Il simulatore ha ingannato la Red Bull

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Alla vigilia del Gran Premio di Singapore da disputarsi su un tracciato dove l’efficienza aerodinamica della monoposto è di fondamentale importanza, il team diretto da Christian Horner e la Mercedes erano considerati da tutti come gli avversari da battere.

Eppure il simulatore, come vedremo, ha ingannato la Red Bull visto che sotto la bandiera a scacchi le prime due monoposto a tagliare il traguardo sono state le Ferrari di Sebastian Vettel e Charles Leclerc. Per il team di Maranello la pista di Marina Bay era sulla carta una delle più difficili di questa stagione.

Il simulatore ha ingannato la Red Bull
Max Verstappen in azione nel tracciato di Marina Bay

La scuderia di Milton Keynes, anche se beffata da calcoli errati, ha potuto contare su un’ottima strategia durante il pit stop. Approfittando anche dell’errore strategico di Mercedes, la Red Bull si è potuta impossessare del gradino più basso del podio con Verstappen. Un terzo posto che ha di fatto estromesso Hamilton dalla top three, ma che allo stesso tempo non ha soddisfatto in pieno il pilota olandese. Max, difatti, confidava nella gara di Marina Bay per ottenere una vittoria da aggiungere a quelle agguantate in Austria e in Germania. Alex Albon, alla sua terza gara con la Red Bull, ha invece conquistato la sesta posizione alle spalle di Valtteri Bottas. Un risultato colto per la seconda volta di seguito dopo quello ottenuto a Monza.

La monoposto disegnata da Adrian Newey si è stranamente trovata in difficoltà sulle vie del circuito cittadino di Singapore. Questo, come riferito da Helmut Marko all’emittente televisiva austriaca Orf, è accaduto perchè il simulatore ha fornito dati errati agli ingegneri. Le impostazioni ricavate da questo e sulle quali viene poi sviluppato l’assetto della vettura per il weekend, sono poi state smentite dalla pista.

Il simulatore ha ingannato la Red Bull
Max Verstappen Mostra il trofeo del terzo posto conquistato nel GP di Singapore 2019

Regolazioni errate della monoposto hanno reso l’auto troppo rigida e con poco carico aerodinamico. Impostazioni che, evidentemente, non hanno fatto ben digerire le curve del tracciato asiatico alla RB15.Da questa storia si evince che i test su pista sono fondamentali per lo sviluppo della monoposto, anche nell’era in cui i team investono più risorse economiche e intellettive sul simulatore.

Forse un aumento delle giornate di prove in pista nel corso della stagione aiuterebbe le squadre, evitando loro spiacevoli sorprese. Ma per arrivare a ciò servirebbe una rivoluzione regolamentare che, per ora, non è all’orizzonte. Liberty Media, infatti, è orientata addirittura a limitare ulteriormente le attività sui tracciati in favore di un ancor più massiccio utilizzo dei simulatori.

Autore: Andrea Saberogi@racearrow

Foto: Aston Martin Red Bull Racing@redbullracing

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