domenica, Aprile 14, 2024

Red Bull/Horner: un caso torbido, tutt’altro che archiviato

Ennesimo articolo su Horner e Red Bull. Avviso: il presente scritto potrebbe urtare la sensibilità dei lettori che seguono schemi rigidi e le narrazioni imperanti. L’affaire “Horner” potrebbe essere una vicenda molto più ampia di un’ipotetica relazione extra matrimoniale o l’ossessione di un uomo di potere verso una delle sue collaboratrici. Ed è evidente che allo stato attuale il condizionale sia d’obbligo verso tutte le ipotesi. Le aziende si impegnano a tutelare l’integrità morale dei dipendenti e collaboratori, garantendo loro il diritto a condizioni di lavoro rispettose della dignità della persona.

Il codice etico, è lo strumento attraverso il quale i player più importanti di qualsiasi settore industriale disciplinano la salvaguardia dei lavoratori da: atti di violenza psicologica, mobbing, discriminazione, azioni lesive della persona in relazione alle convinzioni e possibili inclinazioni del dipendente. In particolare è assolutamente vietato fare ricorso, nelle relazioni di lavoro, a molestie di qualsiasi natura.

Così come porre in essere comportamenti che compromettano il sereno svolgimento delle mansioni affidate al lavoratore e comunque lesivi della dignità del lavoratore. A questo punto occorre essere onesti e porsi una domanda: il procedimento nei confronti del manager inglese era necessario? Se sì, il tempo a disposizione dell’organismo indipendente ingaggiato dal colosso delle bibite energetiche, è stato sufficiente per arrivare a un verdetto di innocenza?


Red Bull/Horner: il sottile confine tra relazioni personali e abuso di potere

Per quanto è dato sapere, la dipendente Red Bull avrebbe segnalato che il team principal della scuderia austriaca avrebbe posto in essere un comportamento inappropriato. Provare ad analizzare la vicenda con pochissimi elementi è un esercizio arduo che rischia di essere approssimativo e portare a conclusioni inesatte. Ciononostante potrebbe essere lecito affermare che:

Se una dipendente chiama in giudizio il CEO, ovvero la massima carica della azienda in cui lavora, si presume che abbia una quantità di prove e materiale molto ampia. E’ come se un impiegato di Stellantis chiamasse in giudizio John Elkann, giusto per fare un paragone.

• Se la direzione Red Bull Sport austriaca ha ritenuto doveroso aprire un’indagine indipendente, ha valutato che la tesi del querelante fosse supportata da importanti prove e che la cosa non poteva essere risolta all’interno delle mura di Milton Keynes

• All’assoluzione di Horner dovrebbe seguire la condanna di calunnia del dipendente querelante. Alcuni recenti casi sono infatti finiti proprio così.

Red Bull Horner
Christian Horner, team principal della Red Bull Racing

Quello che lascia perplessi è il timing del verdetto che scagiona Christian dai capi d’accusa. Tutti desideravano che la spinosa vicenda si concludesse prima dell’inizio del mondiale di F1 e puntualmente la fine dell’indagine interna è arrivate mercoledì. Una tempistica perfetta per voltare pagina qualche ora prima che partisse la stagione 2024. Talmente perfetto da essere sospetto?

In questa sede, ovviamente, non abbiamo certo gli elementi per comprendere se la decisione in merito alla condotta di Horner sia giusta o sbagliata e non è intenzione della nostra testata sovvertire o ribadire il frutto del lavoro dell’organo indipendente ingaggiato da Red Bull Sport. Tuttavia questa storia sembra parecchio torbida sotto diversi aspetti.


Red Bull: gli Horner Leaks inviati ai media e al governo della F1 nel corso delle Fp2

Nel corso della seconda sessione di prove libere, la maggior parte dei media e i vertici della F1 avrebbero ricevuto una email dal mittente febtwentyninth@*.com, all’interno della quale era presente un link per accedere a un documento di Google Drive, con le presunte evidenze in formato digitale e un breve messaggio: “A seguito delle recenti indagini e dichiarazioni della Red Bull, sarai interessato a visionare i materiali allegati“.

Un duro colpo nei confronti del britannico, al netto della genuinità degli screen shot relativi alle ipotetiche chat, divenuti in poche ore di dominio pubblico. Pare che tale faccenda stia sfuggendo di mano e che una sorta di regia occulta, a ragione o a torto, non voglia che la storia venga archiviata in fretta e furia. Cercare di risalire all’identità di un mittente anonimo può essere un’operazione difficile e spesso infruttuosa, specialmente se il “trasmissore” di tale messaggio ha usato precauzioni per nascondere la sua identità.

Red Bull Horner
Christian Horner, team principal della Oracle Red Bull Racing

Non si tratta di un’azione effettuata da uno sprovveduto, ma da chi sapeva come e quando colpire. Un attacco diretto ed estemporaneo programmato nei minimi dettagli. La raccolta di tutti gli indirizzi email dei destinatari, l’utilizzo di un servizio/tecnica per l’invio di una email che preservasse l’anonimato del mittente, fanno pensare a un atto premeditato da molto tempo.


Autore: Roberto Cecere –@robertofunoat

Immagini: Oracle Red Bull Racing

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