Essere Fernando: rien ne va plus

Fernando a Montecarlo scompare nell’anonimato, non osa, non prova. Fa presenza e fa numero, attardato e invisibile, in mezzo a storie che evidenziano carattere, grinta, alterne fortune. Alonso invece nel Principato ci va quasi per fare visite di cortesia. Ritrova l’amico Briatore, si palesa qua e là nel bel mondo ovattato da lussi e denari, mette in mostra sorrisi forzati a uso e consumo di copertina. Glamour a tutti i costi e finzione a buon mercato. Niente a che fare con la schiera degli eroi dei tempi andati. Nulla a che spartire con le belle speranze di giovani indiavolati.

Fernando si spegne a Monaco. Non ha neppure l’intermittenza da lucciola, un parco lumicino in grado di dispensare speranza. Macché. Nella terra dell’abbondanza Alonso tira la cinghia e resta fuori dai giochi, fuori dalle posizioni che contano. La sua Alpine non è in grado di assecondarlo, non ha la grazia richiesta per danzare nello stretto. Allora Matador si rassegna, fa il compitino evitando le insidie dei guard rail, beneficia unicamente dei ritiri e di un buono spunto in partenza, che consente di sopravanzare due vetture. Ma non la considererei una nota di merito, visto che, con uno start dalla casella numero 17, ci si ritrova tra i figli di un dio minore. Auto poco performanti, spesso guidate da esordienti. Non proprio ciò che s’intende per duello rusticano.

Essere Fernando
Fernando Alonso a Monaco, edizione 2021.

Fernando dunque frequenta i piani bassi e non gli riesce di abbandonarli. Il tredicesimo posto al traguardo è la triste fotografia di un weekend da dimenticare, dal quale esce mortificato e sconfitto. Qualche lamentela di troppo, neppure contraddistinta dalla solita arguzia. La brutta copia di Alonso, del pilota d’attacco che ha sempre mostrato di essere. Persino le sue parole, solitamente graffianti, hanno perso ogni tipo di mordente. Nando subisce. L’auto, il tracciato, il compagno. E te lo ritrovi lì quasi indifeso, mesto e abbacchiato, senza neppure il divino fuoco della rabbia.

Così, visto che del presente è meglio non parlare, Fernando peggiora il tiro con un inutile stoccatina, peraltro priva di verve, tipica di chi, forse, non sa neppure dove andare a a parare. Se la prende con una sua ex fiamma ovviamente, che ora gode delle attenzioni di due baldi giovani. Un conto aperto, quello con la Ferrari, una storia di passione e di sangue, di quelle che raramente possono finire bene. L’intenzione, forse, non era delle più malevole, poiché, in origine, puntava a esternare un complimento nei confronti dell’amico Sainz, che ha conquistato il podio. Tuttavia l’effetto sortito è risultato raccapricciante, condizionato da una punta d’invidia.

Cinque o sei anni fa, quando riuscivo a andare a podio in nove o dieci occasioni nel corso della stagione, le volte in cui finivo secondo l’atmosfera nella press-conference era simile a quella di un funerale. Ogni volta mi veniva chiesto quando avrei vinto. Ora, a distanza di anni, ritengo che quei piazzamenti non siano stati considerati con il dovuto rispetto.”

Essere Fernando
Fernando Alonso ai tempi della Ferrari

Fernando è lapidario, severo, per nulla indulgente. Certo, perché poco lo sono stati con lui, specialmente nel corso del 2014, quando con la disgraziata F14T, l’asturiano ha compiuto miracoli. Però, al di là di quell’annata tremenda, non dobbiamo dimenticare che, in 3 occasioni, la Rossa era in lizza per il titolo. Quindi la morale è questa: per chi è abituato a giocarsi la vittoria, un podio è già una sconfitta. Citando il grande Enzo Ferrari: “Il secondo è il primo dei perdenti“.

Ma se le cose stanno così, perché ora il secondo posto di un altro spagnolo appare come un risultato indimenticabile? Semplicemente perché non si possono paragonare le epoche. E, dopo un 2020 come quello vissuto dalla Rossa, una piazza d’onore rappresenta la resurrezione. Così come la pole di Leclerc, per quanto dolceamara. Fernando forse sente il peso del tempo che avanza. Insoddisfatto dalla sua prestazione, scivola nei ricordi e sfodera un’indulgenza infantile nei confronti di se stesso. Qualcosa che lo rende, ai nostri occhi, ancora più irriconoscibile. Punta i piedi e spara sentenze senza avere neppure il coraggio di puntare davvero. Sul rosso, sul nero, sulla sua rivincita.

Per ora, a Montecarlo, les jeux sont faits. Ma, in campionato, è troppo presto per decretare che rien ne va plus. Quindi ci aspettiamo un moto di orgoglio, una benefica scossa. O anche, semplicemente, di tornare ad ammirare ciò che significa davvero EssereFernando.


Autore: Veronica Vesco – @VeronicagVesco

Foto: Alpine, Ferrari

Veronica Vesco
Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

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