Toto Wolff e la Mercedes sono insaziabili. Grazie alla Ferrari?

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Mercedes: la gestione dei piloti è il fiore all’occhiello del team
Meccanici ed ingegneri festeggiano l'ottava vittoria di Hamilton nel GP d'Ungheria

Toto Wolff non si fida. Toto Wolff tiene alta la guardia. Toto Wolff ha posto un chiaro diktat a tutti gli uomini di Brixworth e di Brackley, dagli ingegneri alle maestranze: migliorare le prestazioni di una vettura già dominante e perfezionare la gestione delle gare per mantenere la concorrenza a debita distanza di sicurezza. Il manager austriaco sta mostrando un volto che era rimasto ben celato degli ultimi anni. Quello dello squalo famelico. La sua dialettica accomodante è mutata, il suo perbenismo, che a volta sfociava un “cerchiobottismo” da vecchio democristiano, è svanito. Toto ha preso a fare nomi e cognomi; Toto ha iniziato ad essere più duro nel riferirsi ai colleghi della altre scuderie. Toto, accerchiato, si è messo a offrire pan per focaccia. A partire da quel Mattia Binotto al quale ha riservato poca galanteria dopo che questi aveva adombrato sospetti sulle prestazioni velocistiche dei motorizzati Mercedes durante le qualifiche del Gran Premio d’Ungheria.

Toto Wolff, so che suona strano, non è del tutto soddisfatto dopo i primi appuntamenti della stagione 2020. Anche se non l’ha pubblicamente dichiarato. Una monoposto così superiore non è riuscita a raccogliere ciò che la sorella maggiore raggranellò nelle prime cinque gare: altrettante doppiette. Quella sfuggita in Austria per un week end sotto tono di Hamilton, quella mancata domenica scorsa per una partenza sciagurata di Bottas che non è stato in grado di chiudere per tempo il gap con Verstappen per sopravanzarlo sulla sirena finale. Mercedes si è messa in testa di cannibalizzare la concorrenza. Ed ha iniziato a mostrare tutto il potenziale, senza nascondersi. E lo ha fatto anche perché tra i suoi due alfieri è lotta vera. Sia Hamilton che Bottas, per tenersi a bada reciprocamente, hanno bisogno di frustare la W11 esigendo le massime performace. Cosa che fa esprimere tutta la dirompente potenza di un progetto che pare adattarsi ad ogni tipologia di pista e che fa sembrare piccole e smarrite quelle vetture che, sulla carta e nelle parole dei rispettivi team principal, dovevano fare fuoco e fiamme. E il riferimento alla Red Bull è tutt’altro che casuale.

Toto Wolff e la Mercedes sono insaziabili. Grazie alla Ferrari?
Lewis Hamilton in azione all’Hungaroring

Non sono sicuro che la concorrenza abbia già mollato – ha detto un sardonico Wolff al portale ufficiale della Formula Uno perché si può osservare che la Red Bull ha lottato per tutto il fine settimana. Avevano una macchina abbastanza buona, che non sembrava potesse iniziare la gara. Ma i meccanici hanno fatto un lavoro davvero fantastico consentendo a Max di partire e di agguantare un grande secondo posto”.

Dopo parole mirate a lodare l’avversario, la stoccata ai propri uomini. L’antifona lanciata per tenerli sulle spine e invitarli a dare di più per segnare il campionato in maniera indelebile: “I distacchi attuali sono minimi. Se si guarda la classifica, sono 30 i punti che dopo tre gare abbiamo con Lewis su Max. Quindi, se hai una defaillance tecnica, tutto il divario è perso. Dobbiamo solo andare avanti più forti e determinati che mai. Non dobbiamo lasciarci trasportare dal pensare di essere i più grandi, perché poi inizi a perdere rapidamente“. Una sorta di discorso motivazionale quello del team principal della Stella che prova, forse un po’ maldestramente, a minimizzare il peso enorme dei distacchi. 30 punti non sono pochi. Specie se si considera che sono stati incamerarti in sole tre gare. Se così dovesse continuare la stagione le proiezioni sarebbero imbarazzanti. Determinando, alla fine delle ostilità, differenze siderali.

Penso che sia importante raccogliere ogni punto e ho sempre detto che ogni sessione deve essere ottimizzata – ha ribadito l’ex Williams Ogni fine settimana di gara deve essere perfetto al fine di raccogliere punti. In un certo senso l’aver ottenuto tre vittorie su tre gare è qualcosa di cui possiamo ritenerci orgogliosi”.

Ma questa condizione di dominus tecnico non sembrava scontata dopo i test di Barcellona. Qualcuno vedeva le Red Bull avanti, qualcun altro evidenziava le tante rotture del V6 turbo-ibrido occorse alla W11 ma anche alla Racing Point e alla Williams. “Abbiamo risolto i problemi che abbiamo avuto in Spielberg 1 e dobbiamo essere soddisfatti di come abbiamo reagito. Ma i distacchi non sono mai abbastanza grandi per sentirci a nostro agio e dobbiamo continuare a lavorare. Ci sono altre tre gare che saranno molto importanti e, si spera, buone per noi. Per ora non abbiamo fatto che il 20% del campionato, quindi dobbiamo continuare a spingere“.

Spingere. Questa la parola più ricorrente nelle esternazioni di Wolff. Una voracità mai sopita nonostante sei anni di trionfi. Una pulsione alla dominazione che si rinnova di anno in anno e che si alimenta di nuovi stimoli. Ma quali possono essere dopo dodici titoli mondiali in sei stagioni? Sono due le circostanze che hanno probabilmente ringalluzzito il team principal e, di conseguenza, un team che segue con estrema fedeltà il suo messia sportivo. E sono due fatti che investono direttamente la Ferrari verso la quale Wolff ha perso il proverbiale aplomb. E’ più di una congettura l’idea secondo cui Wolff puntasse alla presidenza della FIA per il dopo Jean Todt. Chi ha osteggiato questo scenario? La Ferrari. Ma non è finita qui. Contro quale scuderia la Mercedes ha aspramente combattuto nella stesura del Patto della Concordia non condividendone visione strategica e dividendi economici? Ancora una volta Maranello.

Toto Wolff e la Mercedes sono insaziabili. Grazie alla Ferrari?
Mattia Binotto a colloquio con Toto Wolff

Insomma, la scuderia italiana, per molto tempo alleata della Mercedes nelle riunioni necessarie a riscrivere le regole, si è trasformata in nemica giurata. E di sicuro l’accordo riservato tra la Rossa e la FIA ha avvelenato ulteriormente il dente aguzzo di Wolff che ha iniziato a comportarsi come un cobra. La sensazione è che la guerra sportiva, che per ora Mercedes sta vincendo a mani basse rispetto ad un Ferrari umiliata anche dall’onta del doppiaggio, non sia altro che una propaggine del conflitto che si combatte ad un livello più alto. Ed è proprio nella sfera politica che Wolff, al momento, pare aver siglato il gol decisivo considerando che si è visto prolungare lo status quo regolamentare sino a tutto il 2021. Una condizione che pone le Frecce d’Argento in una situazione di assoluta e forse inscalfibile superiorità. A Maranello, evidentemente, sono troppo presi a risolvere dissidi interni e a cercare di tenere a galla un progetto, quello della SF1000, che fa acqua da tutte le parti. Ma, mentre in Ferrari si lavora per sciogliere il nodo gordiano, in Mercedes si fanno i fatti. Come avviene da un paio di lustri.

Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

FotoAlessandro Arcari – @berrageizf1, F1Mercedes

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