domenica, Aprile 21, 2024

F1, potere legislativo: arma di controllo dei cicli sportivi

Può la F1 pensare di stravolgere un quadro regolamentare per fermare un dominio? Forse la domanda andrebbe riformulata in questo modo: la F1 ha mai rivisto le norme tecniche per consentire un rimescolamento dei valori tecnici? Ci sono due risposte possibili: quella politica e cerchiobottista secondo cui le modifiche si sono rese necessarie solo per limitare la velocità delle vetture generando, in maniera casuale, un cambio al vertice. Poi c’è quella più realistica, che non sempre viene contemplata, che non può che essere affermativa.

Sì, la F1 ha usato i regolamenti per modificare la parabola descritta da certi team. E tutte le scuderie egemoni ne sono state vittima. Riavvolgendo le lancette non di molto vengono in mente i cambi del 2005 che penalizzarono la Ferrari per far emergere la Renault, quello del 2010 dal quale prese corpo l’imperio della Red Bull di Sebastian Vettel a cui mise fine la Mercedes che impose un’egemonia che scaturì da una rivoluzione con pochi eguali nella storia della massima serie del motorsport.

Anche quella stagione, al termine del 2021, è stata messa in archivio con il corpus legale attualmente vigente che è stato meglio interpretato da Adrian Newey. In questi giorni tengono banco, facendo forse troppo scalpore considerando quanto premesso poc’anzi, le parole di Toto Wolff circa la volontà dei vertici della F1 di spezzare il regno della Mercedes cambiando lo scenario tecnico già prima della rivoluzione che ha reintrodotto le wing car

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Toto Wolff (Mercedes AMG F1 Team)

Abbiamo perso il campionato piloti 2021 per molte ragioni. Una di queste è stata la gara finale”. Inutile ripercorrere la cronistoria di quel GP di Abu Dhabi che ha determinato una necessaria rivoluzione nella gestione dei gran premi in determinate condizioni. Ma secondo il dirigente viennese i motivi di quella sconfitta vanno ricercati nelle decisioni prese dal legislatore molti mesi prima: 

Il titolo l’abbiamo perso anche perché i regolamenti sono stati adattati per ridurre il vantaggio che avevamo. Il 2020 è stato un anno super-dominante per noi (fu la stagione del DAS poi bandito con un cambio normativo creato ad arte, ndr). Penso che sia stata la migliore macchina che abbiamo mai avuto. E poi, verso la fine dell’anno, hanno cambiato il regolamento diminuendo la lunghezza del fondo vettura. Queste norme avevano il chiaro intento di ribaltare i rapporti di forza in pista”.

Quel titolo perso all’ultimo istante non è stato ancora metabolizzato dal mondo Mercedes che forse ha digerito meglio l’incapacità di leggere il nuovo contesto operativo che è stato interpretato alla grandissima dai rivali di Milton Keynes. Quella ferita pulsa ma, almeno nelle pubbliche intenzioni, non in maniera così dolorosa da chiedere una revisione antimeritocratica dello status quo per stoppare la fuga di Verstappen e soci.

Se una squadra domina come ha fatto Max con la Red Bull, allora è giusto così. Non voglio fare come altri team principal che in passato hanno evocato modifiche al regolamento. Sta a noi recuperare il ritardo. Lo spettacolo segue lo sport, non il contrario. Non possiamo essere come il Wrestling in cui lo spettacolo soverchia i valori sportivi”.

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Chris Horner, team principal Oracle Red Bull Racing

Red Bull vive l’ansia da cambiamento

Nessun cambio in corsa, quindi, ma per il 2026 Mercedes è persuasa a voler abbracciare una nuova F1 che parrebbe non andare a genio alla Red Bull che rischia di vedere diventare molle il solido terreno che oggi ha sotto i piedi. A Milton Keynes, mentre si festeggiano record su record, si insinua una strisciante ansia da cambiamento.

