giovedì, Febbraio 22, 2024

Alonso: la meritata “vendetta” del samurai

Alonso è tornato. La domenica che ha reso tristi i ferraristi di tutto il mondo è la stessa che ha paradossalmente rinvigorito il mio interesse verso la stagione di F1 appena iniziata. Non ci girerò troppo intorno: trovo sia un crimine sportivo che negli ultimi 10 anni un pilota come Fernando si sia trovato lontano dalle posizioni che contano. L’arrivo a podio della Aston Martin è il coronamento di un incredibile lavoro fatto dal team di Silverstone durante l’inverno e della fame di risultati di un 41enne che avrebbe tutto il diritto di essere considerato tra i più grandi assi del volante di tutti i tempi.

Lo spagnolo ha atteso l’occasione per anni senza poter davvero combattere, un po’ come se il samurai che ha tatuato sulla schiena si fosse limitato ad attendere sulla riva del fiume il cadavere del proprio nemico. Ma credo che la storia contemporanea del bicampione asturiano rappresenti tutto ciò che di sbagliato abbiamo avuto in F1, sotto molti punti di vista.

Dalle campagne di comunicazione guidate dai suoi detrattori per dipingerlo come un personaggio scomodo a dispetto del suo talento di guida, ai cambiamenti regolamentari sempre incapaci di rimescolare degnamente le carte e di mettere al centro della massima serie il talento di guida, fino ai disegni politici che hanno permesso ai vincitori di riscriversi ciclicamente le regole a turno restando impuniti.

Molti accusano Alonso di essere una persona che ha preso tante decisioni sbagliate in carriera, ma va detto che il tempo è galantuomo. A fine 2014 lasciò la Ferrari, team che gli garantì la sua ultima vittoria in carriera, raccontando ai media con fare strafottente che quella squadra non aveva gli ingredienti per vincere a breve o medio termine. Ad oggi, possiamo dire una cosa con certezza: la scuderia di Maranello dal 2009 ad oggi non è mai stata in grado di avere una vettura al top nell’arco di un’intera stagione, cosa che ha distrutto i sogni di gloria di Alonso, Vettel e ora Leclerc.

Insomma, l’asturiano pur forse sbagliando nei modi aveva perfettamente ragione. Perché per i campioni conta soltanto vincere, ragion per cui inevitabilmente anche Charles, magari, finirà per lasciare Maranello entro la fine del prossimo anno.

Alonso
Fernando Alonso (Aston Martin) festeggia sul podio il terzo posto in Bahrain

A saper leggere tra le righe, Nando aveva ragione anche quando la storia gli ha dato torto. Lo step fatto quest’inverno da Aston Martin non è altro che ciò che poteva essere McLaren Honda nel 2015. Una scuderia dal futuro incerto ma dall’enorme potenziale, preferito dall’asturiano alla prospettiva di restare in un team che avrebbe garantito una sconfitta certa seppur decorosa.

Una squadra che puntava sul portare vetture innovative non nel primo, ma nel secondo anno di una rivoluzione regolamentare. Un team le cui monoposto miravano forte sull’aerodinamica grazie a figure tecniche sottratte a Red Bull in quanto potenziali eredi di Adrian Newey, prima Peter Prodromou e ora Dan Fallows. Scommesse che per un top driver pagano sempre a livello economico, non sempre a livello di risultati.

Ma la ruota gira, il karma fa il suo corso, il Dio del motorsport se esiste decide di lanciare segnali a chi ha occhi per guardare. Il che non vuol dire che Aston Martin vincerà necessariamente un mondiale da qui a fine 2025, ma significa che quanto meno potrebbe esserci un ambiente in grado di provarci seriamente.

Cosa che la Ferrari ha chiaramente dimostrato negli ultimi anni di non essere nell’arco di un intero campionato. Prima a livello di affidabilità (2017), poi a livello di potere politico (2019), infine a livello strategico e di gestione interna (2022). Ci si era avvicinata solo nel 2018, ma la differenza di talento e motivazioni tra i propri piloti e quelli della concorrenza si è rivelato troppo vasto per farcela davvero.

E così questo 2023 non sarà soltanto l’anno di un nuovo plausibile dominio della Red Bull, ma sarà anche l’annata in cui un 41enne – che aveva dovuto lasciare la Formula 1 perché nessun top team lo voleva più – potrà togliersi ogni tanto lo sfizio di bastonare un sette volte campione del mondo (ed un team manager che nel 2017 gli ha preferito Bottas per non mettere in difficoltà il suddetto campionissimo).

Proprio quel campionissimo che viene elevato spesso a più grande di tutti i tempi, paragonandosi a Senna, ma che in carriera ha perso il confronto col compagno di squadra (il primo rivale, per definizione) per ben tre volte e con tre piloti diversi (Button, Rosberg, Russell). 

Alonso
Fernando Alonso (Aston Martin) e Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1 Team) – Gp Bahrain edizione 2023

Sarà la stagione in cui potrà dare più di qualche dispiacere ai tifosi della rossa, quelli che improvvisamente lo rivalutano con affetto ma che sono gli stessi voltagabbana che nella maggior parte dei casi (scusate la generalizzazione) lo hanno insultato a periodi alterni a seconda della convenienza.


Alonso: il rancore sportivo verso l’asturiano

Lo hanno insultato per anni dandogli del troppo fortunato (“Culonso”, ai tempi di Schumacher), del ladro (Spy Story, nel 2007) per poi passare a venerarlo negli anni a Maranello ed infine nuovamente odiarlo con una cattiveria mai destinata neanche al peggiore dei nemici… Neanche l’asturiano passasse i weekend liberi a riprodursi in una versione moderna del ratto delle sabine lungo lo stivale.

Ironia del fato, quando hanno ricominciato ad odiarlo hanno assunto a nuovo idolo lo stesso che fino al giorno prima reputavano vincente solo in quanto pilota delle vetture di Newey. Ed a cui, grazie alla simpatia, hanno pure perdonato la celebre “sbinnata” di Silverstone 2018! Cioè fondamentalmente l’episodio che è costato un titolo mondiale alla Ferrari e che, complice la precoce morte di Marchionne tre giorni dopo, ha dato il via alla spirale discendente del Cavallino Rampante.

Insomma io, da appassionato del guizzo umano e del talento di guida, al netto di tutto una stagione che permetterà ad un campionissimo di togliersi tutte queste soddisfazioni e magari anche di tornare alla vittoria, non me la perderei per niente al mondo. Con buona pace dei tanti ferraristi che cominceranno già a pensare in ottica 2024.


Autore: Marco Santini – @marcosantini91

Immagini: Aston Martin

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