Formula 1

Selezione naturale

Selezione naturale


L’essere umano non è un organismo perfetto, bensì è un organismo perfettibile. Ciò significa che esso muta al mutare dell’ambiente e delle circostanze che lo circondano al fine di sopravvivere. In definitiva si adatta. Ed è ciò che hanno dovuto fare i piloti che hanno corso per la prima (e quasi sicuramente) ultima volta, domenica scorsa al Mugello. Pista “old style”, pista vera con carreggiata stretta e vie di fughe in ghiaia; dove chi sbaglia paga salato. Questa pista, che è stata chiaramente un ripiego a causa della pandemia globale del covid, ha messo in luce tutti i limiti delle piste a cui siamo abituati, a quelli dei piloti più giovani e soprattutto di questo asfissiante regolamento, fatto tra l’altro di track limit posizionati in zone improbabili (si ricordi a Monza l’anno scorso, il decollo di Alex Peroni in F3), ameni salsicciotti e righe inviolabili.

Persino il direttore di gara (il cui operato è stato quanto meno discutibile nel gestire tutte le ripartenze) alla fine ha deciso che non era necessario fissare track limit, considerando che la ghiaia rappresentasse già un abbondante deterrente e punizione agli errori dei piloti. Parliamoci chiaro, in questo monologo AMG (si sa che ha già vinto ancora prima di iniziare il GP), questo circuito è stato sfruttato fino all’ultima curva per regalare almeno un po’ di spettacolo imprevisto. Per la serie “caviamo sangue dalle rape”. Missione compiuta. Incidenti spettacolari (la FIA ha dimostrato al mondo cos’è diventata la F1 in termini di sicurezza… almeno questo!) ad ogni ripartenza, pioggia di carbonio e gomme per tutta la stretta carreggiata, alla cui ampiezza i giovani piloti di oggi non sono più abituati.

L’incidente alla ripartenza visto dall’onboard di Romain Grosjean

Da qui la selezione naturale che la pista del Mugello ha compiuto, eliminando ben otto piloti anche di un certo calibro. Certo, il buon Max non ha colpe, se non quella di montare alle sue spalle un motore Honda che con l’abolizione del “party mode” è stato pesantemente ridimensionato. Singolare come la maggior parte dei problemi capitino proprio a lui e non al compagno Albon, già dato in partenza da Milton Keynes. Tuttavia dopo il podio strappato con le unghie e con i denti ha sicuramente salvato il sedile e il fondo schiena che ci poggia sopra, almeno fino alla fine del mondiale. Mi pare evidente a questo punto (se devo congetturare) che Honda con il pupillo di casa Red Bull osa, spinge un po’ di più nelle mappature e nella cavalleria; solo che il congelare le mappature evidentemente crea non pochi problemi alla power unit nipponica.

Il Mugello non perdona; ed infatti ad essere selezionati per “l’estinzione” sono stati proprio coloro che a Monza hanno dato grande battaglia e spettacolo, cioè Gasly e Sainz. Totalmente impreparati (come molti altri loro colleghi) ad affrontare partenze e ripartenze concitate nel budello toscano hanno pagato a caro prezzo la loro inesperienza. Chi invece di esperienza ne aveva a pacchi, è il nostro caro vecchio buon Kimi, il quale ha mostrato tutta la sua scaltrezza nell’ultima ripartenza: la vecchia volpe avendo intuito come sarebbe andata a finire si è tenuto lontano dalla concitazione, salvando la pelle a lui e a quella di Vettel. Infatti il tedesco dovendo stare dietro a Kimi è stato costretto a rallentare e di fatto ha beneficiato di quella manovra.

Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel a debita distanza da tutto il gruppone

Ciò porta a due conclusioni differenti. Da un lato abbiamo l’ultimo campione del mondo Ferrari, che guida una monoposto la cui scuderia è satellite di quella per la quale corre Seb (con risorse infinitamente più grandi della prima) e si mette dietro appunto il tedesco e il suo giovane compagno portando punti pesanti all’Alfa Romeo. Dall’altro lato abbiamo il quattro volte campione del mondo, che solo il suo ingaggio vale la metà del budget dell’Alfa e che appunto arriva dietro a Kimi e al suo giovane team mate Charles Leclerc. La SF1000 è un disastro ed ormai anche chi non segue la F1 lo sa, ciò non toglie che questa macchina è uguale per entrambi i piloti. È alquanto imbarazzante vedere il tedesco costantemente indietro al monegasco, il quale gli da otto decimi di distacco in qualifica e, soprattutto, rispetto al suo blasonato compagno non è nessuno.

La storia di Vettel con Ferrari sta finendo nei peggiori dei modi, con interventi intempestivi da parte di entrambe le parti: cosi come Ferrari infatti ha mal gestito il suo non rinnovo, allo stesso modo il tedesco annuncia il suo passaggio in Aston Martin, proprio nell’anniversario dei mille GP della rossa. Che dire… personalmente non vedo l’ora che questa storia finisca al più presto, per il bene di tutti. Vettel è ormai spento e svuotato e aggiungerei anche incattivito. Ferrari, con Binotto in testa, ha ben altri problemi a cui pensare. I piloti passano, la Ferrari è per sempre ed ora è il turno di Charles, che si è già calato nella parte del leader, caricando tutti sia dalla pista (con manovre tanto spettacolari quanto, purtroppo, inutili) sia con le dichiarazioni che rilascia.

Charles Leclerc, Ferrari SF1000, Gp Toscana Ferrari 1000

Chi invece è senza pensieri è il campione del mondo Lewis Hamilton che, grazie al compagno davvero imbarazzante e grazie alle sfortune altrui, ha avuto la strada spianata verso la sua novantesima vittoria: un altro record (di Schumacher) è stato eguagliato e presto verrà superato… è solo questione di tempo ormai. Il binomio AMG/Hamilton è la simbiosi perfetta, cosi come lo è stato quello di Schumacher e Ferrari vent’anni fa. La selezione perfetta della natura, l’uomo giusto al momento giusto.

Resterà per sempre il rammarico che Lewis sarà uno dei campioni del mondo più forti di sempre gareggiando solo (salvo rare annate) contro se stesso. Il nostro campione del mondo è cosi solo e sicuro di sé che ha persino cambiato abitudini di vita: è passato da feste e festini di ogni genere (ricordo quando veniva criticato per la sua vita mondana ed il sottoscritto lo difendeva a spada tratta per questo) a paladino dell’ambiente e dei diritti umani portando le sue battaglie (immagino con l’assenso della federazione) anche nei momenti di maggiore visibilità del weekend di gara.

Inutile polemizzare, sopravvivrà chi si adatta più velocemente ai cambiamenti che tutta questa strana e contingentata F1 sta subendo: cosi come AMG presto dovrà definire prima il rinnovo di Hamilton e il suo addio in seguito, allo stesso modo Red Bull dovrà capire fino a che punto può spingersi con Honda, passando per Ferrari naturalmente. Che, manco a dirlo, è la più attesa. Quella che più di tutti dovrà dimostrare di saper reagire, di essere capace di adattarsi a questa “selezione naturale”.


Autore: Vito Quaranta – @vito1976

Foto: Pirelli – Formula Uno – Ferrari

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Vito Quaranta