Non è mai andato via…

F1 – “I’ve been gone. Now I’m back!“. Poche parole “pronunciate” sui suoi social per sancire un ritorno tanto atteso quanto scontato. Lewis Hamilton ha fatto parlare di sé in maniera quasi spropositata standosene in silenzio per 55 lunghi giorni. Un’eternità nell’era della comunicazione in real time. Quasi due mesi in cui si sono affastellate le più disparate – e se vogliamo – ardite ipotesi sul suo futuro. Congetture, spiate, teorie, idee, ragionamenti, meditazioni, illazioni… Speculazioni. I media che ruotano intorno alla categoria ne hanno proferite di cotte e di crude e stare qua a contare i cocci di un vaso esploso ieri sera sarebbe un esercizio altrettanto inutile.

C’erano mille ragione per non lasciarsi trascinare dall’impetuosa corrente che secondo molti stava trasportando alla deriva un esausto Hamilton. Lewis aveva bisogno di una semplice, seppur lunghissima, pausa. Non di riflessione, ma di ricarica. Un reset. Non aveva la necessità di staccare col suo mondo, quello dell’amata F1, ma di affrancarsi momentaneamente dal tutto quel logorante chiacchiericcio che tutt’oggi è in corso dopo le ormai note vicende di Abu Dhabi sulle quale è inutile spendere ulteriori digitazioni. Le indagini della FIA stanno facendo il proprio corso e tra un mese conosceremo le risultanze. Il resto sono riempitivi mediatici in un momento in cui la notizia latita come la neve a ferragosto. La cifra della scarsità di novità la danno quei siti specializzati di motori che aprono con Sanremo. Un gioco dal quale ci affranchiamo con gran piacere.

F1 – “I’ve been gone. Now I’m back!”. Il messaggio col quale Lewis Hamilton rompe il silenzio dopo quasi due mesi dai fatti di Abu Dhabi

Hamilton ha reagito ad un fortissima delusione alla sua maniera. Che non è quella di chi scrive né probabilmente sarà quella di chi legge. L’uomo ha modi esclusivi e peculiari di rispondere alle avversità. Anche se le modalità con cui il britannico ha replicato ad un momento di profonda disillusione non sono un inedito assoluto visto che ricordano molto da vicino quanto Ayrton Senna fece dopo il clamoroso epilogo del 22 Ottobre 1989, quando vinse ed immediatamente perse quell’ormai famigerato titolo mondiale nei confronti di Alain Prost.

Un episodio dividente di cui tutt’ora si parla. Di cui, ancora adesso, esistono mille versioni. Che, a distanza di otre 30 anni, continua a polarizzare in maniera irreversibile ed insanabile le fazioni (leggi qui per approfondire quella pagina di storia della F1). Cosa che si verificherà anche per gli accadimenti di Yas Marina la cui eco saturerà l’aria per lunghi anni.

In questi giorni il sette volte iridato non se n’è stato chiuso in appartamento a rimuginare sul maltolto. Ha continuato a rincorrere le sue passioni, a coltivare i suoi hobby, a preparare un 2022 che offrirà sfide inedite e forse ancor più provanti di quelle affrontate nel campionato 2021. Hamilton avrà anche potuto vacillare, avrà anche esitato per qualche istante (questo sarà solo lui a dirlo. Se mai lo farà) ma l’abbandono delle corse non è né può essere mai stato in cima alle sue elucubrazioni interiori. Per tutta una sedie di ragioni. Pratiche, d’opportunità, tecniche e contrattuali.

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Gp Qatar 2021: Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1 Team) esce dall’abitacolo della sua W12

Partiamo proprio da queste. Il trentasettenne di Stevenage non è un libero battitore. Ha un contratto che lo lega con Mercedes AMG F1 per due stagioni. Dietro la scuderia di Brackley ci sono tre persone fisico-giuridiche: Toto Wolff (che di Lewis può ormai essere definito un mentore), il gruppo Ineos guidato da Jim Ratcliffe e Daimler AG il cui amministratore delegato è quell’algido e pragmatico Ola Kallenius che ai sentimenti antepone i fatturati. Slegarsi da queste realtà non sarebbe stato semplice senza un accordo che avrebbe impiegato ore di lavoro per avvocati e specialisti della materia. Tante le figure coinvolte, tanti gli sponsor in gioco, tanto il danaro che il “brand Hamilton” muove e che sarebbe venuto improvvisamente a mancare.

