Perché Red Bull è l’unica squadra che “spia” scientificamente gli avversari?

Quante volte l’abbiamo visto aggirarsi ramingo sulla griglia di partenza della F1. Quanto volte l’abbiamo osservato, cartella rossa sotto al braccio e sguardo penetrante, gironzolare tra la monoposto della concorrenza in cerca di dettagli, spunti, idee. Illuminazioni. Adrian Newey è un’icona della tecnica del motorpsort. Un genio, sarebbe il caso di dire. E come succede agli uomini di intelletto superiore anch’egli manifesta delle stereotipie, delle abitudini che contraddistinguono personaggi che diventano entità eternamente riconoscibili.

L’ingegnere di Stratford-upon-Avon è un professionista d’altri tempi, figlio di un scuola fatta ancora di fogli bianchi, matite e gomme per cancellare; pagine sulle quali si imprimono idee che successivamente saranno sviluppate con i moderni sistemi di progettazione. L’incessante necessità di curiosare tra le macchine avversarie per analizzare determinati particolari in 3D – laddove non basta né stuzzica l’acume la semplice foto rubata – è la linfa che alimenta il processo creativo di uno specialista che ha firmato auto ultra-vincenti.

F1-Perché Red Bull è l’unica squadra che “spia” scientificamente gli avversari?

E’ lo stesso Adrian Newey che ammette la pratica dell’ispirarsi agli altri. E ne spiega le virtù. Attenzione però: Red Bull non scopre l’acqua calda. Ogni scuderia ha tecnici preposti alla morbosa osservazione dell’avversario. Ogni team scruta, vaglia, viviseziona le monoposto della concorrenza. E lo fa sia per carpirne i segreti sia per trovare qualcosa che possa infrangere le regole. Ma a Milton Keynes il “voyeurismo tecnico” è una filosofia sublimata ai massimi livelli.

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Sergio Perez a bordo della sua Red Bull Racing RB16B mentre testa le Pirelli proto durante le Fp2 del Gran Premio d’Austria edizione 2021

Tutte le squadre hanno il proprio fotografo che invia centinaia di scatti dei nostri concorrenti ad ogni fine settimana – ha riferito Newey a “The Talking Bull”, la rubrica settimanale pubblicata dal sito istituzionale della Red BullPersonalmente mi piace di più guardare le macchine perché puoi girarci intorno e vederle in 3D, visto che le due dimensioni sono uno dei limiti delle fotografie“.

L’ingegnere spiega l’importanza di un’osservazione sul campo, come fosse un etnografo calato all’intero dell’oggetto di studio: “Penso che sia una sorta di pigrizia quella di non voler stare all’infinito a guardare le fotografie dei concorrenti. E’ più facile per me andare in giro e vedere quali parti catturano la mia attenzione e che possono essere la base per un concetto da introdurre sulle nostre auto“.

L’auto come oggetto di studio quindi. Newey ritiene decisivo anche l’opera di contemplazione della propria vettura: “In effetti, quando l’auto è in garage, trascorro molto tempo a guardarla“. E’ evidentemente quello il momento in cui gli elementi visti su altre monoposto iniziano ad amalgamarsi con l’auto del proprio team.

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Adrian Newey, capo progettista del team austriaco Red Bull Racing

Ancora Newey: “Cerco di guardare da diverse angolazioni. Mi domando cosa stiamo facendo e cosa stanno facendo le altre squadre e vedere se questo stimola qualche idea. Che potrebbe non essere necessariamente solo una copia diretta“. Quest’ultimo passaggio è decisivo perché manifesta chiaramente il modus operandi dello scafato ingegnere: osservare per ispirarsi. Perché in F1 la copia pedissequa non funziona.

Un pezzo di una vettura, in soldoni, non necessariamente si sposa con un’altra. L’equilibrio aerodinamico e meccanico di una monoposto è sottilissimo. La sagacia di un tecnico sta nel riuscire a capire lo spirito di un elemento esogeno e applicarlo al proprio progetto. Una cosa in cui Newey è un vero artista.

