari sotto attacco: Timo Glock lancia veleno su Maranello
Vettel, Binotto, Leclerc

Decisione tutta ad opera del fronte Ferrari, che si schiera compatto nel rinnegare il pilota che riteneva essere la prima scelta. La spiegazione di Binotto? Un lapalissiano accartocciamento di frasi fatte ripetute quasi in sequenza di loop. Del resto siamo in odore di tormentoni estivi… La sorpresa per Vettel non è arrivata da un uovo di Pasqua, ma dalla fabbrica di Maranello. Un amaro boccone da masticare e che logicamente oggi non lo rende soddisfatto. Del resto come potrebbe, se la sua intenzione era quella di continuare a correre? La conclusione di questa encomiabile maratona oratoria non poteva che vertere sulle lodi al pilota, in purissimo stile ruffiano:

Penso che sia stato un bel periodo quello trascorso con Seb. Cinque anni ad oggi, sei, se consideriamo la stagione in corso. Lui è un grande campione, ma anche una bella persona. Credo che chiunque in Ferrari, dai nostri tifosi alle persone che lavorano al suo interno, si siano godute i momenti trascorsi con lui. Rispettiamo pienamente le sue perplessità. Personalmente lo rispetto molto, come professionista e come persona. E questo non è cambiato nonostante la decisione presa.”

Eccoci qui. Partono i “mille violini suonati dal vento” dell’ultimo bacio di giuda. Ampollosi, pietosi, setosi. una carezza poco convinta dopo un pugno da knock-out. Ma ancora l’inesorabile Mattia non ha concluso la rassegna delle sue perle, e ci delizia affrontando un altro spinosissimo argomento: l’accordo con la FIA. La Ferrari non divulgherà alcun dettaglio, in quanto proprietà intellettuale della squadra.

Per prima cosa ci tengo a sottolineare che non c’è stata una palese violazione delle regole, altrimenti ci avrebbero squalificati. Non vogliamo rivelare nulla per una semplice ragione: qualsiasi cosa volessimo spiegare appartiene alla nostra proprietà intellettuale. Si tratta della proprietà intellettuale che riguarda il nostro progetto sulla power unit. Non credo che nessuno nel paddock sarebbe entusiasta di rilasciare dichiarazioni e informazioni in merito ai propri progetti. Si tratta di riservatezza e di protezione della proprietà intellettuale, per ciò non siamo disposti a riferire altro.”

Nessuna minaccia di ritiro per Ferrari: al vaglio idee per i team minori
Mattia Binotto, team principal Scuderia Ferrari

Bocche cucite dunque, non sia mai che emergessero i segreti progetti dell’infallibile power unit made in Maranello… Che, peraltro, si è conservata tale e quale era nei test, come la ‘Bella addormentata nel bosco’. Così, poichè l’Italia non s’è desta, ci apprestiamo nuovamente a rincorrere gli avversari. Binotto infatti sentenzia:

Abbiamo lo stesso motore che avevamo portato in Australia. La fabbrica è rimasta chiusa per molto tempo, dunque abbiamo avuto poco tempo per nuovi sviluppi. Non abbiamo portato niente di diverso. Il motore peraltro è congelato per la stagione. Altri costruttori hanno avuto la possibilità di continuare a lavorare e a innovare. Noi ne eravamo consapevoli, ma fa parte del gioco. Loro ne hanno logicamente approfittato. Si tratta di una conseguenza dei compromessi che abbiamo dovuto accettare durante il periodo di fermo. Ora guardiamo avanti per il bene dello sport.”

Una vera e propria iniezione di fiducia insomma, l’ideale per inaugurare una stagione nata storta e continuata storpia. Binotto parla, poco e in modo confuso. Binotto non spiega, limitandosi a cercare alibi. Binotto si giustifica, in odore di un altro flop. La Ferrari non decolla, anzi precipita nel vuoto. Nel vuoto di una dirigenza insulsa e disinteressata. Nel baratro di chi l’ha pretesa e poi l’ha affossata. Lasciando i piloti in balia di un destino beffardo, nemici per la stampa, compagni di sventura.


Autore: Veronica Vesco – @VeronicagVesco

Foto: Ferrari

Veronica Vesco
Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

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6 COMMENTS

  1. Ma su queste cose Binotto non dovrebbe spendere un secondo della sua attenzione. Il suo problema é che la macchina 2019 era peggio della 2018 e quella 2020 peggio di quella 2019.

  2. Vettel ha buttato un mondiale che ci si poteva giocare nel 2018 e nel 2019 è stato costantemente dietro al suo compagno di squadra neo arrivato. In Canada si è mangiato la vittoria andando dritto ad una curva e l’unica vittoria stagionale gliel’ha regalata il muretto altrimenti sarebbe finito 0-3 contro Leclerc. Come nel 2014 in RBR che gli fece fare le valigie con destinazione Maranello. Paradossale a questo punto continuare a ricoprire d’oro un pilota che ha evidenziato evidenti limiti caratteriali, mentre il suo compagno prende 10 volte meno e rende molto di più. La Ferrari ha fatto bene: Vettel la sua occasione l’ha avuta e l’ha sprecata. Era ora di cambiare. Binotto e la Ferrari che rappresenta, sono fin troppo buoni a rimetterci la faccia per un “fuoriclasse” che non riesce a trovare un volante per il 2021. Sull’Affaire “power-unit” non mi esprimo, dato che dopo aver sentito nel 2018 del “parzialmente irregolare” sulle Mercedes F1…non mi stupisco più di nulla. A questo punto, mi unisco a chi accusa il cavallino di aver fatto nel 2019 una macchina peggiore del 2018 e nel 2020 peggiore del 2019. Purtroppo però, per gli inglesi con i compatrioti le leggi vengono interpretate, con gli italiani, vengono applicate. Alla Ferrari non è concesso di poter avere una PU furba. I furbi possono farlo solo gli altri, vedi DAS.

  3. la spiegazione del budget cap è plausibile.. tutto il resto è inascoltabile da un top manager, sembra che difenda sè stesso invece che agire per conto dell’azienda, è il classico problema dei prodotti “interni” si comportano come davanti al capo invece che come i responsabili, in toto, della struttura…

  4. Le osservazioni sono tutte s……. E belle e buone purtroppo la Ferrari rispecchia un po’ l’Italia quando alla direzione non c’è uno con le p… E succede questo. non bisogna lasciarsi condizionare dagli altri team come è successo in questi anni.

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