Mercedes vs Red Bull: è guerra aperta sul fronte motoristico e su quello politico-giuduiziario

La F1 è proiettata al Gran Premio del Qatar che chiuderà una tripletta di gare che non hanno dato una chiara indicazione su chi può apporre la sua firma sul campionato del mondo 2021. Nonostante l’attesa di vedere come si comporteranno le vetture sul circuito di Losail, la eco del Gp del Brasile, in cui la Mercedes è tornata a fare la voce grossa, risuona ancora tra i motorhome delle scuderie.

Gli “uomini in nero” hanno effettuato uno scatto in avanti deciso frutto di un politica aggressiva sui motori che si è basata sulle prestazioni a scapito delle posizioni in griglia di partenza. A San Paolo la mossa ha funzionato alla perfezione (clicca qui per approfondire) visto che Lewis Hamilton è stato in grado di sopperire al doppio arretramento in griglia andando a vincere un GP che, nelle previsioni iniziali, doveva essere più nelle corde di Max Verstappen.

Il segreto del successo strategico di Mercedes sta tutto nell’utilizzo di una nuova parte endotermica del propulsore. Il componente fresco, difatti, è stato in grado di offrire un notevole incremento in termini di potenza disponibile ad ogni regime. Elemento che ha marcato la sostanziale differenza rispetto alla Red Bull n°33 la cui unità motrice, al quinto utilizzo consecutivo, è apparsa parecchio affaticata (consulta qui l’analisi telemetrica). La mossa AMG è stata tanto efficace quanto spiazzante e potrebbe costringere Honda ad operare un cambio di PU già nel prossimo week end di gara.

Ma è da escludere del tutto un nuovo switch motoristico per Hamilton? La pinguedine di potenza mostrata sul tracciato paulista potrebbe invogliare gli ingegneri di Brixworth a montare il sesto ICE sulla monoposto n°44? Insomma, Lewis adopererà un sesto motore a combustione interna dopo aver introdotto, in Turchia, il quarto propulsore completo e, in Brasile, la quinta unità endotermica? 

Toto Wolff è stato categorico: la risposta è un secco no. Mercedes, pur nutrendo ancora dei dubbi sull’affidabilità complessiva del cuore pulsante della monoposto, ha deciso di non andare nuovamente in penalità. Specie se all’orizzonte ci sono circuiti inediti che non offrono dati e punti di riferimento riconoscibili. Ma è solo il motore ad aver conferito quell’aura di imbattibilità alla W12? Secondo i rivali della Red Bull sì. Non totalmente d’accordo è stato invece Hamilton che ha parlato anche dell’assetto della sua Freccia Nera come chiave nell’aver avuto la meglio dei rivali.

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il britannico Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1 Team) sventola la bandiera del Brasile al termine della gara

Avevamo previsto che domenica avrebbe fatto caldo – ha spiegato il britannico – Sapevamo che sarebbe stato un tallone d’Achille per noi, ma le vetture hanno reagito alla grande. Penso che abbiamo davvero ottimizzato la macchina per queste condizioni e sono rimasto davvero sorpreso di poter seguire i nostri rivali così da vicino. 

Una volta passato Max, avevo ancora le gomme per incrementare il margine“. Effettivamente la W12, pur soffrendo leggermente nel tratto guidato, ha meglio trattato gli pneumatici sebbene fosse in aria sporca. La spinta operata nei confronti della RB16B ha comportato un ultra-stress per le coperture di quest’ultima che, alla lunga, ha visto le proprie prestazioni scadere fatalmente.

Il Gp del Brasile si è dunque chiuso con una convincente vittoria per Hamilton che ha accorciato in classifica. Ma il risultato non è ancora definitivamente scritto poiché, è notizia nota, Mercedes ha fatto ricorso sull’episodio chiave della gara. Quello in cui Max sembra forzare fuori pista Lewis.

