Budget cap: un’ancora di salvezza contro la volatilità di certe sponsorizzazioni

Anno 2001. La F1, allora guidata dall’abile mente di Bernie Ecclestone, firmò il “tobacco ban”. Con quell’atto legale il Circus si diede un arco temporale di cinque anni per bandire gli sponsor tabaccai dalle vetture. Una decisione che si adeguava al contesto mondiale in cui governi ed autorità sanitarie cominciarono a muovere guerra agli effetti devastanti del tabagismo.

Il motorsport vedeva nelle multinazionali del fumo la prima fonte di approvvigionamento finanziario. Un’epopea iniziata nel 1968 quando la Lotus si presentò al via del GP di Monaco con una monoposto contraddistinta dai colori della marca “Gold Leaf”. L’idea era venuta a quel genio che risponde al nome di Colin Chapman che, nel precedente GP del Sudafrica, aveva osservato una vettura sponsorizzata dalla locale marca di sigarette “Gunstone”.

Quelle che erano le principali sponsorizzazioni – benzine, lubrificanti e pneumatici – vennero soppiantate o affiancate dalle munifiche iniezioni di danaro dei colossi delle sigarette. Una legge europea del 2005, di fatto, pose fine a questa pratica durata quasi quaranta anni. La F1 dovette riassettarsi e puntare su altri brand per mettere insieme il budget stagionale. E la cosa non valeva solo per i team, ma anche per i circuiti e per lo stesso carrozzone che per sostentarsi aveva ed ha bisogno di raggranellare cifre blu.

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la Lotus nella stagione 1968 con lo sponsor tabaccaio “Gold Leaf”

F1. Criptovalute: gioie e dolori per il motorsport

Negli ultimi anni, oltre ai capitali dei grandi gruppi della logistica, del petrolchimico e dell’alcool, nuovi soggetti hanno fatto capolino in Formula Uno: le società che si occupano di criptovalute. Un bene immateriale, altamente volatile, che contraddistingue un’era in cui le transazioni finanziarie sono sempre più estese a livello mondiale. Le monete virtuali, quindi, sono diventate il necessario supporto ad un modo nuovo di muovere valuta che si allontana sempre di più nella sua forma fisica per trasformarsi quasi in un concetto amorfo, sfuggente.

Come sottolineato poc’anzi, parliamo di beni che sfuggono alle regole del mercato e che devono la loro esistenza a speculazioni finanziarie che possono decretare la rapida ascesa dei titoli di riferimento. Così come sonori tonfi. Ed è quello che sta accadendo in questi ultimi tempi. Il comparto delle criptovalute ha subito un vero e proprio shock. FTX, partner della Mercedes, è letteralmente imploso sui mercati del trading della moneta virtuale.

Il team, nella parte finale della stagione, ha rimosso dalle fiancate della vettura lo sponsor formalizzando una crisi sistemica che sta investendo l’intero settore. Non un caso isolato quello degli ex campioni del mondo visto che anche la F1 ha dovuto far fronte ad una simile problematica quando Crypto.com, partner del Circus e title sponsor del Gran Premio di Miami, ha subito un’analoga caduta verticale.

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Ala posteriore della Mercedes W13 con lo sponsor FTX in bella mostra al Gp di Miami 2022

F1. Il Circus ostaggio delle criptovalute

C’è una preoccupazione manifesta nel mondo della F1 poiché le criptomonete sono orami una stampella traballante che non riesce a supportare più i team che la usavano. E parliamo della maggior parte delle franchigie presenti in griglia. Aston Martin contava sul supporto della suddetta Crypto, Ferrari è sponsorizzata da Velas, Alpine da Binance, Red Bull da Bybit, Alfa Romeo da Floki (attiva anche nel mondo del calcio), Alpha Tauri da Fantom e, per chiudere queta lunga carrellata, McLaren da Tezos.

Toto Wolff, un paio di settimane fa, si era espresso su quanto sta accadendo senza celare timori per l’immediato futuro: “Ogni squadra ha sponsor di questo tipo, così come anche l’organizzazione della Formula 1. Se ci fosse un crollo totale delle criptovalute tutti ne sarebbero colpiti. FTX era considerata una società solida. Il loro fallimento è un enorme danno non solo per noi ma per l’intero settore delle criptovalute. Questo tracollo, con un deficit di 8 miliardi di dollari, dimostra quanto sia incontrollato l’intero settore“.

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Toto Wolff, team principal Mercedes AMG F1

F1. Il Budget cap un’ancora di salvezza?

Quanto volte abbiamo espresso riserve sul meccanismo del budget cap che quest’anno ha mostrato più di uno scricchiolio sinisto? Ma stavolta bisogna tesserne le lodi. Fino a qualche anno fa un top team superava in scioltezza di 400 milioni di dollari per affrontare una singola stagione. Le realtà medio-piccole si attestavano su cifre sicuramente più elevate di quelle che attualmente rappresentano il tetto di spesa massimo. L’aver imposto un limite è una forma di salvaguardia per le scuderie, un paracadute fiscale che si sta rivelando salvifico.

Se dovesse venire a mancare l’apporto economico di una data società che agisce nel mondo del denaro virtuale sarebbe molto più semplice trovare un’alternativa. Proprio perché la cifra da reperire non potrebbe mai essere paragonabile a quelle che servivano un tempo. Oggi è totalmente mutato il rapporto tra soldi offerti e centimetri quadri di marchio esposti sulle fiancate di una monoposto. Per tale ragione c’è la fila dietro le scuderie per strappare contratti di sponsorizzazione. Questa è una vittoria di Liberty Media che andrebbe maggiormente evidenziata.

In chiusura, bisogna dire che il sistema per ora regge. La crisi delle criptovalute è manifesta, ma non si è ancora attivato quell’effetto cascata che temono Wolff e i suoi colleghi. In ogni caso la F1 deve ricalibrare se stessa dal punto di vista delle sponsorizzazioni per trovare un nuovo equilibrio. Dopo la stagione dei tabaccai sembra chiudersi anche quella dei finanziari immateriali. Normali corsi e ricorsi storici per uno sport che ha grandi capacità di adattamento.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1
, Mercedes AMG, Scuderia Ferrari

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