Il pagellone… scoppiato… del Froldi

Il pagellone… scoppiato… del Froldi

Domenica ho seguito la gara a spizzichi e bocconi. Impegno inderogabile e piacevole. Ad un certo punto un cugino che mi voleva “torturare”, sapendo della mia patologica ossessione per la Formula Uno (e per la Ferrari) ha acceso lo smartphone. Boom! Ci becchiamo in diretta l’uscita incolpevole di Max. Non ci raccapezziamo, io e lui, del perché, mancando appena due giri, ci sia di nuovo la partenza al palo. Scrivo su Twitter:  “Culo”. Ovviamente mi riferivo ad Hamilton.

Comunque, riparte la gara. Giro di lancio e di nuovo pronti via. La Mercedes fuma così tanto dagli pneumatici che ci si potrebbe cuocere una bistecca di carne, secondo la nota ricetta di Homer. Prima curva. Hamilton parte bruciando Perez. Ma poi tira una micidiale inchiodata e va a prendere farfalle. Ultimo. Ritwitto:  “No culo”.

Ammetto: una sintesi, forse efficace forse no, un poco alla Hemingway (spero che dall’alto dei cieli lo scrittore mi perdoni per il blasfemo accostamento). Ovvio che oltre le due stringate frasi ci siano tante altre cose. Poi, con calma, rientrato a casa, mi sono guardato (e gustato) tutta la gara. Resto basito dall’incidente occorso a Stroll, mi faccio due ragionamenti… posteriore sinistra, come a Max. E mi chiedo come mai tale difformità nelle decisioni della direzione di gara. Tenendo conto che l’uscita di Stroll è stata certamente più pesante e pericolosa rispetto a quella di Verstappen.

Il pagellone… scoppiato… del Froldi

Alla fine della fiera, uno spettacolo certamente entusiasmante. Non lo metto in dubbio. Le mie gufate stratosferiche, poi, hanno funzionato come non mai. Sono saltato dalla sedia mentre Hamilton sbagliava. Ero assolutamente certo che avrebbe fatto un solo boccone di Perez e si sarebbe involato verso la vittoria, trovavo la cosa assurda, e gli astanti mi hanno guardato con uno sguardo fulminante che sottintendeva… rimprovero e compatimento.

Mi sono fatto piccolo piccolo contenendo la “gioia”. Ma, ovviamente, l’errore del re nero non è merito mio. E’ che qualcosa si è inceppato nei semidei della stella a tre punte. Tornando al ragionamento sullo “spettacolo”… la strana sensazione che ho da diversi gran premi non mi abbandona. Anzi, si rafforza.

La vera domanda, il cuore della questione, è se si voglia uno sport alterato così pesantemente dalle decisioni in cabina di regia.  L’artificio che diventa regola per solleticare gli spettatori. La mia risposta: No.

Mercedes. Voto: 4. Quando le divinità sportive cadono, fanno rumore. Sono due gran premi che, al netto del “posteriore” avuto e mancato, non ci capiscono nulla con il set up. Hamilton non ha mai davvero impensierito le Red Bull. Alla lunga sono ancora convinto che loro abbiano più risorse per aggiudicarsi (di nuovo) il mondiale… tuttavia sarei sciocco a negare che un pochino l’inerzia del mondiale si è spostata…

Il pagellone… scoppiato… del Froldi

Hamilton. Voto: 10. Dieci perché anche lui è umano, non è un marziano. E sotto pressione può sbagliare. Eppure, proprio i punti di quest’anno sono più merito suo che della monoposto.

Bottas. Voto: non è mai arrivato a Baku Voci incontrollate dal paddock narrano di un Valtteri che avrebbe ricevuto ufficialmente il ben servito dalla Mercedes. E’ il destino dei gregari: essere leali e fedeli scudieri e quando non servono più essere scaricati. Umanamente dispiace ma, comunque, per il suo lavoro è stato ben remunerato. A Baku di solito il nostro si esaltava. Invece in questa edizione mi è parso di vedere un pilota che fa il compitino, in attesa che la gara finisca. Come quegli atleti sul viale del tramonto che partecipano perché devono, ma vorrebbero volentieri essere da un’altra parte.

Perez. Voto: 10 e lode. E’ stato probabilmente l’unico, nella lunga era ibrida del dominio Mercedes, ad aver vinto un gran premio con due monoposto diverse.

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Red Bull. Voto: 9. La squadra ha fatto tutto nel migliore dei modi. Unica sbavatura il pit lungo di Perez. Un commentatore se ne è uscito fuori dicendo che magari poteva essere un modo escogitato dalla squadra austriaca per far passare in testa il compagno. Evito, in merito, commenti. 

Verstappen. voto: 9. Incolpevole per l’esito finale, non mi convince sul giro singolo. Somiglia molto ad Alonso. Un mastino in gara, meno in qualifica.

Ferrari. Voto: 8. La vera Ferrari non è quella della qualifica, va da sé, ma quella della gara. La coperta è ancora troppo corta (leggi cavalli) e quindi non si può lottare ad armi pari nel gran premio. Ma va dato atto al team capitanato da Binotto di aver comunque sfornato una monoposto valida, seppur non ancora con i galloni per stare in alto davvero.

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Leclerc. Voto: 9. Doveva farsi perdonare il gran botto di Montecarlo. E c’è riuscito con la zampata del campione. Certo, una pole position non porta punti, lo sappiamo. Ma fa morale e rimpolpa il prestigioso palmares Ferrari, soprattutto dopo l’orribile 2020.

Binotto che fa i complimenti a Vettel. Voto: ah, essere una mosca…

Pirelli. Voto: ulteriori analisi. La stampa straniera (BBC su tutte) non c’è andata leggera con la casa della “P lunga”. E magari gli inglesi non vedevano l’ora…

Come dice Antonini, “in regime di monopolio, il fornitore di pneumatici deve rassegnarsi: se tutto va bene (come nel 99,9 per cento dei casi) lo si considera normale, se qualcosa invece va storto è colpa del gommista. Il calcio che Max ha tirato alla gomma deve aver fatto venire i capelli bianchi ai PR della Bicocca”.

Al netto del fatto che non sappiamo (ancora) cosa abbia generato lo scoppio delle due gomme posteriori sinistre (su Aston Martin e Red Bull), forse la scelta delle mescole più morbide non è stata la più sensata.

P.S.: Ma siamo sempre lì, a quella vocina che mi dice, magari sbagliando… mescolare le carte per fare spettacolo.


Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi

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