Mercedes e la F1: amore o interesse finanziario? Ci sono “milioni” di motivi nascosti…

16 novembre 2009. Una data che a molti dice poco. O nulla. Un giorno che, in realtà, segnerà il futuro della F1. Mercedes e il fondo Aabar, infatti, si presentarono nel bel mezzo dell’autunno da Ross Brawn, titolare dell’omonimo team, per acquisirne la maggioranza assoluta. Un 75% di quote che, nel 2011, diventeranno la totalità del pacchetto con l’uscita di scena dell’ex tecnico della Ferrari. Così, nel 2010, dopo 55 anni, la casa tedesca rientrava ufficialmente nella massima categoria non solo come motorista. E lo faceva con una mission ben definita: stravincere.

Dieter Zetsche è l’uomo al quale si deve il ritorno in pompa magna in F1. E’ lui che negli anni ha tessuto rapporti politici e ha creato l’intelaiatura che ancora oggi opera con risultati sportivi straordinari. Un dominio lungo un’era geologica: 14 titoli in sette anni, una sequela incredibile di record prima eguagliati e poi infranti.

Conseguimenti che potrebbero addirittura essere migliorati se alla fine del 2021 le Frecce d’Argento (oggi nere) riusciranno a ricacciare indietro gli attacchi di una agguerritissima Red Bull. Eppure, nonostante ciò, con puntualissima ciclicità, emergono voci su un possibile disimpegno da parte di Stoccarda.

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Lewis Hamilton e Dieter Zetsche (Mercedes AMG F1 TEAM) festeggiano sul podio durante la stagione 2019

A ben vedere, proprio agli albori di questo campionato, qualcosa di importante si è verificato nell’assetto societario della scuderia con sede a Brackley. Daimler AG, che possedeva circa il 66% delle quote, ha dimezzato il suo potere azionario cedendo il 33% al colosso britannico della chimica INEOS.

Jim Ratcliffe, patron del gruppo, diventa quindi uno dei tre soci di Mercedes AMG F1. Il restante terzo rimane nella salde mani di Toto Wolff che con il team ha creato un personale impero economico.

L’operazione della Mercedes è molto furba. Daimler AG perde lo status di socio di maggioranza ma realizza un obbiettivo decisivo: non perdere l’esclusività del marchio. La scuderia, infatti, mantiene il legame con la casa madre senza far riferimento al nuovo socio: Mercedes-AMG Petronas Formula One Team è tuttora il nome della compagine.

Inoltre, Daimler resta il controllore della sede di Brixworth dove vengono prodotte le unità di potenza fornite a Williams, McLaren e Aston Martin. Operazione che porta la firma di Ola Kallenius, CEO del colosso tedesco.

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Ola Kallenius, il cinquantaduenne svedese presidente del consiglio di amministrazione di Daimler AG e capo di MercedesBenz

Mercedes e la F1: amore o interesse finanziario? Ci sono “milioni” di motivi nascosti

La mossa pubblicitaria è vincente. Ed è ciò che spiega la permanenza in Formula Uno dei campioni del mondo in carica al di là delle voci che di tanto in tanto parlano di dismissione totale o parziale. Ma c’è un altro aspetto che fa pensare che le teste d’uovo di Stoccarda non si sognino lontanamente di dire addio alle ruote scoperte della massima serie: il valore pubblicitario di ritorno. Che si incrementa vittoria dopo vittoria.

Andiamo nel dettaglio e facciamolo riavvolgendo il nastro alla Stagione di F1 2019, quella in cui Lewis Hamilton vince il sesto titolo dinnanzi a Valtteri Bottas. La Mercedes, durante quel campionato, ha ricevuto il 25% circa di tutta la copertura televisiva. Sono approssimativamente 90 milioni gli utenti che da ogni punto di globo guardano ogni singolo GP. Secondo stime operate da Joe Pompliano, esperto di finanza applicata allo sport, queste visualizzazioni hanno generato 5,4 miliardi di dollari di valore pubblicitario televisivo per i partner commerciali di Mercedes AMG F1.

Raffrontando questi numeri, che di per sé sono straordinariamente alti, con il Super Bowl, altro evento di portata planetaria, emergono altre interessanti evidenze. La finale dell’NFL, nel 2020, ha avuto poco più di 90 milioni di spettatori. Cosa che racconta che la F1 ha potenzialmente oltre 20 volte il numero di spettatori all’anno di un evento come Super Bowl.

I colossi dell’intrattenimento, quindi, finiranno per investire pesantemente nei diritti di trasmissione della Formula Uno. E la cosa già avviene se guardiamo alla serie Netflix “Drive to Survive”. La Formula Uno è uno dei pochi campionati sportivi con una portata globale e questo la rende appetibile. In Mercedes lo sanno tanto che il “Progetto Cirsus” ormai si autofinanzia. Anzi, genera dei profitti enormi visto che le entrate superano di gran lunga gli investimenti necessari. Che, tra l’altro, sono calati in era di budget cap.

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il “vessillo” MercedesBenz sventola maestoso

Ecco perché, nonostante la crisi finanziaria che ha investito il comparto dell’automotive, a Stoccarda continuano a confermare la loro presenza nel “carrozzone”. La F1 per la Mercedes è stata una sorta di moltiplicatore keynesiano che, di fatto, continua a generare elevatissimi introiti da pubblicità. INEOS, azienda da sempre interessata allo sport, si è lanciata in in queste epopea anche per tale motivazione.

Se guardiamo alla posizione di Toto Wolff possiamo capire quanto sia stata remunerativa la sua esperienza nel team anglo-tedesco. Arrivato dalla Williams nel 2013 per prendere il posto di Norbert Haug, l’ex pilota viennese ha avuto la forza di diventare azionista del team. Il suo patrimonio è evidentemente cresciuto grazie alla scuderia che egli stesso guida con estrema sagacia.

I numeri su riportati dicono che la massima categoria, per Mercedes, è un affare vincente. Stessa cosa, forse, non si può dire della Formula E. Proprio ieri la scuderia tedesca e Nyck De Vries si sono laureati campioni del mondo. Nonostante ciò continuano a susseguirsi voci, non smentite, di un disimpegno di un team che ha impiegato molto poco per imporsi nella categoria elettrica.

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il ventiseienne olandese Nyck De Vries in azione con la sia Mercedes EQ Formula E Team

Daimler è da sempre molto attenta alle motorizzazioni elettriche quindi suona strano che possano mollare di getto la vetrina principale. Forse la cose dipende dallo scarso appeal della serie che non riesce a decollare in termini di ascolti. E, di conseguenza, anche in termini di fatturato e di gettito più o meno diretto derivante dalla pubblicità.

Il modello di autofinanziamento impostosi in formula uno spinge la dirigenza tedesca a continuare a credere nella classe regina del motorsport. Anche perché è volontà di Liberty Media e FIA di continuare con i propulsori turbo-ibridi alimentati da biocarburanti totalmente ecosostenibili. Un qualcosa che può avere pesantissime e positive ricadute sulle auto di serie.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Mercedes, F1, Formula E

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