F1: oramai è guerra aperta sulle penalità!

la Battaglia è appena iniziata: colpo su colpo, a suon di penalità, ricorsi, revisioni. Le battaglie sul campo della F1 lasciano spazio ai cavilli e alle interpretazioni. Non basta più l’ardore della pista quando il giudizio o la sentenza arrivano a posteriori, a cose fatte, a celebrazioni avviate. Il podio dell’Hungaroring, quello che ha sancito la rocambolesca vittoria di Ocon, la strenua resistenza di Vettel e la cocciuta rimonta di Hamilton è stato smembrato e ricomposto, causa squalifica per il tedesco dell’Aston Martin.

Non è servito il ricorso, a nulla è valsa la spiegazione. Niente litro, niente coppa. La sanzione ha cancellato con un colpo di spugna la bella prova di Sebastian e quei 18 punti pesantissimi in ottica campionato. Sainz promosso sul terzo gradino, privato della festa e della cerimonia, Vettel costretto ad abdicare e Hamilton che gongola perché si ritrova tra le mani tre golosissimi punticini piovuti dal cielo, generosissima manna per permettergli di allungare sul rivale Verstappen.

Il povero Max, ferito nella carrozzeria e nell’orgoglio, beneficia in misura minore della squalifica di Sebastian, piazzandosi nono e incrementando il suo esiguo bottino di una sola unità. Ancora una volta la lotta è impari e la dea bendata un po’ troppo distratta nei suoi riguardi.

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da sinistra a destra: Sebastian Vettel (Aston Martin), Esteban Ocon (Alpine F1) e Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1) sul podio del Gran Premio di Ungheria edizione 2021

Questa situazione fa tuonare Helmut Marko, che si riscopre novello Giove, dopo aver svestito i più consueti panni di Saturno. Colui che è famoso per ‘divorare i propri figli‘, ora lancia le sue saette in difesa dell’adorato Max, sostenendo l‘iniquità delle sanzioni, che non risultano essere commisurate alla pena.

Vettel è stato squalificato perché nel serbatoio non c’era abbastanza carburante. Il rapporto tra le penalità è da rivedere. Prendendo in considerazione questo metro di giudizio e questo tipo di sanzione, mi chiedo quanto sia appropriato, soprattutto pensando a ciò che Hamilton ha fatto a Silverstone e alla penalità che ne è conseguita.”

Marko proprio non riesce a digerire la disparità tra le due sanzioni. E, se da un lato lo possiamo comprendere, poiché nulla fa più male che il veder dissipato un consistente vantaggio in due gare appena, allo stesso tempo è giusto biasimarlo, in quanto, da militante di lungo corso in F1, dovrebbe ben sapere che si tratta di situazioni totalmente differenti. In un caso, quello di Vettel, si tratta di una palese violazione del regolamento tecnico, per la quale non esistono interpretazioni di sorta.

Nell’altro, quello di Hamilton, la sanzione arriva per aver infranto un regolamento ‘sportivo’ e aver provocato un incidente. Casi simili vengono valutati a seconda del contesto e per questo le penalità possono essere differenti e modulabili.

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Helmut Marko, consulente Red Bull Honda, a colloquio con il team principal della Mercedes AMG F1 Team, Toto Wolff

Il contatto tra Max e Lewis è stato un incidente di gara. Ma la ‘colpa’, in quel caso, è stata attribuita prevalentemente al britannico. Potevano essere applicati i canonici 5 secondi, ma si è scelto di optare per i 10. Si sarebbe ancora potuto ricorrere a 20 secondi, come per lo scontro tra Raikkonen e Vettel in Austria.

Ha vinto la via di mezzo, assolutamente equa rispetto al contatto, ma nei fatti ingiusta, poiché non sufficientemente punitiva, considerando il ritiro dell’avversario e la vettura a disposizione del sette volte iridato. Rimontare 10 secondi, se sei un fuoriclasse come Hamilton alla guida della Mercedes è quasi un gioco da ragazzi. Diverso esito avrebbe avuto la medesima penalità se applicata ad un’altra monoposto: in tal caso la gara avrebbe potuto essere compromessa più seriamente.

Ma chi è chiamato a giudicare, allora, che cosa dovrebbe prendere in considerazione? In quanto commissari, la manovra pura e semplice. Non certo i suoi esiti, differenti a seconda degli attori e delle auto coinvolte. Eppure così si rischia che la penalità diventi un buffetto sulla guancia, un piccolo diversivo per rendere la gara maggiormente pepata. Dare una corretta interpretazione, in casi come questo, risulta oltremodo difficile, specie se si è chiamati a utilizzare un metro di giudizio quanto più possibile universale.

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Helmut Marko e Max Verstappen chiacchierano all’intento del box Red Bull Honda

Quindi no, caro Helmut, nessuna sproporzione, nessuno scandalo. Devi bere l’amaro calice fino in fondo, con la speranza che alla fine si trasformi in ottime bollicine con cui brindare al prossimo successo. Resta la rabbia, comprensibile e condivisibile, per quanto accaduto a Max. Resta la frustrazione, poiché la sua gara esemplare, alla guida di una vettura divelta, ha raccolto due miseri punti, mentre, data l’impresa, avrebbe meritato ben altro.

Resta la sfortuna, che per due volte si è accanita sullo stesso pilota, messo fuori gioco da subito. Ma anche questa è F1, sebbene a volte somigli più a una lotteria (leggi qui la guerra in atto Ferrari-Red Bull vs Mercedes). Invece di fare proclami, mi attrezzerei per scovare il biglietto vincente, l’arma segreta, la pozione magica. Perché il numero uno già lo avete. E in questo ci avevi proprio visto giusto.


Autore: Veronica Vesco – @VeronicagVesco

Foto: Red Bull, Mercedes

Veronica Vesco
Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

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