Zanardi continua la sua battaglia nel tempo lento dell’attesa

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Alex Zanardi

Zanardi continua la sua battaglia nel tempo lento dell’attesa


Due sono i tempi, opposti, che animano i cuori degli appassionati di F1 nelle ultime settimane. Uno rapido, frenetico, senza fiato: quello delle gare che, in questo anomalo avvio della stagione in era COVID, si susseguiranno senza pause, in una vorticosa girandola di vita sportiva. L’altro, crudele, ingiusto, pregno di dolore ha il suo centro al Policlinico Universitario Le Scotte di Siena, intorno alle condizioni di Alex Zanardi.  Nel momento in cui scrivo, sono trascorsi 20 giorni dal suo incidente in handbike durante la staffetta benefica per la promozione degli sport paralimpici “Obiettivo Tricolore”. 

Nel mentre, tre interventi: quello neurochirurgico d’urgenza, un altro il 29 giugno della medesima natura, resosi necessario per l’evoluzione del quadro neurologico e quello di programmato, comunicato lunedì scorso: 5 ore per provvedere alla ricostruzione cranico-facciale, trattando le complesse fratture multiple. Chiunque sia stato in ospedale o l’abbia vissuto attraverso il ricovero dei propri cari, sa come il tempo dell’attesa si dilati disumanamente: pensieri, paure, sofferenza lo rendono eterno. Esattamente il contrario della pista, dove si lotta per comprimerlo, schiacciarlo, domarlo e il moto perpetuo della lancetta più veloce è giudice inappellabile, solco fra campioni e mediocri. Alex, e lo aveva fatto anche dopo l’orribile crash al Lausitzring, ora si trova in una dimensione diversa, totalmente opposta, in cui l’allungarsi del tempo, l’occuparlo (seppur inconsapevolmente) è l’obiettivo da perseguire. 

Un lentezza che incarna l’appiglio alla vita e diventa il modus operandi dei trattamenti clinici. Forse, nel fine settimana i medici proveranno a risvegliarlo dal coma, ma progressivamente, per valutare i danni neurologici. Ma, al di là delle fredde, asettiche parole del gergo specialistico, c’è un uomo che per l’ennesima volta sta conducendo un’ardua, impervia battaglia dando tutto. Una lotta in cui, appunto, non la velocità, ma la resistenza è la via della salvezza. 

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Alex Zanardi festeggia la medaglia d’oro

Fuori dall’ospedale la ressa mediatica si è dissolta, la sua meravigliosa famiglia ha giustamente scelto di divulgare solo le più importanti evoluzioni del quadro clinico, ma una cosa non è mutata e non cambierà: la forza dei pensieri che continuano a stazionare al capezzale di questo sportivo di nuovo, ingiustamente, martoriato dalla sorte.

Scrive Alex nel suo libro più recente “Quel ficcanaso di Zanardi. Osservando lo sport, ho imparato meglio la vita” (Rizzoli): “Anche dove, svelando, non si fa altro che mostrare la fragilità dell’uomo, il mondo dello sport può trasmettere spunti grandi e profondi.”. E: “Stupefacente, in realtà, è la quantità di esperienze che ho infilato nel corso del tempo, grazie anche a quel che è successo il giorno in cui sembrava logico chiamarmi solo sfortunato.” 

Parole intense all’inverosimile, pregne d’una forza unica e che condensano, involontariamente, anche molto di questa ulteriore e spietata prova. E allora Forza Alex, le nostre anime trasparenti ma accese, infuocate, resteranno al tuo fianco per tutto il tempo che servirà. 


Autore: Elisa Rubertelli – @Nerys__

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