Dopo quattro ore dall’annuncio del sette volte iridato, quel tweet ha prodotto oltre 22 milioni di reazioni (tra retweet, commenti, like e visualizzazioni). Un dato che nel frattempo potrebbe essere raddoppiato, triplicato e il cui sviluppo potrebbe generare numeri sensazionali. Ma non è questa la sede per un’analisi sui trend dei social. Non facciamo gli analisti del marketing virtuale. I numeri servono solo a mostrare cosa sia Hamilton per la F1 il cui account ufficiale produce cifre risibili rispetto a quelle offerte dal britannico.

Questo ragionamento per spiegare che uno stop improvviso avrebbe implicato diverse problematiche legali e d’immagine. Limiti certamente valicabili – con la volontà si arriva ovunque – ma che avrebbero generato ripercussioni economiche ingenti in un’era in cui la comunicazione è uno dei primi motori per la produzione di utili.

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Il britannico Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1 Team), sette volte campione del mondo di F1

Ma non solo. Appendere tuta, guanti e casco al chiodo avrebbe arrecato più di un danno tecnico alla scuderia che ha vinto otto titoli costruttori di seguito. Hamilton rappresenta la continuità in un team che ha abbracciato, dopo anni di tira e molla, George Russell. Un talento puro, cristallino, che può sbocciare da un momento all’altro concretizzandosi definitivamente.

Ma parliamo pur sempre di un giovane che si sarebbe dovuto sobbarcare il peso di un team di F1 sulle spalle. All’orizzonte non si vedevano così tanti piloti liberi, quindi capaci di sostituire Hamilton. Mercedes avrebbe dovuto optare per una soluzione di ripiego. Che, come tale, non avrebbe offerto sicurezze tecniche. Solo questo sarebbe bastato per spegnere certi falò verbali che hanno illuminato – producendo traballanti e sinistre ombre – e riscaldato questo inverno che si avvia lentamente verso l’epilogo.

E poi c’è un’altra ragione razionale che suggeriva che quella del ritiro era una montatura mediatica alla quale, va sottolineato, ha partecipato anche Toto Wolff con dichiarazioni comunque datate: lo spirito da racer di Hamilton. Spesso vince l’idea che la F1 per Lewis sia quasi un contorno alle mille attività extra-pista in cui è coinvolto. Falso. La prospettiva andrebbe radicalmente ribaltata. Ciò che fa lontano dai campi di gara gli serve per affrontare i Gran Premi nella miglior maniera possibile. Sono i suoi modi per rigenerare gli stimoli. Per rinverdirli, ricostruirli, ristrutturarli laddove servisse.

Hamilton non voleva né poteva dire addio nell’anno della grande rivoluzione tecnica. La F1 affronta un dei mutamenti più grandi della sua pluriennale storia. Macchine filosoficamente nuove, stravolte nei principi di funzionamento, che calzeranno gomme a spalla ribassata. Monoposto che presenteranno diverse modalità di frenata e di percorrenza delle curve. Stimoli per chi sulle ruote scoperte ci è praticamente nato, cresciuto e ci ha costruito una vita non solo professionale. Un’opportunità da cogliere, da provare, da assaporare in maniera quasi contemplativa prima che l’età faccia il suo corso e induca il britannico a riconsiderare la sua presenza della massima espressione del motorsport.

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Immagine dell’ipotetica Mercedes W13 pubblicata dai social del team anglo-tedesco

C’è anche una rivincita da giocare. Il ritorno di un match che a Yas Marina ha visto una sconfitta parziale e immeritata. Lo percepisce Hamilton, lo dicono i fatti. Lo crede la stessa FIA che sta ripensando ai meccanismi di funzionamento della F1 perché l’applicazione del diritto sportivo in quel frangente è apparsa quanto meno fantasiosa. Hamilton, a caldo, s’è sentito defraudato. Alcuni team radio lo raccontano con disarmante evidenza.

Ancor più lo narra quel sincero silenzio impietrito mostrato quando la W12 viene parcheggiata nella piazzola dietro il cartello recante il numero 2. Quello del primo degli sconfitti. Lewis vuole riprendersi la gloria e cancellare quel n°1 che campeggerà fiero e beffardo sul muso della RB18. Verstappen l’obiettivo incolpevole (perché degli errori di Masi non può essere responsabile) della voglia di vendetta sportiva del “44”. Una storia da scrivere e che sarà entusiasmante raccontare.

