Barrichello vota Hamilton: “Ha doti di guida superiori a quelle di Alonso”

Un campionato disputato da compagni di squadra, un confronto finito malamente per entrambi e per la stessa McLaren che andò incontro alle penalizzazioni frutto della famigerata spy story (leggi qui) operata ai danni della Ferrari che quel campionato 2007 lo vinse con Kimi Raikkonen alla guida. Fernando Alonso e Lewis Hamilton sono due personalità forti – ancorché piloti caratterizzanti la storia della Formula Uno contemporanea – che hanno realmente riconosciuto le rispettive e superbe doti di guida solo quando le loro strade si sono definitivamente separate. Cosa che è probabilmente avvenuta troppo presto anche per una gestione non ottimale dei due da parte di Ron Dennis, all’epoca dei fatti grande ed indiscusso boss del team di Woking. Eppure il confronto tra lo spagnolo e l’anglo-caraibico è un ritornello che sovente riecheggia tra i muri del paddock. Un tema che appassiona tifosi e soprattutto addetti ai lavori.

Di questo parallelo tra icone della F1 ha parlato Rubens Barrichello, uno che di driver ne ha visti dato che tuttora detiene il record di partenze nella massima categoria (323 GP all’attivo per il brasiliano, nda) nei suoi 19 anni di duelli in pista. “Ritengo che le qualità di guida di Hamilton siano superiori a quelle di Alonso. Si sono scontrati con la stessa vettura e in quella circostanza Lewis era al debutto. E non ne uscì sconfitto. Questo non significa che Fernando non sia altrettanto veloce – ha spiegato l’ex ferrarista al portale AS Se messo in condizioni può essere il migliore. In Ferrari ha dimostrato quanto fosse concreto, anche se ha avuto difficoltà che non sono dipese da lui. Si sono verificate strane situazioni”.

Barrichello vota Hamilton: "Ha doti di guida superiori a quelle di Alonso"
Lewis Hamilton, Fernando Alonso e Pedro De La Rosa ai tempi della McLaren

Le comparazioni tra piloti che hanno lavorato in squadre diverse sono sempre molto difficili da operare. Fernando, dopo l’esperienza in McLaren, non ha giocato bene le sue fiches tornando in una Renault in fase calante per poi abbracciare il Rosso di una Ferrari che non fu in grado di fornirgli vetture veramente competitive. Per non parlare del ritorno a Woking che aveva da poco celebrato il matrimonio con la rientrante Honda. Un’esperienza piena di mortificazioni sportive proprio nel momento in cui Lewis Hamilton si lanciava incontrastato nell’Olimpo del Motorsport grazie ad una Mercedes straordinariamente vincente ed efficiente. La consistenza e la velocità della macchina sono una discriminante troppo pesante in Formula Uno per potere stabilire griglie di merito che siano pienamente esaustive e fotografanti i fatti.

Un dato però è certo: Hamilton ha generalmente giocato meglio le sue carte. Quando ha constatato che la McLaren fosse in fase calante ha preso ad annusare l’aria legandosi al team che l’ha reso il secondo pilota più vincete di sempre per titoli e vittorie di tappa. Non una scelta casuale, bensì una decisione figlia di un processo valutativo attento e ponderato in tutte le sue componenti. Alonso, di converso, ha talvolta pagato la spigolosità del suo carattere che certamente è meno conciliante di quello dell’inglese. Il ritorno in Reanult fu una costrizione dopo il rapporto burrascoso con Dennis; In Ferrari, nonostante prestazioni superbe, si ebbe la sensazione che il feeling col team fosse logoro dopo anni di vana rincorsa ad un titolo sfuggito per il rotto della cuffia. E dopo la stagione rossa l’asturiano non ebbe altre soluzioni che rifar tappa a Woking in un periodo in cui, in squadra, i dubbi e le problematiche soverchiavano in maniera netta le certezze. Anche il rapporto con Honda è stato pessimo e la cosa gli ha precluso, recentemente, la possibilità di accasarsi in Indycar col team Andretti proprio per il veto del motorista nipponico. Oltre, di fatto, a chiudergli forse definitivamente le porte della F1. Insomma, se in pista è difficile far pendere l’ago della bilancia per l’uno piuttosto che per l’altro, in linea di massima Hamilton si lascia preferire per quelle doti diplomatiche che gli hanno dischiuso le porte della gloria sportiva. Quella che probabilmente meritava anche Alonso se avesse meglio gestito certi snodi cruciali della sua carriera.

Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: McLaren, F1

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