Bottas: una vita da mediano

Bottas è di nuovo nel limbo. Imprigionato nell’attesa di un ruolo da comprimario, per continuare a recitare il copione che l’ha reso celebre. Imbrigliato da logiche perverse, nella vana speranza di poter pronunciare finalmente una battuta memorabile. Costretto a calcare la scena mantenendosi defilato, nella sua zona d’ombra, perché per lui è vietato brillare. Altre stelle e altri firmamenti offrono la luce necessaria e a lui non resta che un ritorno alle origini, alla sua terra, verso il sole di mezzanotte.

Valtteri riparte da casa, ancora una volta. Inizia una nuova corsa. Scompare dal clamore mediatico suscitato dalle dichiarazioni di Toto Wolff, riappare immortalato in lunghe falcate sull’erba. L’occasione è la terza edizione della gara di Duathlon organizzata dal pilota a scopo di beneficenza nei pressi di Nastola, sua città natale, il 18 agosto. Passi veloci e pedalate, un sorriso gentile, l’aspetto caparbio di chi non se la sente di mollare.

Un’estate come l’inverno, preludio di un futuro indecifrabile, sbiadito dall’incertezza. Eppure Valtteri quest’anno era tornato vincendo, gridando al mondo che poteva sovvertire i pronostici, conquistare gli scettici, guardare dall’alto i rivali. La gara australiana lo aveva eletto potenziale contendente al titolo e i successivi appuntamenti non hanno fatto che rafforzare questa sensazione. Consistente e veloce, capace di conquistare tre pole consecutive tra Cina, Azerbaijan e Spagna, e di replicare la vittoria proprio in quella Baku che l’anno precedente gli aveva riservato l’amarezza di un ritiro crudele, mentre era in testa, in vista della bandiera a scacchi.

Un assalto al mondiale in piena regola, in barba all’infallibilità di Hamilton, complice l’inattesa fallibilità Ferrari. Ci ha creduto, Bottas, in questa resurrezione. Ci abbiamo creduto anche noi, per un attimo, affascinati dalla parabola dell’uomo qualunque che si riscopre campione. Premesse ottime per una stagione che poteva riaccendersi, se non altro, in virtù di una lotta argentea. Promesse ancora una volta non mantenute, che ci hanno consegnato l’ennesimo assolo di Hamilton.

Già. Hamilton. Hamilton che prende il largo, che diviene inarrestabile, proprio quando Valtteri accusa la sua battuta d’arresto. E il finlandese che scivola, arretra, si perde, senza un motivo apparente. Di colpo Bottas pare sgretolarsi, perdere il piglio che lo aveva contraddistinto nel suo inizio trionfale. Non più antieroe, lontano parente di un fenomeno, ritorna scudiero, rientra nei ranghi. Si piega alla legge del più forte, perché il più forte è imbattibile davvero. Si accontenta di spazi minuscoli in cui collezionare un giro veloce, come in Canada, o una pole irriverente, come a Silverstone. Mette in vetrina piazzamenti scontati, dato il mezzo, che lo fanno ripiombare nell’anonimato, mentre si animano protagonisti nuovi, che rubano la scena duellando con ferocia.

È l’estate calda che inizia con il rocambolesco gran premio del Canada e con il suo strascico di polemiche, che prosegue nel segno di Verstappen e delle sue lotte con Leclerc, che si sublima con la rimonta del riscatto per Vettel ad Hockenheim. Storie che appassionano, che ci riportano a una dimensione sportiva più intensa, più verace, finalmente audace. In tutto questo Valtteri scompare diventando l’uomo invisibile, il pilota dispensabile.

Un unico vero errore, in Germania, dove quasi tutti hanno sbagliato. Un piccolo eccesso di foga, in Ungheria, nel corso di uno sfortunato avvio. Una duplice sequenza capace di minare le certezze, in cui due sbavature sono state pagate a caro prezzo, assumendo una dimensione macroscopica, spropositata, ingigantita ad uso e consumo del più bieco sciacallaggio. Concretizzatosi purtroppo nelle esternazioni di Toto Wolff, artefice e carnefice del destino di Bottas. Ora l’imperativo è ritrovarsi, per non essere schiacciato dal nuovo che avanza, che ha il volto di Ocon. Per non essere triturato dal confronto impietoso con la perfezione incarnata da Hamilton. Per non essere dimenticato, sbiadito nei contorni sfumati di una vita da mediano.

Autore: Veronica Vesco

Foto: Valtteri Bottas

Veronica Vesco
Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

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