Quando le scuse non bastano

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Le difficoltà di Vettel in Ferrri si spiegano con la mancanza di un manager?
la Ferrari SF1000 di Sebastian Vettel

Quando le scuse non bastano


Confesso di non aver visto il GP domenica scorsa e, a conti fatti, forse è stato meglio cosi. Sia perché vedere in diretta quell’incidente tra i due ferraristi mi avrebbe fatto perdere dieci anni di educazione e sia perché, sapendo già il risultato, ho avuto la possibilità di riflettere meglio sull’accaduto. Colpa di Charles, nulla da dire e scuse fatte al compagno e a tutto il team. Evidentemente non è stato sufficiente. Già, perché in meno di 24 ore dall’accaduto le polemiche (come questo virus che ci ha ridotto ad un GP alla domenica, manco fossero partite di calcio) non sono state cancellate dalle scuse. Anzi.

Se c’è una cosa che questo incidente di gara ha creato, è stata la scusa perfetta, il capro espiatorio insperato per poter giustificare il tedesco per l’incidente che ha avuto domenica scorsa. Per la frangia oltranzista “no border”, che ormai considera le tribune e i prati di un circuito come curve da stadio (e il social twitter è la strada dove consumare le risse fuori dallo stesso stadio) è stata una vera manna che scende dal cielo per poter difendere il loro beniamino (che poi dovrebbe esserlo di tutti gli appassionati e tifosi della Rossa). Peccato che i due incidenti si trovino su un piano differente e, sebbene quello di Seb (il quale ormai non meraviglia più in questa statistica) sia già stato discusso (Alessandro Arcari lo ha analizzato con dovizia di particolare “link dell’articolo”) a mio modo di vedere quello di Charles è anche più grave. 

Infatti l’ingenuità del giovane talento della Ferrari ha negato la possibilità agli ingegneri del team di Maranello di analizzare i preziosi dati che le due monoposto avrebbero fornito in condizioni da gara. Solo che l’errore e la gravità dello stesso finisce qui. Peccato che, partendo da questo episodio, si debba gridare a gran voce che le scuse non bastano, il pilota non va bene e che la testa di Binotto non deve essere più attaccata al collo.

Quando
Mattia Binotto, team principal Scuderia Ferrari

Facciamo un passo indietro: il 15 marzo 2015 (cioè cinque anni fa) a 17 anni, debutta in F1 la giovane promessa della Red Bull Max Verstappen, nella scuderia satellite Toro Rosso e, l’anno successivo, l’olandese approda in “prima squadra”, andando a vincere al suo debutto. Nel frattempo, di acqua sotto i ponti ne è passata e  non sono mancati gli incidenti, tanto che il figlio d’arte, oltre a condividere col padre il cognome ne ha condiviso anche il soprannome (“Versbatten”), per gli errori che la giovane promessa ha commesso. Ora? 

Ora Max si sta giocando il mondiale (almeno ci prova) con il mai sazio Lewis e, soprattutto tra tutti gli addetti ai lavori e anche tra i tifosi più obnubilati dal tifo è già campione, senza nemmeno esserlo diventato. Di certo è maturato: il Max irruento ha canalizzato la sua foga con innegabili risultati positivi. Ho ribadito più volte, su queste pagine, che i paragoni tra piloti sono inutili… se questi sono di epoche diverse. Solo che l’olandese non appartiene ad una generazione diversa dal monegasco; infatti Charles è più piccolo di Max di 16 giorni. Le comparazioni non finiscono qui: anche Charles dopo un solo anno di F1 in Alfa Romeo viene promosso in “prima squadra” e sebbene non vince al suo primo GP in rosso (ci sarebbe riuscito al secondo di GP, se il “pistone” non lo avesse abbandonato) ci riesce comunque nel suo anno di debutto; vincendone addirittura due di fila.

