domenica, Marzo 3, 2024

Red Bull: il reparto powertrains inizia a trovare certezze

Dal timore alla speranza. Questo è lo stato d’animo che si vive in Red Bull osservando quanto accadrà nel 2026. Quando, nel 2020, Honda annunciò l’addio alla F1 molti caddero dalle nuvole. A partire dai vertici di Milton Keynes che stavano lavorando per creare una monoposto vincente. Cosa che si avverò nel campionato successivo che fu solo l’antipasto di due stagioni dominate in lungo e largo. 

La casa giapponese, proprio sul più bello, decise di dire basta con la massima serie del motorsport che aveva intrapreso una parabola tracciata diversa da quella intrapresa dalla Grande H. Poi sarebbero arrivate vittorie a pioggia e le modifiche regolamentari in chiave 2026 che semplificano i motori e li rendono più adeguati al mercato dell’automotive. Da qua la scelta di continuare, fino a legarsi con Aston Martin per affrontare – e magari vincere – una nuova ed entusiasmante sfida. Gli stimoli, si sa, fanno sempre la differenza.

Chi è rimasto, almeno momentaneamente, col cerino in mano è il team guidato da Chris Horner che non s’è perso d’animo e non ha inteso andare ad elemosinare power unit a destra e a manca. L’idea è venuta quasi naturale ed è la stessa Honda che vi ha contribuito a realizzarla garantendo il supporto, ingegneristico e produttivo, fino alla nuova era motoristica. Così è nato il Reparto Powertrains di Milton Keynes che è chiamato a individuare un nuovo modello produttivo che sappia supportare una top team. 

Red Bull
Il logo della Honda campeggerà sulle fiancate della Red Bull fino al 2025, poi “emigrerà” in Aston Martin

Per renderlo effettivo Red Bull ha cercato l’intesa di un partner strategico ma discreto. Prima ha provato con Porsche, ma i tedeschi volevano più potere di quanto Horner non fosse disposto a cederne. Quando la trattativa era arrivata alle firme è giunto il brusco stop dal quale è nata l’idea Ford, un partner meno invasivo ma molto esperto nella materia elettrica, elemento sul quale i tecnici del reparto motori di Milton Keynes erano attardati. 


Red Bull – Honda: divorzio consensuale con effetti a catena

E’ chiaro che questo scenario non possa offrire rassicurazioni certe. Quello della Red Bull, seppur innovativo e ambizioso, è pur sempre un salto nel buio perché la F1 è ormai una sfida tra titani dell’automotive. La scuderia che fu di Mateschitz ha costruito i suoi successi sulla sagacia progettuale di Adrian Newey. Ma non solo. La Honda è stata il segreto dei recenti trionfi dell’equipe e di Max Verstappen.

L’olandese ha creduto nel team anche quando il colosso nipponico aveva deciso di dire addio al Circus rinnovando fino al 2028. Ma il cambio della politica Honda ha lasciato qualche scoria nel campione del mondo che sa di perdere un partner maledettamente forte che andrà a rendere più efficace un team concorrente come quello di Lawrence Stroll

A Max è andata “di traverso” la retromarcia perché ha sottolineato come Red Bull abbia dovuto approntare il proprio reparto powertrains dopo che Honda aveva deciso di smettere senza preavviso e soprattutto in mancanza di un motivo ritenuto valido. “Quando sei già in procinto di costruire un intero motore da solo, non puoi più lavorare insieme. Direi che è un po’ un peccato”, queste le parole perentorie del bi-campione del mondo nelle fasi iniziali di questo mondiale.

Abbiamo sempre avuto e abbiamo un ottimo rapporto con loro, vederli andare all’Aston Martin è un po’ un peccato. Siamo anche molto eccitati nel vedere cosa accadrà insieme a Ford. Mi è piaciuto molto lavorare con Honda, abbiamo già avuto molto successo, quindi ovviamente sarò triste di vederli partire“.

Verstappen, dunque, si lancia nella nuova realtà che ha il colore blu elettrico della Ford. Ma, contestualmente, non riesce a nascondere un pizzico di delusione per lo strano addio di Honda che prima sembrava chiudere del tutto con la F1 e poi si è accasata a Silverstone. Sentimento condiviso anche da Chris Horner che aveva ammesso, a margine del GP di Monaco e non senza un po’ di fastidio, che la creazione del reparto powertrains di Milton Keynes s’è resa necessaria a causa dell’abbandono di Honda e che senza questo non avrebbero fatto un salto così grande.

