Honda – Red Bull: ora il legame tecnico motoristico è totale

La bomba fu sganciata nell’ottobre del 2020, quando un mondiale di F1 tormentato dal Covid-19 stava per entrare nella sua fase conclusiva: Honda decideva di dire addio al Circus iridato. Una notizia che spiazzò tutto l’ambiente ma che evidentemente fu ben ponderata con chi doveva ereditare know-how e tecnologie del marchio di Sakura. Di lì a poco Red Bull, dopo varie congetture su una nuova motorizzazione, annunciò la creazione di un proprio reparto powertrains da approntare a Milton Keynes in capannoni adiacenti a quelli in cui si costruiscono le vetture che solcano le piste del mondiale.

Da quell’istante si avviò un’intensa attività di massiccio recruiting che ha investito tutti i motoristi presenti nella massima categoria, a partire da quella Mercedes che si è vista ricevere un vero e proprio attacco frontale, solo parzialmente respinto, da parte dell’esercito guidato da Dieter Mateschitz, uomo che spesso è celato nell’ombra ma che ha le idee molto chiare. E vincenti.

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Toyoharu Tanabe, direttore tecnico Honda

Naturalmente il lascito tecnico di Toyoharu Tanabe non poteva essere dilapidato. Dopo la decisione di dire basta, Honda ha anticipato di un anno la presentazione di una power unit che ha fatto la differenza ed ha consentito a Max Verstappen di laurearsi campione del mondo con dieci gare vinte e altrettante pole position all’attivo. I nipponici, da sempre caratterizzati da una ferrea etica del lavoro e da uno spiccato orgoglio culturale, non ci stavano a commiatarsi senza lasciare il segno.

Molto si è dibattuto su quanta Honda ci sarà nel nascente reparto powertrains della Red Bull. E soprattutto tanti si sono domandati per quanto tempo la Grande H possa fare da supporto prima di arrivare ad un vero e proprio disimpegno. Sì, perché la realtà è chiara: quello di Honda è un abbandono morbido, una dismissione più commerciale che tecnica. Un saluto di facciata che nasconde la volontà di essere un partner strategico di Red Bull – e qui è la notizia – almeno fino al 2025, anno alla fine del quale le motorizzazioni turbo-ibride dovrebbero subire un disgelo regolamentare atto a consentire ad Audi di affacciarsi in F1.

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Vista frontale del propulsore giapponese (Honda RA620H) montato sulle vetture Red Bull Racing austriache durante la stagione 2021.

Nelle stanze dei plenipotenziari della Red Bull, per un certo periodo, è riecheggiata la preoccupazione relativa alla gestione in solitaria di un asset motori. Honda ha dato dimostrazione di saperci fare e a Milton Keynes hanno temuto di doversela cavare da soli, senza l’apporto conoscitivo di chi, nonostante un debutto disastroso avvenuto nel 2015 e proseguito in annate negative con la McLaren, si è rimboccato le maniche e ha dimostrato al mondo intero come si fa a battere chi il motore turbo-ibrido l’ha praticamente inventato.

Dopo la crescita costante delle prestazioni del V6 del Sol Levante si temeva che fosse difficile svilupparlo ulteriormente, compatibilmente con un regolamento incatenante, senza il vero aiuto di un’equipe che ha raggiunto un livello di specializzazione difficilmente riscontrabile altrove.

Ve ne abbiamo parlato in un articolo recente dei timori di Horner e soci di attardarsi nella sfida tecnica con Mercedes. E soprattutto della preoccupazione del dover amministrare la mole di lavoro per gestire una scuderia a 360°. La partita tecnica è assai ardua considerando l’evoluzione richiesta per restare al passo competitivo di AMG High Performance Powetrains. Soprattutto quando l’obbiettivo futuro, oltre a quello di difendere il titolo piloti, raddoppia sommando ad esso un ulteriore desiderio: riportare a Milton Keynes il trofeo dei costruttori (leggi qui per approfondire).

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Max Verstappen (Red Bull) festeggia la conquista del titolo mondiale assieme ai responsabili Honda

Uno scenario che pare non doversi concretizzare poiché Honda sarà più coinvolta di quanto si è detto o pensato in precedenza. Il motorista asiatico, dunque, terrà vivi i legami con la Red Bull da qui al 2025, ossia per tutto il lasso di tempo in cui i propulsori resteranno immobili. Honda ha accettato di condividere i suoi progetti con la scuderia di Milton Keynes proprio perché il legame tecnico è totale.

Il programma originario era già stato calendarizzato: Sakura avrebbe assistito più o meno esternamente Red Bull sino al 2023, per poi eclissarsi definitivamente l’anno successivo. Da quel momento il reparto powertrains del team vicecampione in carica avrebbe dovuto pienamente camminare con le sue gambe. Le cose sono repentinamente cambiate e si è stabilito che il legame sarà prolungato e, cosa più importante, le power unit continueranno ad arrivare dal Giappone. A Milton Keynes verranno gestite, ma la vera produzione sarà mantenuta ancora negli stabilimenti asiatici.

Una scelta che ha un chiaro fondamento tecnico: evitare che nel passaggio di produzione possano sorgere problemi nella fabbricazione e nell’assemblaggio di un’unita motrice che ha avuto nell’affidabilità estrema il suo vero punto di forza. Honda, che aveva deciso di farsi da parte anche per proseguire nel suo programma di sviluppo di tecnologie eco-compatibili, non vedrà inficiati i suoi propositi proprio grazie alla stabilità normativa che, in sostanza, non obbliga la proprietà ad ulteriori investimenti sul fronte ricerca e sviluppo. Laddove una casa investe cifre iperboliche che soverchiano drasticamente quelle di produzione e gestione del materiale.

Congelamento regolamentare: team favorevoli, ma servono ulteriori interventi…
Franz Tost (team principal Alpha Tauri) a colloquio con Masashi Yamamoto (responsabile Honda motorsport)

Il pivot di questa rimodulazione operativa sarà Masashi Yamamoto, direttore del reparto motorsport della “Grande H“. Proprio colui il quale aveva annunciato la fine dell’epopea Honda in formula uno. Una figura di raccordo che avrà il delicato ruolo di supervisore in un passaggio critico che potrebbe segnare il destino di medio periodo di una scuderia ambiziosa e ricca di risorse. Se sui V6 non vedremo più il logo del motorista sappiamo che in background la sua presenza sarà massiccia. Evidentemente il reparto powertrains di Milton Keynes non era ancora ritenuto all’altezza di poter, da solo, amministrare questa nuova fase.

Il prolungamento della liaison tra Honda e Red Bull è di sicuro un’ottima notizia per Adrian Newey che potrà contare su una base solida sulla quale poter poggiare le sue sempre innovative idee. Un fatto meno positivo per gli avversari, da Mercedes a Ferrari passando per Alpine, che in fondo speravano che a Milton Keynes incontrassero più di una difficoltà nel passaggio di consegne. Così non sarà e la cosa, probabilmente, consentirà di tenere ancora più alto il livello della competizione tecnica e sportiva. A tutto vantaggio dello spettacolo.


F1-Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Red Bull Racing, Honda, F1

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