L’ingegnere del Lunedì: la favola di Mattia

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Ferrari
Mattia Binotto, team principal Ferrari

L’ingegnere del Lunedì: la favola di Mattia 


L’inizio di tutto risale oramai a circa 25 anni fa. Un destino bramato sin dai primi anni di studio, quando quell’ostinato desiderio rosso non lasciava scampo ad altre velleità. Ossessivo, imperante e totalizzante di natura. Ma c’era un fattore, un elemento imprevisto al quale non avrebbe mai pensato se si fosse immaginato team principal della Ferrari, quella fresca domenica austriaca di luglio, dopo il GP di Stiria. E non c’entra un cazzo il casino combinato da Leclerc o la pessima competitività della terribile SF1000. Qui si tratta di lui. Di chi era e chi stava per diventare… 

Mattia aveva nascosto alla grande quel segreto, mentre si faceva strada verso la vetta. Lo aveva fatto talmente bene da riuscire a convincere tutti. Anche la dirigenza della Ferrari, forse troppo frettolosa nel silurare Arrivabene, uomo dalle carenze tecniche ma coriaceo, combattivo. Binotto non aveva molto da invidiare tecnicamente a stimati colleghi del Circus anche se, il crollo prestazionale in cui la Scuderia cadde, tolse la cera lacca alla busta: il segreto di cui sopra era pronto ad uscire. 

L'ingegnere del Lunedì
Mattia Binotto, team principal Scuderia Ferrari

Se nella tua testa credi di non poterci credere, abbattuto e demoralizzato, credi comunque ad un fatto: perdere a prescindere. Una vagonata di conoscenze non servono a niente in una mente che mente. Che non affronta la verità: quella che ora Binotto è obbligato a fronteggiare. Svelando quel segreto custodito con fare oculato: non essere all’altezza dell’incarico assegnatoli. E poi tutto scorrerà. Il suo percorso lavorativo, le cose che ha costruito, gioito e sofferto, saranno pronte a sgretolarsi. Lasciando purtroppo una traccia indelebile. Una delle tante da aggiungere nella nera e favolosa collezione Ferrari. Solo Mattia può smentire questa favola oscura con un finale lieto, offrendo quelle risposte che i tifosi aspettano…


Autore e foto: Alessandro Arcari – @BerrageizF1 

1 commento

  1. Non sono d’accordo. Penso che purtroppo che il destino abbia tirato un brutto scherzo alla Ferrari. Ma nulla è perduto. Penso che l’altranno, quando la macchina era super performante in rettilineo, ma perdeva moltissimo nelle curve dovevano scegliere una strategia per il futuro. Penso che abbiano scelto di barcamenarsi nel 2020, cercando di fare del meglio con quello che avevano e puntare tutto sul 2021. Presumo che abbiano visto dei numeri che nesuno vede. Presumo che abbiano deciso di modificare il più possibile la SF1000 per gareggiare all’altezza della Mercedes, usando il 2020 come l’anno di transizione, per sperimentare nuovi concetti. Il destino si chiama COVID, LOCKDOWN, PROGETTO CONGELLATO FINO AL 2022. Ora Binotto non può rivelare la loro strategia, ma sono sicuro che non sono passati da eroi a cretini in 3 mesi. E’ evidente che hanno preso un nuovo indirizzo filosofico e costruttivo PER CREARE IL NUOVO CICLO VINCENTE. Non si crea un nuovo ciclo vincente con delle piccole migliorie e modifiche. Guarda la Mercedes, fino al cambio di motore non facceva niente di spettacolare. Hanno lavorato per anni per creare la Power Unit (hanno convinto la FIA ad acettare alcune cose altrimenti si ritiravano dalla F1) poi sono passati all’incasso. Solo creando una nuova piattaforma(macchina) con una nuova filosofia tecnico ed organizzativo si riesce a creare un nuovo ciclo vincente. Vincere contro chi è davanti in questo momento. Ecco spiegato quello che penso sia successo. Non passi da genio oggi a cogli**e domani. Solo la Ferrari conosce tutta la storia.

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