E poi c’è lui: George Russell. Il nuovo che avanza. La talpa che scava nelle fondamenta e che col suo lavorio intende far crollare la solida fortezza hamiltoniana. Lui, Hamilton, il capobranco, che proverà in ogni modo a tenere a bada le ambizioni del giovane talento. Perché il driver di Kyng’s Lynn non è Valtteri Bottas. Non è tipo cedevole. Dietro quel sorriso da bravo ragazzo si cela una bestia affamata. E l’ha dimostrato proprio ad Imola quando ha annusato la possibilità di annichilire il finlandese causando un incidente potenzialmente pericolosissimo chiuso con uno strascico polemico che dice quanta lava scorra nelle vene dell’ex Williams. Lewis deve usare tutta la sua esperienza per domare il toro. E questa sfida non poteva lasciarsela certamente sfuggire.

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il saluto tra Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1) e George Russell (Williams Racing)

Tanto, troppo, s’è detto su questo silenzio autoimposto. Molti hanno sostenuto si sia trattato di un processo strategico per mettere pressioni sulle istituzioni del motorsport. Mercedes che avrebbe usato Hamilton, con il suo tacito accordo, per chiedere ed ottenere lo scalpo di Michael Masi. Nulla che sia ancora accaduto, anche se la possibilità è concreta come Peter Bayer, segretario generale dello sport della FIA, ha ammesso.

Ma se questo fosse stato lo stratagemma perché spezzare la quiete verbale proprio ora che le investigazioni da parte dell’ente di Place de la Concorde stanno entrando nella fase più calda prima di produrre gli effetti previsti per il 18 marzo, giorno delle prime libere del GP del Bahrain?

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F1 – Peter Bayer, segretario generale dello sport della FIA

La verità è che la Federazione sta muovendo i suoi passi in autonomia. Che Mercedes possa far pressione è un fatto logico che rientra nel normale gioco delle parti. Ogni attore-autore cerca di massimizzare le circostanze a proprio favore. Ogni scuderia prova a metter pressione a chi scrive e applica le regole. Ogni team principal o gruppo industriale alza telefoni, scrive e-mail o fa dichiarazioni pubbliche che abbiano un intento condizionante. Non ammetterlo è da ipocriti. E da non conoscitori di questo sport in cui le trame politiche sono sempre esistite e sempre esisteranno.

Con questo processo di rimodellamento giuridico-procedurale Hamilton c’entra poco. E se mai lo facesse non nella misura in cui cronache più o meno attendibili lo hanno raccontato. Lewis ha dovuto smaltire le tossine di un finale di stagione amarissimo. Se ci sarà riuscito pienamente lo capiremo solo quando riabbasserà la visiera. Perché tutto ciò che si è narrato – e forse anche questo scritto – rientra nel grande esercizio stilistico di chi prova a descrivere i fatti senza possedere elementi probanti e senza avere la possibilità di interrogare la fonte. Questo sia sempre ben chiaro e chi divulga e a chi si informa leggendo.


F1-Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Lewis Hamilton, F1, Mercedes AMG F1, Red Bull Racing

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5 COMMENTS

  1. “La cifra della scarsità di novità la danno quei siti specializzati di motori che aprono con Sanremo. Un gioco dal quale ci affranchiamo con gran piacere.” CHAPEAU🥳 ” Ciò che fa lontano dai campi di gara gli serve per affrontare i Gran Premi nella miglior maniera possibile. Sono i suoi modi per rigenerare gli stimoli. Per rinverdirli, ricostruirli, ristrutturarli laddove servisse.” CHAPEAU🥳 “chi prova a descrivere i fatti senza possedere elementi probanti e senza avere la possibilità di interrogare la fonte. Questo sia sempre ben chiaro e chi divulga e a chi si informa leggendo.” CHAPEAU🥳 Bellissimo articolo,ottimo ed approfondita analisi, nulla da dire. Non risporto altro con le virgolette, altrimenti dovrei riportare tutto l’articolo; Veramente ottimo articolo, complimenti.😀

  2. La cifra della scarsità di novità la danno quei siti specializzati di motori che aprono con Sanremo. Un gioco dal quale ci affranchiamo con gran piacere.” CHAPEAU🥳 ” Ciò che fa lontano dai campi di gara gli serve per affrontare i Gran Premi nella miglior maniera possibile. Sono i suoi modi per rigenerare gli stimoli. Per rinverdirli, ricostruirli, ristrutturarli laddove servisse.” CHAPEAU🥳 “chi prova a descrivere i fatti senza possedere elementi probanti e senza avere la possibilità di interrogare la fonte. Questo sia sempre ben chiaro e chi divulga e a chi si informa leggendo.” CHAPEAU🥳 Bellissimo articolo,ottimo ed approfondita analisi, nulla da dire. Non risporto altro con le virgolette, altrimenti dovrei riportare tutto l’articolo; Veramente ottimo articolo, complimenti.😀

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