Quando
Charles Leclerc a colloquio con Max Verstappen

Le analogie con il buon Max finiscono qui, in quanto le strade dei due futuri (si spera) campioni, prendono direzioni completamente opposte e soprattutto pendenze diverse. Charles non è al quinto anno di F1 uno, è solamente al suo terzo anno (se questo mondiale, in questo sciagurato anno con un GP dietro l’altro, me lo considerate regolare). Non è al suo quarto anno in un top team. E’ solamente al suo secondo (!) anno. Non ha come compagno di scuderia uno scudiero (nemmeno Max con Daniel… e infatti lo hanno fatto fuori), bensì uno dei piloti più scomodi che si possano desiderare, considerato il suo status. Nonostante tutti questi “handicap” cosa ha fatto vedere fino ad ora Leclerc? Cosa ha dimostrato? Quando si analizza un pilota bisogna considerare tutte le variabili che lo compongono e non il singolo episodio.

L’errore di domenica scorsa è stato grave, come ho detto, eppure questi errori permetteranno al giovane talento rosso “di farsi le ossa” come si suol dire, proprio come il suo collega olandese e il suo compagno di box poc’anzi citati. Il difetto di Charles è che guida per una Ferrari, zoppa ormai da anni e con Vettel (o con la sua tifoseria? Le cose si confondono sempre); ed in Ferrari, si sa, la pressione è sempre al top.  Verstappen la pressione se l’è creata (o meglio glie l’hanno creata) con tutta la pubblicità che gli è stata fatta. Charles invece se l’è andata a cercare, firmando quel contratto quinquennale… Il resto, infatti, lo fa il nome dell’azienda per la quale lavora. Focalizzarsi su un unico singolo episodio è da dilettanti. Il ragazzo dovrebbe essere giudicato tra qualche anno, soprattutto se anche a lui sarà concesso di avere una macchina da mondiale come è stato concesso al suo blasonato compagno per due anni di fila. Un pilota, da solo, non può fare nulla… suddetto errore di valutazione è stato commesso con Binotto con Sebastian prima di lui (addirittura paragonandolo al suo mentore e nostro campione, Schumacher) ed ora con Charles.

Quando
Aldo Costa ai tempi della Ferrari

Se all’interno della GeS non cambia il modo di lavorare purtroppo le cose non funzioneranno mai. Aldo Costa e James Allison (giusto per citare due nomi a caso) se hanno lavorato ( e continuano a lavorare) bene in AMG, non è perché sono stati istruiti meglio… semplicemente in Mercedes vi è una mentalità lavorativa diversa; e soprattutto vi è veramente voglia di vincere. Siamo sicuri che la dirigenza Ferrari voglia vincere sul serio? Il brand Ferrari si vende da solo, senza fare nulla. Per quale motivo scucire soldi e magari rompere equilibri in seno alla F1, quando basta qualche vittoria per accontentare i tifosi? In questo modo ne pagano le spese piloti e team principal… quelli che valgono sul serio. Ricalco questo pensiero, perché anche il ritorno di Arrivabene è stato invocato ed ho dovuto leggerlo. Nessun rispetto per Binotto e per il lavoro che ha fatto prima (ha dato a Seb la sua occasione per due anni consecutivi) e nessuna memoria per quello che è successo l’anno scorso: di fatto solo lui e la FIA conoscono il contenuto di quel (vergognoso e misterioso) accordo segreto. Eppure la SF1000 era stata concepita per il motore 2019, il quale è stato castrato, facendo emergere tutti i difetti della monoposto di Maranello.

Nel mondo della F1 non esiste la bacchetta magica, né tanto meno i miracoli, solo il duro lavoro con l’equipe di lavoro giusta. Prima si capisce questo (soprattutto da parte della dirigenza) meglio è. Fino ad allora, evidentemente, le scuse da sole non basteranno. Vuol dire che Charles dovrà “crescere” e alla svelta; di modo che si farà delle spalle belle larghe. Il pilota verrà giudicato non ora, il ragazzo affronterà il giudizio solamente tra qualche anno e, soprattutto ,se mai avrà avuto tra le mani una monoposto da mondiale. Prima di allora, le scuse fatevele bastare tutti quanti.


Autore: Vito Quaranta – @quaranta_vito

Foto: Ferrari

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