F1 2022: la vera battaglia non si conduce in pista ma al simulatore

La parabola che ha intrapreso la F1 negli ultimi anni è chiara ed irreversibile: meno test in pista, più spazio alla simulazione. Da tempo è terminata l’era delle squadre test che sono state uno dei segreti alla base di alcuni cicli vincenti. Ne sa qualcosa la Ferrari che poteva contare su un gruppo di tecnici e di meccanici che lavoravano alacremente sulle piste di proprietà della storica scuderia italiana: Fiorano, Mugello, Imola i teatri di una metodologia di sviluppo tecnico che ha fatto scuola. “L’epopea rossa” con Schumacher mattatore è stata possibile anche grazie ad un’equipe all’avanguardia che non aveva aveva eguali nelle altre compagini

Altri tempi, altra F1. Negli ultimi due lustri gli organizzatori, con l’avallo delle squadre, anche di quelle che come la Ferrari avevano la loro forza nella metodologia di lavoro applicata alla pista, hanno voluto spostare la progettazione e la necessaria fase di testing ad una sfera prettamente virtuale. Ecco che sono emerse quelle realtà che avevano puntato decisamente sui CFD e sui simulatori. Anche così si spiega il dominio della Mercedes e certe difficoltà di Maranello che ha mostrato una tendenza a mal correlare i dati scaturenti dalla pista e quelli che emergevano nelle analisi prodotte dai computer.

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Non è un caso, dunque, che siano i piloti di “vecchia generazione” a risultare maggiormente restii all’utilizzo dei simulatori. Ma anche questi irriducibili hanno dovuto capitolare dinnanzi all’efficacia e all’utilità di strumenti che negli anni sono stati affinati sempre di più fino a diventare fedelissimi nelle risposte ed affidabili nei dati prodotti.

Emblematico è il caso di Lewis Hamilton che, nei giorni del GP di Silverstone 2021, faceva la spola tra la pista e la factory di Brackley per provare sulla vettura reale, quasi in real time, gli assetti derivanti dalle sessioni al simulatore. Un lavoro preziosissimo di confronto di dati e di correlazione di feeling di guida che nella seconda parte di stagione è stato alla base del recupero tecnico della W12 sulla RB16B.

Cos’è che ha portato Hamilton, ma anche Raikkonen, un altro pilota atavicamente annoiato dalle sessioni di lavoro in fabbrica, a mutare il proprio giudizio e, di conseguenza, a diventare accesi fruitori dei simulatori? Semplice: i moderni sistemi hanno acquisito un livello di sofisticatezza così elevato da riuscire a fornire finalmente dei chiari vantaggi. Ne ha parlato il direttore tecnico Mercedes, Mike Elliot che ha riferito come questi strumenti, via via che progrediscono, migliorano la corrispondenza con la realtà.

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Mike Elliott (direttore tecnico Mercedes AMG F1 Team)

L’ingegnere inglese ha specificato che ad un certo punto dell’evoluzione dei sistemi di simulazione i piloti hanno smesso di vederli e di considerarli alla stregua di giocattoli iniziando, dunque, a valutarli come dei veri strumenti di ingegneria che possono offrire un vantaggio per i fine settimana di gara. L’evoluzione dei sistemi e l’impossibilità di fare test liberi in pista hanno fatto sì i conducenti abbiano spinto per trascorrere sempre più tempo in fabbrica.

Quella di avere simulatori più efficaci e calibrati è diventata quindi una vera e propria necessità. Ecco perché la McLaren ha posto il miglioramento del suo impianto in cima alla lista delle cose da fare insieme alla costruzione di una nuova galleria del vento. Elementi che vanno a braccetto. Ancora, non è un caso che la Ferrari abbia investito su di una struttura completamente nuova in quel Maranello e che è stata già utilizzata, per tararla al meglio, nella fase finale del 2021. Ferrari ha in testa un obiettivo su tutti: eliminare quel “delay” di correlazione tra pista e strumenti virtuale. Solo così può pensare di abbattere il deficit che la separa da Red Bull e Mercedes.

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Il “Ragno”, il simulatore della Ferrari a Maranello

I simulatori di ultima generazione – e tra questi vi è quello installato dalla Rossa – hanno fatto enormi progressi anche nella previsione dei livelli di consumo delle gomme. Un aspetto addirittura vitale quando ci troviamo ad affrontare un inedito contesto tecnico basato su cerchi da 18 pollici e penumatici a spalla ribassata. I piloti, ne abbiamo discusso in un focus che potete leggere qui, si troveranno a dover riparametrare il loro approccio al driving delle F1. Poter contare su sistemi che simulino con precisione quasi totale le nuove condizioni di guida potrebbe – anzi farà – la differenza decisiva.

Ecco perché cospicue fette di budget cap saranno investite nello sviluppo incessante di queste tecnologie. Per vincere la sfida che la pista impone bisogna innanzitutto primeggiare nella ricerca tecnica. Che negli ultimi due lustri si è spostata drasticamente sul versante virtuale. Migliore è la simulazione, migliori saranno le performance della vettura. E i piloti saranno maggiormente stimolati a lavorare in fabbrica perché troveranno sempre meno differenza tra le sensazioni rilasciate dall’asfalto e quelle offerte dai cosiddetti “ragni”.

F1-Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: Mercedes AMG F1, Ferrari, F1

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