Il ritorno di Todt in Ferrari. Meglio di no…

F1. Pongo la domanda a bruciapelo: a vostro parere sarebbe corretto che il presidente FIA, finito il suo mandato, con un giro di valzer e con la poltrona ancora calda a Place de la Concorde, diventasse super consulente Ferrari? La voce circola in modo insistente e non può essere solo una boutade, anche per l’autorevolezza delle fonti. In sostanza Todt, forte della sua grande esperienza e del suo carisma, farebbe un pò quello che a suo tempo ha fatto Lauda in Mercedes (e prima, con alterne fortune, in Ferrari). E formalmente non c’è alcuna norma infranta, rientra tutto nella “legalità”.

Giova tuttavia ricordare che Lauda, a differenza di Todt, non è mai stato presidente del massimo organo mondiale del motorsport. E qui casca l’asino. Certo, ci sono diverse suggestioni affascinanti: Todt che torna nella scuderia che ha reso vincente per oltre un lustro, chiudendo la sua “parabola” esistenziale e professionale (ha 75 anni) in quella che sente (sentirebbe) come casa sua. E poi, d’altronde, suo figlio Nicholas è il manager di Leclerc. Ecco, e qui cominciano pure gli inghippi…

Vedete, la formula uno è un mondo strano, che iperlegifera manco fosse l’UE (vedi regolamento tecnico e sportivo, roba da Azzeccagarbugli manzoniani) ma che quasi non prevede norme per il cosiddetto conflitto di interessi. Prendiamo Toto Wolff, detto anche mister prezzemolino perché ha interessi frazionati in non so quanti team e piloti tanto da perderci il conto. Caso forse eclatante, soprattutto per l’enorme peso politico del personaggio ma non l’unico, sia chiaro.

F1
Toto Wolff, team principal e comproprietario della scuderia tedesca Mercedes AMG F1 TEAM, durante il week end del Gran Premio di Inghilterra edizione 2021

Tutti questi “incroci” a me non piacciono, soprattutto a livello etico. E scusate se scomodo l’etica. Eppure qualche importanza l’avrà anche nello sport. O no? Torniamo a Place de la Concorde. Può uno che ha comandato la F1, in un battibaleno, diventare dipendente (chiamarlo super consulente è la classica foglia di fico) di una scuderia? Suppongo che sarebbe cosa buona e giusta (ma non mi risulta esista) un “gardening leave” anche per gli ex presidenti, visto il ruolo delicato e la rete di rapporti inevitabilmente creata. Stattene buono uno o due anni, poi chissà… 

C’è poi da aggiungere che monsieur Todt non è parso particolarmente incline non dico a favorire la Ferrari, e non avrebbe certo dovuto farlo visto che il suo è un ruolo super partes, ma almeno a non bistrattarla. Come non è parso neanche tanto incline (o non è riuscito) a spezzare un dominio imbarazzante che ha mortificato le gare e i campionati, il dominio più lungo nella storia della F1.

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Jean Todt, presidente in uscita della federazione internazionale dell’automobile

E non è una cosa di cui andare fieri per un presidente. Un dominio nato nel modo che sappiamo per la nota “cambiale”, in senso metaforico ovviamente, che la Federazione aveva firmato per il ritorno in pompa magna della stella a tre punte nel Circus. Il bilancio sulla presidenza Todt lo faremo a parte, perché non può essere sintetizzato in due righe e perché è stata un’epoca lunga (dal 2009 ad oggi), complicata, con luci e ombre.

In ultimo non dobbiamo dimenticare che il quasi ex presidente ha un carattere non proprio morbido, per usare un eufemismo, e sarebbe una presenza ingombrante in Ferrari, che già di suo vive di precari equilibri da sempre. Dunque, torna la domanda: a Maranello hanno bisogno del superconsulente (e immaginiamo superpagato) Todt, nel 2022?

Io direi proprio di no.


F1-Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi

Foto: Scuderia Ferrari – Mercedes AMG F1 Team

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