Red Bull
Max Verstappen (Oracle Red Bull Racing) – GP USA 2023

Proprio perché in Red Bull conoscono bene il modo di procedere del costruttore nipponico e quanto questi siano abili a creare propulsori solidi e performanti nasce il timore che la perdita possa essere più influente di quanto si racconta in questi giorni. Anche perché, a Silverstone, stanno facendo le cose in grande: l’obiettivo è quello di presentarsi nel 2026 come soggetto che abbia i titoli per concorrere per entrambi i mondiali.


Red Bull ha metabolizzato l’addio della Honda

Dagli inizi della primavera ne è passata di acqua sotto i ponti. Red Bull ha stravinto in entrambe le classifiche e ha iniziato a vedere il futuro in maniera meno grigia, provando a cogliere le opportunità che il legame con Ford genera. La paura dell’ignoto che progressivamente si è trasformata in speranza, fermo restando che a Milton Keynes sono tutti consapevoli che la sfida che li attende è ciclopica. E proprio per questo iper stimolante.

Horner è apparso più rilassato e fatalista sul rapporto e sulla chiusura con Honda: “Questa è la vita. Niente dura per sempre. Devi solo continuare ad evolverti“. Il team manager ha indirettamente confermato che alla base dell’interruzione delle trattative con Porsche c’erano questioni di controllo del progetto nella sua totalità: “Il 2026 è il prossimo capitolo per noi; stiamo prendendo il controllo dell’unica variabile che non gestivamo”, ha detto in relazione al programma motori.

Non credo che le persone comprendano la portata della sfida che abbiamo affrontato per il 2026. Ma il modo in cui la squadra sta attaccando è esattamente lo stesso che abbiamo avuto con il telaio. Due anni sembrano tanti, ma abbiamo praticamente cento settimane per scendere in pit lane con un motore progettato e prodotto dalla Red Bull. E’ snervante ed eccitante allo stesso tempo”. Questo è l’Horner-pensiero riportato da Motorsport

In Red Bull vi sono delle normali preoccupazioni, questo è chiaro. I nuovi motori si baseranno su un aumento della portata della componente elettrica che sarà limitata all’uso del solo MGU-K poiché l’altro motogeneratore, l’MGU-H, sarà bandito. Inoltre, anche la componente endotermica dovrà essere rivista a causa dell’utilizzo di carburanti la cui componente green aumenterà di anno in anno fino a permettere, entro il 2030, emissioni zero di gas nocivi. 

Su questa materia si è giocato un acceso match tra costruttori. Horner aveva chiesto di rivedere l’apporto della parte elettrica riducendola di circa il 5-10%. Il timore che il manager britannico aveva espresso era che l’ICE (internal combustion engine, ndr) potesse diventare quasi un generatore ausiliario per ricaricare la batteria. Il problema, secondo Horner, poteva essere risolto aggiustando il rapporto tra la potenza elettrica e quella proveniente dalla sezione termica.

Proposta lineare che era stata rigettata. Wolff, nel commentare l’ipotesi, era stato piuttosto perentorio: “Non accadrà, ci sono zero possibilità. Forse quello che lo spaventa [Horner] di più è che il loro programma motore non sta procedendo come dovrebbe”.

F1
Toto Wolff (Mercedes) – Christian Horner (Red Bull Racing)

Due team rivali che curano i propri interessi. Se il reparto powertrains di Milton Keynes sia in ritardo sulla definizione della nuova unità propulsiva non è dato sapere. Si tratta di questioni così delicate e segrete che nessuno spiffero trapela dai capannoni inglesi.

Ma la logica dice che un fondo di verità nelle accuse di Wolff potrebbe esserci perché Ford è nuova alla F1 dopo anni di esilio forzato e perché Red Bull, anche se sta crescendo con il supporto di Honda, non ha di certo alle spalle la struttura mastodontica che può mettere in campo Mercedes. Ma anche Ferrari, Renault e Audi che intende fare sul serio fin da subito.

Il regolamento motoristico 2026 è definito e sembra molto difficile che modifiche in corso possano arrivare. Red Bull, quindi, dovrà rimboccarsi le maniche con il supporto del costruttore statunitense e superare le eventuali – ma non confermate – difficoltà. L’ultima versione mediatica di Horner indica che forse i problemi iniziali sono stati superati e che si possa correre spediti verso un futuro radioso.


Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1, Oracle Red Bull Racing, Mercedes AMG F1 Team

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