domenica, Giugno 16, 2024

F1, GP Canada: Ferrari e la macchina del tempo

Chi l’ha detto che la macchina del tempo non esiste? Esiste, eccome se esiste. Basta seguire la F1. Prendete il Gran Premio del Canada, anno del Signore duemila e ventiquattro. A quelli come me che hanno superato il mezzo secolo, ad un certo punto della gara è venuto un atroce dubbio: “Siamo nel 2024 o nel 1992?”. E il dubbio è rimasto anche oggi. La quantità industriale di errori, i problemi tecnici, il navigare costantemente nelle retrovie, praticamente umiliati da tutte le altre scuderie hanno infatti riportato alla mente quei dimenticabili ricordi, quell’orrore senza fine che sembrava attanagliare la scuderia Ferrari di oltre trent’anni fa…

Ho ancora conservato, dove tengo vari cimeli, un piccolo cartonato di Jean Alesi che, bello sdraiato in orizzontale e con la tuta rossa d’ordinanza, pubblicizzava una nota marca di occhiali. Ovviamente mi ero comprato pure quegli occhiali rotondi e assai costosi, pacchianissimi e tartarugati, che sembravano passati (per fortuna) irrimediabilmente di moda e che, invece, pare stiano tornando alla ribalta. D’altronde viviamo in tempi in cui non c’è quasi nulla di nuovo. Si ricicla tutto il passato. Ma proprio tutto. E’ l’epoca della ruminanza. Spesso con gusti ed esiti discutibili.

Tuttavia, poiché tengo alla mia salute e al mio sistema cardiocircolatorio, oltreché al mio sistema nervoso, mi auguro davvero che lo spettacolo orripilante andato in scena in Canada, protagoniste due motozappe di nome SF-24, con il triste e scontato epilogo del doppio ritiro, sia solo un episodio del tutto isolato.

Ferrari F1

Già. E’ questo il punto. Sarà davvero così? Dopo la sbornia post Montecarlo, avevo letto cose mirabilmente assurde. Ora si torna con i piedi per terra. Lasciate perdere gli urlatori di professione che scambiano viola con fucsia (unici al mondo, tanto da finire di diritto nel Guinness dei Primati, in quale categoria vedete voi), il problema è serio. Ma come sempre accade con Ferrari, è serio e buffo e tragico nel contempo. Perché se una cosa dobbiamo riconoscere alla Rossa è che fa le cose in grande stile. Nel bene e nel male. E così ecco, condensati tutti assieme, una serie di errori e disastri che sembrano stranianti per quanto assurdi.

Leclerc che parte con 80 cavalli in meno (affidabilità, questa sconosciuta…), come ai bei tempi della SF1000 con il petomotore, dopo essersi fatti beccare con le mani nella marmellata dalla FIA (motorone SF90). Entrambi i piloti che annegavano nelle retrovie, come comparse di un B movie horror che fa ridere dell’orrore… spesso andando dritti o per campi. E poi, ancora, perché no… mettere le gomme dure (!) poco prima che ricominciasse a piovere. Ecco, da questo punto di vista dobbiamo ricordare come Maranello abbia, con il meteo, un rapporto a dir poco problematico, per usare un eufemismo.

Pare quasi che Ignazio Strateghino Ruotino sia ancora lì… E poi, ancora, tornare a montare le intermedie e, infine, il mesto ritiro di Leclerc, doppiato. Nel contempo Sainz, che era più lento di Charles (senza avere noie di alcun tipo) ma che alla fine, quasi agguantato qualche punticino, decideva che era troppo anche per lui. E allora l’iberico faceva un bel testacoda, sbatteva fuori qualcuno e si ritirava mestamente pure lui. Ma, d’altronde, che il disastro epocale fosse nell’aria si era già capito dalle qualifiche.

Tuttavia, un sornione Vasseur ci aveva detto che no, domenica sarebbe stata tutta un’altra musica. Ha dimenticato di dire che sì, sarebbe stata tutta un’altra musica, ma in senso peggiorativo. Dopo il Requiem, il De profundis. E così, mentre si faceva una delle tante figuracce mondiali che costellano la storia della Ferrari in F1 dal 2008 in giù, gli altri si davano battaglia. Più che altro si scannavano a vicenda per far vincere Verstappen. Che, giova dirlo, ovviamente ha profittato con forza e intelligenza della sbadataggine altrui. Così va il mondo. Si è forti per proprio merito ma anche per demerito altrui.

Nel frattempo, mentre Ferrari lasciava per prima il circuito (un record che potrebbe piacere al presidente), Fred rilanciava/rilasciava una frase agghiacciante ai cronisti. Alcuni di noi, come il Calboni fantozziano dopo la nomina del nuovo megadirettore, stramazzavano a terra esausti. Le parole famigerate erano queste: “Dobbiamo capire”. E il naufragar non m’è dolce, in questo mar… Anatema. Titoli di coda. Musica di sottofondo: “Non c’è più niente da fare, è stato bello sognare…”

F1, GP Canada: Ferrari vuota nell’anima

Perez. Voto: festeggiato il rinnovo del contratto.

Il più felice? Quel simpaticone di mr. Marko

Perez che si fa mezzo circuito con l’alettone posteriore sbrindellato. Voto: vergogna, vergogna, vergogna.

La Red Bull ha ammesso di aver chiesto a Sergio nostro di non parcheggiare la monoposto ai bordi della pista, dopo che si era piantato da solo, per evitare una Safety Car che avrebbe potuto danneggiare Max. Ora, facendo questo hanno messo a rischio il proprio pilota e gli altri, mentre la Red Bull perdeva pezzi di carbonio ovunque. E sapete come se la sono cavata? 25mila euro di multa e tre posizioni in griglia a Perez a Barcellona. Risibile vero? Potrebbero potenzialmente aver influenzato il risultato finale. Con una “porcata”.

Ma la fanno franca. Ovviamente i giornaloni inglesi ne parlano come se non fosse accaduto nulla. Anzi fischiettano e guardandosi intorno… E’ sempre il solito discorso. Pensate che Ferrari sarebbe stata trattata con la stessa clemenza? Ho più di un dubbio.

Leclerc. Voto: vuoto.

Non c’è nulla da dire.

Ferrari F1

Sainz. voto: vuoto meno.

Idem come sopra

McLaren. Voto: 8. La gara l’hanno persa loro con una chiamata tardiva per Norris.

Mercedes. Voto: 8 meno. Una rondine non fa primavera, si spera! Ora che mi ero abituato a vederli a metà classifica…

Russell. Voto: 5. Troppi errori. Anche lui poteva ambire al primo posto.

SF-24. Voto: motozappa con peto-motore (almeno quella di Lecerc).

Sergeant. Voto: sottozero

Vasseur che parla. Voto: meglio il silenzio (almeno a questo giro).

Ferrari F1

Tempo di rifiatare, e arriva Barcellona (che non perdona). Qui potremo avere il quadro chiaro di quanto valga questa Ferrari. Nel frattempo, spero che Newey e Maranello trovino il tempo per mettersi d’accordo e celebrare il matrimonio del secolo.


Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi

Immagini: Scuderia Ferrari – F1 Tv

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