Prendere un’idea altrui e farla funzionare su una macchina figlia di una filosofia concettuale diversa non è un’operazione semplice. Eppure a Newey ci riesce. Prendiamo la RB16B e soprattutto il suo retrotreno. La sospensione posteriore della macchina che nel campionato di F1 2021, per lunghi tratti, ha dato la sensazione di aver superato in performance la concorrenza, è di diretta derivazione Mercedes.

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l’olandese Max Verstappen a bordo della sua Red Bull Racing RB16 durante le qualifiche del Gran Premio del Bahrain edizione 2021

Già nel 2020 Newey aveva apportato delle modifiche al retrotreno di chiara ispirazione W11. Col modello attuale il processo si è ulteriormente affinato. Un concetto postulato dal team campione del mondo “copiato” da Red Bull e che sembra essere addirittura più efficace del modello originale.

Vediamo nel dettaglio: i due gettoni di sviluppo concessi dal regolamento 2021 di F1 sono stati spesi dalla Red Bull per la scatola del cambio. Ecco che sulla RB16B è stata concepita una diversa distribuzione del sistema sospensivo posteriore seguendo il cammino intrapreso dagli ex grigi durante la passata stagione. Da qui il cambio dei cinematismi, con il pull rod che adesso passa sopra al braccetto della sospensione inferiore.

A questa operazione tecnica va aggiunta la forma delle pance diventata più spiovente con una discesa generalmente più “ripida” verso la zona delle coca-cola. Elementi che hanno migliorato l’estrazione del diffusore e, di conseguenza, hanno generato più efficienza e maggiore deportanza al retrotreno.

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Dettaglio della sospensione posteriore della Red Bull Racing Honda RB16B, con il pull rod che passa sopra il braccetto della sospensione inferiore

Facciamo un ulteriore passo indietro per spiegare la modalità operativa di Newey. Anno 2017. GP di Singapore. Una gara di F1 che molti ricordano per il gran pasticcio della partenza nel quale le due Ferrari e la Red Bull di Verstappen si fecero fuori agevolando la vittoria di Lewis Hamilton che poi ebbe la strada spianata verso il titolo dopo una prima parte di campionato in cui la Rossa aveva dato filo da torcere agli anglo-tedeschi.

Vettel si prese d’autorevolezza la pole della gara infliggendo un distacco di quasi quattro decimi alla Red Bull d’olandese piazzatosi in prima fila. Appena sceso dall’auto il tedesco si avvicinò alla RB13 e si mise a guardare la zona dei bargeboard. Con un gesto abbastanza plateale invitando le telecamere ad inquadrare la vettura austriaca, fece intendere che quelli di Milton Keynes avevano copiato si sana pianta alcune soluzioni della SF70H. “Questi sono come i nostri. Non sembrano una copia della nostra macchina?” disse il tedesco osservando il particolare.

In effetti il quattro volte campione del mondo si riferiva ai deviatori di flusso montati ai lati delle pance della RB13 che avevano una marcata somiglianza con quelli introdotti sulla Ferrari sin dall’inizio del campionato 2017.

Due casi di specie, quello dei succitati barge board e quello delle sospensioni posteriori, che spiegano l’approccio di un’equipe di lavoro che naturalmente non basa il proprio agire sulla copia istituzionalizzata. Newey, è bene specificarlo a chiare lettere, viene ricordato innanzitutto per le idee rivoluzionarie che ha introdotto in F1 e che sono diventate, esse, fonte di ispirazione per altri ingegneri.

Questa capacità di innovare e di essere punto di riferimento, mixata al saper cogliere spunto dal lavoro altrui, è un modello peculiare che ha pochi eguali nel motorsport. Un tratto distintivo dell’operare di Adrian Newey che dimostra di essere una persona di grande umiltà, pronta a “rubare” idee altrui nonostante la sua indiscussa genialità che lo rende uno dei tecnici più famosi ed influenti di sempre.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1, Red Bull

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