Un sentimento tipico di chi si trova in una condizione di comodità e deve fronteggiare uno stravolgimento di scenario sul quale ha poche facoltà di controllo e al quale deve adeguarsi cercando di non perdere lo status raggiunto a fatica. Red Bull vince e domina, ma le basi su cui ha fondato l’egemonia potrebbero presto crollare per aprire ad un nuovo contesto che potrebbe essere di difficile lettura. 

Power unit e aerodinamica saranno le macroaree oggetto di profonda revisione. Se sul fronte motoristico ne sappiamo di più perché i legislatori sono ad uno stadio più avanzato nella definizione delle regole tecniche, più fumoso è l’orizzonte relativo alle norme che riguardano i principi aerodinamici. Si sa solo che l’obiettivo è quello di favorire l’ambito attivo per soddisfare l’abbassamento dei consumi aumentando l’efficienza generale del mezzo. Ma sul tramite ci sono ancora dubbi e perplessità che sono oggetto di round infuocati all’interno delle riunioni della F1 Commission

Chris Horner vorrebbe che tutto rimanesse così com’è oggi. Perché? A detta sua per favorire il bilanciamento delle prestazioni per arrivare ad una categoria più combattuta ed entusiasmante. La chiave per restringere il campo, dunque, sarebbe la continuità regolamentare.

Il manager è convinto che, poco a poco, la Formula 1 stia raggiungendo il suo obiettivo di rendere il tutto più omogeneo tramite una inevitabile convergenza prestazionale e tecnica senza la quale, nel 2026, la classe suprema del motorsport rischia di ripartire da zero con l’emersione di possibili nuovi gruppi dominanti a far capolino.

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La power unit Red Bull che equipaggia le due RB19 durante la stagione 2023

Forse a Milton Keynes si sta facendo strada il timore che, in presenza di uno scenario profondamente rivisitato, si possa arretrare in maniera fatale. Sul versante motori si sta combattendo una battaglia molto dura che vede come oppositori di Red Bull Ferrari, Mercedes e Audi che hanno creato un blocco abbastanza compatto. 

Oggetto del contendere è la distribuzione delle quote di potenza che il reparto powertrains della Red Bull vorrebbe più bilanciata, con la parte endotermica più premiata rispetto alla quota elettrica. Sull’ICE, come confermato da Helmut Marko e grazie al know-how acquisito con l’esperienza fatta con Honda, gli ingegneri inglesi sono più avanti. Ma potrebbero pagare nell’implementazione del sistema ibrido che dovrebbe essere affidato anche a Ford che gioca un ruolo cruciale.

L’accordo con il colosso del Michigan, ad oggi, è una grande operazione commerciale ma dal punto di vista tecnico è un’incognita considerando che non sono prevedibili i vantaggi che l’intesa può portare nel concepimento del propulsore 2026. Ancora, Red Bull teme che l’aumento della quota attiva dell’aerodinamica possa in qualche misura limitare i vantaggi di un concept iper-efficiente che i rivali non sono riusciti, nonostante i tanti sforzi profusi, a replicare.

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La sede della Ford a Dearborn, Michigan, Stati Uniti

F1: il potere legislativo usato come diga sportiva

Dal quadro su presentato è chiaro che i protagonisti della F1, da Wolff a Horner, siano ben consapevoli che la facoltà di scrivere i testi normativi sia un’arma nelle mani di chi detiene il potere per tirare i fili della categoria rimodulando le posizioni di dominio. Red Bull, come accadde nel 2014, rischia di vedere eroso di colpo tutto il vantaggio accumulato in questi due anni, un gap che rischia di ripalesarsi per altrettante stagioni, ossia prima che subentri il nuovo castello regolamentare. 

Da qui i continui riferimenti alla volontà di non modificare lo status quo da parte di chi traina il carro. Ma Liberty Media e FIA hanno in mano il pallino del gioco. E di certo lo orienteranno per evitare che un singolo replichi a lungo la striscia di trionfi che rischia di rendere noioso e poco vendibile uno sport che il colosso statunitense dell’intrattenimento vede come un grande business. E l’imprevedibilità, si sa, genera profitti ad alto voltaggio.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1, Ford, Oracle Red Bull Racing, Scuderia Ferrari, Mercedes AMG F1 Team

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