Una Ferrari troppo brutta per non essere vera – parte seconda

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Una Ferrari troppo brutta per non essere vera

Una Ferrari troppo brutta per non essere vera – parte seconda


Quando si tocca il fondo in Ferrari si può ancora scavare. Lo sappiamo. L’autoscontro fratricida in salsa modenese ci ha privato, con tutta probabilità, di una Rossa opaca che più opaca non si può. Poco male dunque. La gara di Sebastiano e Carletto (uno decimo e l’altro quattordicesimo al via) è durata giusto qualche curva. Sono stati gli unici, nel secondo Gran Premio austriaco, a piantarsi l’uno contro l’altro. A Carletto si è chiusa la vena e in piena trance agonistica s’è infilato dove non poteva. Poi ha caracollato con le enormi ruote posteriori sulla monoposto dell’incolpevole Vettel. Risultato: l’alettone posteriore di questa s’è sbriciolato manco fosse fatto di pane carasau. Stessa sorte per il fondo della numero 16 di Carletto.

Le disgrazie, in Ferrari, hanno sempre qualcosa della tragedia greca, con contaminazioni dal buffo al grottesco (si tratta pur sempre di sport), e rappresentano sovente, si potrebbe dire “in fieri”, plasticamente, lo stato d’agitazione e sconvolgimento di quello strano microcosmo che ha in effige un cavallino rampante. E così, l’immagine del posteriore della numero 5, con ciò che restava dell’alettone sbrindellato,  mestamente ciondolante e a malapena attaccato al cofano motore, è stato un frammento fotografico rivelatore. Come se, d’improvviso, le ultime tre annate, seppur da perdenti, secondi ma comunque con qualche succosa soddisfazione, fossero state cancellate ed azzerate.

Una Ferrari troppo brutta per non essere vera
La Ferrari SF1000 di Sebastian Vettel dopo lo scontro con Charles Leclerc

Nel frattempo si consumava sui social l’ennesimo delirio rosso, con fan inferociti che chiedevano subito la testa del TP-DT monocratico, che ho ribattezzato Mattiacci Arrivabinotto (proprio per denotare una continuità nella mediocrità). Qualcuno si chiederà come mai io sia così duro con il TP. Come già dissi nel precedente pagellone, la satira non guarda in faccia a nessuno. Così come abbiamo criticato Domenicali e via discorrendo, ora tocca a chi ha fortemente voluto quel ponte di comando. Oneri e onori. Come sempre.

L’impressione, spero solo figlia di una delusione cocente per un avvio di mondiale francamente impensabile nella sua tristezza depressiva, è che a Maranello stia di nuovo per eruttare il vulcano, con una squadra che da anni non si vedeva così allo sbando. E comunque, come spiega bene Mario Donnini su Autosprint, non è possibile che un solo uomo riesca a fare bene contemporaneamente il Team Principal, il Direttore Sportivo e il Direttore Tecnico. Il mutismo selettivo in cui s’è chiusa la Ferrari, soprattuto per il famoso (ma ormai sarebbe meglio usare l’aggettivo famigerato) accordo segreto con la FIA, sembra indicare un ammutolimento non solo nei cavalli, ma un inebetimento generale negli uomini della Rossa.

Una cosa, lo ammetterete anche se non siete tifosi ferraristi, molto triste. Ha avuto buon gioco Toto, in questa settimana, a infierire, seppur con garbo, sulla ormai gigantesca querelle PU2019. Nel frattempo, abbiamo assistito al primo monologo di questa stagione del re nero. Tutto fa pensare che la Mercedes non avrà particolari problemi a far man bassa di vittorie sia in questo campionato che nel prossimo (con i tanti lacci e laccioli del regolamento). Qualcuno si chiederà come mai io sia così duro con il TP. Come già dissi nel precedente pagellone, la satira non guarda in faccia a nessuno. Così come abbiamo criticato Domenicali e via discorrendo, ora tocca a chi ha fortemente voluto quel ponte di comando. Oneri e onori. Come sempre.

Lewis. Voto: sono tornato. Memorabile la sua pole position, gara sul velluto e sempre in assoluto e totale controllo.

