Le nuove leve della F1 sono davvero in grado di soppiantare i “senatori”?

Con il passare del tempo, nella griglia della F1 ci sono sempre più rappresentanti della “vecchia guardia” che rimangono saldamente al sedile di una monoposto. Di fronte a questo fenomeno, si scatenano alcune polemiche, in quanto questi “baroni” dei motori starebbero privando i piloti giovani della loro prima e forse unica chance di entrare nella categoria regina del motorsport a quattro ruote.

F1: Vecchio e nuovo. Generazioni a confronto

Se pensiamo ai piloti che sono rimasti in pista molto a lungo, nella nostra mente si fa largo una lista sorprendentemente lunga, e molti dei nomi presenti sono dell’ultimo decennio.

Pensiamo a Jenson Button, che dopo il titolo mondiale nel 2009 in Brown si è spostato in McLaren ed è rimasto lì oltre i suoi trent’anni. Pensiamo anche a Kimi Raikkonen. L’iconico “Iceman” ha vinto l’ultimo titolo mondiale per Ferrari nel 2007 e dopo un primo ritiro è tornato in F1 prima con Lotus e poi addirittura nella stessa scuderia del Cavallino Rampante. Si è ritirato definitivamente solo l’anno scorso, a “soli” 46 anni.

E che dire di Alonso? Il bicampione del mondo con Renault si era ritirato una prima volta per poi tornare nel Circus con Alpine. Il “Samurai”, inoltre, nonostante sia impegnato anche in altre attività, non intende minimamente cedere il suo sedile. Anzi, è intenzionato a trovare durante l’estate una maggiore stabilità per il suo futuro in F1. Un futuro che, secondo molti, sta strappando ad altri piloti più giovani di lui.

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Fernando Alonso, Esteban Ocon e Lewis Hamilton all’uscita da una riunione della GPDA

F1. Il “Caso Alonso”: non conta l’età ma il cronometro

“Il mio futuro si deciderà in estate, sono alla ricerca di un biennale.Sono queste le parole che Fernando Alonso ha rivolto alla stampa riguardo il suo futuro.  Lo spagnolo dimostra ancora una volta la sua intenzione di rimanere in F1, nonostante la sua carriera abbia già preso altre vie. Il campione iberico, infatti, è anche manager di giovani talenti e custodisce altri desideri legati al motorsport che riguardano altre categorie. Dopo aver vinto due mondiali con Renault in F1 e due volte la 24 H di Le Mans, Alonso mette gli occhi su un titolo Dakar. Ma in futuro, non ora. E nemmeno troppo vicino.

Nonostante i suoi 41 anni d’età, infatti, il pilota dell’Alpine continua a cercare un futuro stabile in F1, che sia almeno biennale mentre, in contemporanea, cerca un posto nel Circus anche a Oscar Piastri. Il giovane pilota si è fatto notare vincendo consecutivamente Formula Renault, F2 e F3 ma è rimasto ancora senza un sedile stabile in F1, ancorato al ruolo di terzo pilota.

Se abbiamo mai pensato che Alonso gli avrebbe semplicemente ceduto il proprio, considerando appunto la possibilità di farsi da parte e fare spazio ai giovani, abbiamo sbagliato di grosso.

L’iberico, infatti, ha sottolineato che i posti in F1 sono pochi e vanno guadagnati. Se lui è troppo vecchio o meno, è il cronometro a deciderlo, non certo la carta d’identità. E analizzando i risultati, lui è ancora meritevole del suo sedile.

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Oscar Piastri

F1. Alpine: Alonso ed Ocon

Nel motorsport, si sa, il tuo primo rivale è il tuo compagno di squadra. Il compagno di squadra, che in teoria dovrebbe essere un alleato, è l’unico nel Circus a sapere veramente cosa sta accadendo alla monoposto e alla scuderia, l’unico a guidare la tua stessa macchina. È quello con cui ti confronti e con cui vieni confrontato. E quello di Alonso è Esteban Ocon. Il francese è decisamente davanti allo spagnolo, con un vantaggio netto in classifica piloti di 23 punti.

Alonso, attualmente, è decimo e si è trovato già dall’anno scorso con un piede fuori dalla porta. Nel 2021, infatti, Alpine ha offerto ad Ocon un contratto sino al 2024 mentre ad Alonso ha solo confermato questa stagione. Non stupisce, quindi, che il campione del mondo stia con gli occhi aperti. Anche perché i risultati in pista non rispecchiano questa differenza prestazionale fra i due piloti.

F1. Vecchio e nuovo: e il talento?

Non sono tra i piloti che toglie un sedile ai giovani – ha affermato Fernando Alonso raccolte alla testata olandese NOSla F1 è uno sport in cui c’è una sola cosa che conta e non è la carta di identità: il cronometro. Se si è lenti e si offrono prestazioni modeste allora sì che stai bloccando le porte della F1 a un giovane ma io sono ancora veloce”.

Questa dichiarazione si presenta come un ottimo spunto di riflessione. Se dal punto di vista prettamente teorico infatti appare naturale propendere per il cambio generazionale, dall’altro non si può dimenticare la voce del cronometro.

È giusto, infatti, che la chance di militare in F1 venga offerta ai più meritevoli. Ma possiamo, in tutta onestà, definire che siano sempre i più giovani?

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Geroge Russell, Mercedes AMG F1 Team

Questo appare ovvio quando pensiamo a Max Verstappen, Charles Leclerc, George Russell e, perché no, anche Pierre Gasly. Tuttavia, ci sono stati anche altri giovani che hanno avuto l’opportunità di varcare la soglia di F1 e si sono rivelati decisamente mediocri. Senza toccare il delicato argomento Mick Schumacher (che sta migliorando ma di cui stiamo ancora aspettando l’exploit) ci viene in mente Nicholas Latifi.

Un pilota giovane che ha fatto la storia ma non in senso positivo: sono gli incidenti e le loro conseguenze che vengono associate al suo nome. E che dire di Nikita Mazepin, pilota militante della Haas sino all’inizio di questa stagione che per sua stessa ammissione avrebbe dovuto essere mandato via in quanto non abile a portare a casa delle buone prestazioni?

F1 - Verstappen festeggia secondo posto di Red Bull in Austria
F1 – Verstappen festeggia secondo posto di Red Bull in Austria

In F1, come nella vita, la teoria si scontra violentemente con la pratica. E la pratica ci insegna che “giovane” non è sinonimo di “migliore”. Non necessariamente. Lasciamo quindi che sia la voce del cronometro a guidare la composizione del mercato, poiché se si fa avanti un giovane fuoriclasse del calibro di Leclerc, Verstappen e Russell, il posto viene trovato, a scapito di qualcun altro, a prescindere dalla sua data di nascita. È la legge della giungla, della vita e della F1.


Scritto da: Silvia Giorgisilvia_giorgi5

Fonti Immagini: Fernando Alonso Twitter

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