Siamo dinnanzi all’ennesimo, potenziale, guazzabuglio. La manovra del pilota di Hasselt (compiuta al passaggio 48, nda), già in diretta, era sembrata abbastanza veemente, forzata nella conduzione. Nei momenti successivi la direzione gara aveva avvertito che il fatto era stato notato. Poco dopo era arrivata la comunicazione che indicava “No further action“. In pratica si sanciva il non luogo a procedere.

Caso archiviato? Neanche per idea! E’ stato lo stesso Michael Masi, in maniera piuttosto maldestra e goffa, a rimettere tutto, indirettamente, in discussione. Il direttore di gara australiano, nella giornata di lunedì, ha candidamente ammesso che i commissari non avevano avuto la possibilità di visionare prove significative sulle quali basare un eventuale verdetto. A quali elementi probatori si riferiva? Semplice, agli on board di Verstappen. Un’anomalia evidente visto che tutte le immagini sono registrate e gestite dalla regia centrale che le può fornire in tempo reale se richieste dal collegio giudicante.

F1
l’australiano Michael Masi, F1 racing director

Quest’ammissione di superficialità è stata solertemente intercettata dai legali della Mercedes che, avendone facoltà grazie alla copertura regolamentare, sono ricorsi al diritto di revisione che si attiva in presenza di nuovi elementi. Che altro non sono che i video del camera car della vettura n°33 che il sito ufficiale della F1 ha diramato ieri pomeriggio. La direzione gara ha mostrato un certo impaccio procedurale nella fattispecie e ha offerto ai campioni del mondo in carica la possibilità di ricorrere e di osservare le proprie ragioni almeno rivalutate.

Se Mercedes riuscirà a vedere mutato il verdetto della pista (basta una penalità di 5 secondi per Verstappen per farlo scalare in terza piazza, nda) non è possibile prevederlo. Fatto sta che Brackley ha improvvisamente mutato il suo atteggiamento. E la cosa s’è verificata per una serie di eventi pregressi che hanno condizionato Wolff e soci. A partire dal ricorso inoltrato – e poi perso – da Red Bull che si appellava alla decisione di penalizzare di 10 secondi Hamilton dopo il botto della Copse.

Ancora, è sempre Red Bull che, in maniera legittima, aveva chiesto chiarimenti sulla power unit Mercedes dopo l’evoluzione presentata in Gran Bretagna. Per non parlare del caso più recente, ossia della squalifica di Hamilton dopo la sessione del venerdì. Provvedimento che pare sia giunto per un’imbeccata di Adrian Newey ai delegati tecnici della FIA.

Da qui il cambio di passo degli anglo-tedeschi che non avevano digerito le non decisione sull’episodio avvenuto a Curva 4 del giro 48. La posta in palio è altissima visto che i due campionati sono tutt’altro che assegnati. All’aggressività tecnica, Mercedes ha associato anche una certa irruenza extra-pista che è sintomatica della volontà di non lasciare nulla di intentato.

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l’olandese Max Verstappen (Red Bull Racing Honda) a bordo della sua RB16B

Se Verstappen venisse penalizzato di cinque o dieci secondi, applicando dunque il “Peso-Silverstone“, Hamilton recupererebbe tre punti in graduatoria portandosi ad undici lunghezze dal rivale. La stessa scuderia campione in carica, ancora, allungherebbe ulteriormente nella graduatoria costruttori rispetto alla Red Bull.

Stiamo assistendo ad una vera e propria escalation pressoria i cui effetti potrebbero riverberarsi anche in pista. La sensazione è chiara e netta: i contatti ravvicinati tra Hamilton e Verstappen potrebbero non essere finiti e potrebbero ripresentarsi già a Losail. A meno che la RB16B n°33 non vada in penalità da cambio di motore per seguire la strategia, che al momento pare vincente, di Mercedes. Ancora qualche giorno e ne sapremo di più.


F1-Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Mercedes AMG F1, Red Bull Racing

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