Racing Point (alias AMG-W10). Voto: facce senza vergogna. E’ una monoposto identica dentro e fuori alla dominatrice della scorsa stagione. Per copiarla fuori, poco male. Copiarla dentro, se non si hanno documenti che arrivano dalla casa madre, è praticamente impossibile. Basterebbe questo a far indagare con solerzia la FIA. Eppure, a parte Renault, tutti tirano la pietra e nascondono il braccio. Non so come siano andate le cose, ma sono certo che quello è un progetto totalmente ricopiato. E premiare l’asino che viene aiutato con il compito che gli viene passato sottobanco dal secchione non è bello, tanto nella vita quanto nello sport. Sospendo il giudizio sui suoi piloti per ovvi motivi…

Bottas. Voto: 6. Compitino senza infamia e senza lode. Non è Rosberg. Perciò, davvero, non aspettatevi che possa battere Hamilton. Né ora né mai.

Mercedes. Voto: 0. Non fraintendete. Mi spiego. Chiudete baracca e burattini. Probabilmente non avrà alcun senso continuare a vedere questo Mondiale.

Jean Todt. Voto: (S)genio. Su Twitter il presidentissimo s’è affrettato a celebrare la Mercedes parlando di dominio. Ora, il dominio è l’ultima cosa di cui ha bisogno la Formula 1 (non sto parlando del merito, sia chiaro). Ma Todt lo sa?

Mattiacci Arrivabinotto. Voto: 3. Come spiega Luca dal Monte (ascolta il nostro podcast) è ammirevole la trasparenza di Binotto nel cercare di analizzare i problemi della squadra e della monoposto. Il problema non è tanto quando parla di progetto sbagliato (ci sta, anche se è il secondo anno di fila) ma di “metodologia” errata. Cioè, semplificando molto, come fare le cose. Vengono i brividi, anche perché un progetto sbagliato si rimedia l’anno successivo (forse), la metodologia per essere cambiata ha bisogno di anni…

Governance Ferrari. Voto: -30 gradi sottozero. Prendete il caso della PU. Una posizione politica forte avrebbe portato allo smantellamento della PU2019 (lasciamo perdere la regolarità o meno, probabilmente non lo sapremo mai…) senza colpo ferire trasformando il motore Ferrari (dico, il motore eh, il simbolo della Ferrari!) nel peggiore del lotto? Ve li immaginate un Horner, un Todt o un Wolff non cercare di migliorare la situazione e cercare subito un modo per limitare i danni? Quell’accordo segreto una cosa l’ha fatta: azzerare la PU Ferrari. Altro esempio: una presidenza forte non avrebbe, essa stessa promosso il ricorso della alla Renault per mettere sotto pressione Racing Point e nel contempo Mercedes? Invece cosa arriva dai piani alti? Un silenzio… tombale.

Red Bull. Voto: 9. Non hanno l’auto da mondiale e non si sa se riusciranno quest’anno a colmare il gap tecnico. Ma, ragazzi, hanno sempre il coltello fra i denti e le provano tutte. Mi piacerebbe vedere quello stesso sguardo “assassino” e quel piglio battagliero negli uomini della Ferrari

Max Verstappen. Voto: 12. Guidare oltre il limite della propria vettura e ripassare il missile (seppur per poco) nero di Bottas. Sublime. Fatto. 

Norris. Voto: 10 e lode. Avere la Ferrari fuori dopo settecento metri, a 48 anni suonati non mi fa l’effetto che mi faceva da ragazzo quando, per sbollire la rabbia spegnevo il televisore, imprecavo a più non posso e andavo a prendere aria in giro… Ora mi guardo comunque la gara (a suo modo è un vantaggio dell’età) e scopro dei piloti davvero niente male. Lando è fra questi e mi esalta. Terzo posto mondiale ampiamente meritato.

Charles Leclerc. Voto: 4. Fa parte della crescita di un campione commettere errori bislacchi (ricordiamoci il primo Verstappen). Sin qui poco male. Il problema è aver danneggiato pesantemente la squadra, bisognosa di testare la monoposto e di avere punti preziosi…

Vettel. Voto: N.C. Non può fare nulla sull’arrembante compagno di squadra. Se le cose continueranno ad andare così male credetemi, Vettel, ad essere stato sbattuto fuori con una telefonata ci avrà solo guadagnato…

PU Ferrari. Voto: nanopeto (lo ripeto).

Cassone semovente nero con coppa per il podio. Voto: lasciamo perdere…

P.S.: non fatevi/facciamoci venire il fegato grosso per domenica prossima. Un catorcio non diventa una principessa in un battibaleno.  A meno che non si abbia a che fare con le favole.


Autore:  Mariano Froldi – @MarianoFroldi

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