La voragine nel modello societario della Ferrari

In F1, il clamore mediatico intorno alle presunte dimissioni di Mattia Binotto sembra affievolirsi. Il silenzio da parte dei diretti interessati appare solamente un temporeggiare, mirato alla conclusione di un matrimonio arrivato alle soglie delle nozze d’argento. Nel mentre, oltre all’inflazionata candidatura di Frédéric Vasseur attraverso i social media e sulla carta stampata, si vocifera di presunti rifiuti da parte di alcuni team principal della concorrenza, nonché di nostalgici ritorni di uomini che hanno fatto la storia del team di Maranello.

Il “lockdown” comunicativo della Ferrari ci consente di realizzare alcune riflessioni di carattere generale. I vertici della storica scuderia hanno recentemente espresso la propria delusione in merito al risultato sportivo conseguito nella stagione 2022, apprezzando tuttavia il percorso di crescita prestazionale mostrato nell’ultimo triennio.

L’improvvisa valutazione del tecnico di Losanna è sintomatica di un’evidente mancanza riferita all’amministrazione generale della squadra a 360 gradi. All’interno dei paradigmi fondamentali concernenti i modelli relativi ad una qualsivoglia impresa, fare goverance significa definire:

  • Obbiettivi
  • Struttura del management, metodologie e processi finalizzati al raggiungimento dei target prefissati
  • Regole attraverso le quali monitorare processi e finalità

Il “monitoring” della meta stabilita presuppone una continua valutazione del risultato conseguito rispetto a quello fissato. Un processo che di per se presuppone presenza e competenza da parte delle figure decisionali. La messa in discussione dell’operato di Mattia Binotto e l’eventuale riassegnazione delle sue funzioni distolgono i fan dal reale problema. A tal proposito, qualsiasi decisione sarà tardiva in quanto figlia di un processo inesistente.

Non era necessario essere un navigato ingegnere del paddock per capire che l’inerzia positiva della stagione si stava arrestando in prossimità della pausa estiva. I vertici del team modenese, con John Elkann e Benedetto Vigna, avevano certamente contezza del prematuro freeze del progetto 2022, che in modo fattuale sanciva la fine di qualsiasi ambizione iridata. Da quel momento in poi, target e risultati ottenuti in pista non potevano che divergere.

F1
Jean Alesi, Jean Todt e Gerhard Berger – Gran Premio di Francia 1993

Una domanda, pertanto, sorge spontanea: la scelta dolorosa di sacrificare il responsabile della gestione sportiva, non poteva essere anticipata quando era ormai chiaro che il mondiale era ritenuto insoddisfacente? Sarebbe stata probabilmente una scelta impopolare ma non nuova in F1. Lo stesso Jean Todt, infatti, debuttò in Ferrari nel 1993 in occasione del Gran Premio di Francia, ovvero a stagione inoltrata.

Ipotizzando uno scenario del genere, sebbene sarebbe cambiato poco dal punto di vista sportivo alla luce di quanto apprezzato dal Gran Premio del Belgio, al nuovo responsabile della GES sarebbe stata fornita l’opportunità di sfruttare i primi mesi di apprendistato senza alcuna pressione, in quanto le ambizioni di successo erano tramontate già da diverso tempo.


F1/Ferrari: da coronamento di un sogno a scelta rischiosa

Al netto di clamorosi colpi di scena Ferrari dovrà effettuare una scommessa. In un passato non troppo remoto il Cavallino Rampante era considerato il punto di arrivo della carriera di piloti e progettisti. Allo stato attuale, invece, diversi manager preferiscono declinare le avance, considerando superiori i rischi rispetto ai benefici, tanto che anche offerte faraoniche non sarebbero accettate.

In tempi non sospetti Montezemolo era disposto a qualsiasi sforzo economico per strappare Adrian Newey alla Red Bull, senza però mai riuscire nell’intento di convincere il geniale progettista inglese. L’ipotetica investitura di Vasseur, quindi, certificherebbe l’approdo di seconde scelte?

Malgrado la speranza di essere smentiti, la carriera dell’ingegnere francese non è propriamente quella di un manager vincente. E non è altrettanto incoraggiante che la scelta della figura apicale del reparto corse venga definita per esclusione sommata alla preferenza del proprio pilota di punta.


F1/Ferrari: la lentezza del processo decisionale può compromettere le prossime stagioni

Se i dubbi della presidenza sulla gestione Binotto erano latenti, l’immobilità decisionale rischia di compromettere i risultati sportivi delle prossime stagioni. Facendo un parallelismo con il calcio, una dirigenza avveduta non ingaggia l’allenatore alla vigilia della prima giornata di campionato.

Se le perplessità sull’operato del tecnico di Losanna erano di vecchia data, l’immobilismo nell’individuare una figura di spessore in tempi rapidi potrebbero costare davvero caro. Al prossimo timoniere della GES sarà chiesto di proseguire la curva di crescita e apprendimento intrapresa durante gli ultimi anni.

Uno scenario che in qualche modo presenta tinte utopiche e intimorisce i manager di alto livello che, nel rispetto della propria professionalità, non possono certo esimersi dal chiedere il tempo necessario per conoscere e raddrizzare la realtà di Maranello.

F1
la confusione di Mattia Binotto, attuale team principal della storica scuderia Ferrari

Il top management della Ferrari non ha saputo valutare il fattore tempo nella delicata gestione della transizione post Binotto. In ogni disciplina professionistica le risorse pregiate vanno prima corteggiate e ingaggiate con largo anticipo. Temporeggiare, purtroppo, significa quasi sempre ripiegare verso scelte obbligate.

Durante i primi giorni di dicembre è previsto un test Pirelli a Fiorano, condizioni climatiche permettendo, utile per lo sviluppo delle mescole intermedie e da bagnato relativo alla stagione 2023. E’ pertanto lecito attendersi che, la rivoluzione in atto nel reparto corse Ferrari, si possa concluda nel corso della prossima settimana.


Autore e grafiche: Roberto Cecere – @robertofunoat

Foto: Scuderia Ferrari

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