Analisi on board Vettel-Gp Gran Bretagna 2020: un’altra maledetta domenica…

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Analisi on board Vettel-Gp Gran Bretagna 2020: un’altra maledetta domenica…


Dico la verità: ci ho preso gusto. Mi sono simpaticamente affezionato al Carciofone Rosso. Sbeffeggiato in pista, deriso verbalmente dagli avversari e castigato dalla FIA, l’attuale simbolo dell’orgoglio italiano in Formula Uno non può far altro che tenerezza. Per una volta però provo a fare il gentile. Tanto lo stronzo, criticone ed accusatore senza ritegno lo tengo in serbo vestendo i panni dell’Ingegnere del lunedì (dai un’occhiata all’ultima creazione se ti va), sparando arbitrariamente, a fatti compiuti, contro il malcapitato di turno. Far caso alle proprie opinioni funge da bussola necessaria per disegnare la rotta tracciata nel nostro percorso. Definisce la caratteristica identitaria che sigilla le nostre convinzioni sbarrandole dietro una parete, rendendole inaccessibili e immodificabili. Nessun starnazzatore saccente potrà quindi convincerci del contrario, accendendo reazioni veementi se deciso a contraddirci. In realtà, molto spesso il vero nemico acerrimo, quello da combattere allo strenuo delle forze, lo si dovrebbe riconoscere facilmente specchiandosi. Accettando il propio io. Capacitarsi. Tarpando le ali di quell’ego smisurato e cercando di equilibrarlo e armonizzarlo. 

Sono uno psicologo da quatto soldi probabilmente, ma l’assenza di questi pensieri all’interno della Scuderia Ferrari risulta evidente. Non ci sono incapaci a Maranello. Lo dimostrano i vari Costa, Sassi o Allison per citarne alcuni. Allontanati in malo modo dal modenese, divenuti artefici dello splendido succedo tedesco una volta migrati a Brackley. Nella contea britannica del Northamptonshire non crescono geni come funghi. Al contrario, fottutissimo (proprio non mi piace) patriottismo a parte, credo che l’Italia sia stata in grado di sfoggiare grandissimi tecnici. E continua a farlo, per quello che ne so. Il problema è l’atteggiamento. La mancanza di un obiettivo comune. Quella voglia di farcela insieme senza lasciarsi sopraffare dalla necessità di emergere sul collega. Riempendosi il petto di medaglie incuranti del risultato globale. Questo aspetto risulta imprescindibile per fare a botte con gli avversari, per fargli male, per mettergli paura sgretolando le loro certezze, “acquistando” potere per sorreggere le basi di due parole pronunciate a vanvera senza conoscerne il vero significato: Essere Ferrari

Ci tenevo ancora una volta a sottolineare questo fatto, ribadendo come la mancanza di unione d’intenti si ripercuota su tutta la squadra. Ok… esauriti i miei soliti vaniloqui procedo con l’analisi. 

Analisi on board Vettel-Gp Gran Bretagna 2020: premessa

Ci risiamo. Un’altra maledetta domenica. Sebastian non ne può più. Si è letteralmente fracassato i maroni di “sopportare” una vettura che fa le bizze. Che non segue le direttive del pilota. Il weekend britannico è nato, si è svolto e poi spento senza mai cambiare il proprio status, esprimendo un concetto ben preciso: sofferenza. Il Carciofone Rosso versione ciofeca a sto giro è toccato al tedesco, in egual misura a quanto visto e analizzato (click qui per saperne di più) la settimana a Charles Leclerc in Ungheria. La scelta sull’assetto scarico al posteriore effettuata dai tecnici di Maranello ha di certo complicato la gara del quattro volte campione del mondo, che da sempre predilige un retrotreno più stabile. Ma non può e non deve essere una scusai questo senso.

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Sebastian Vettel a bordo della sua Ferrari SF1000

Responsabilizzare il tedesco di un rendimento così deficitario, magari utilizzando il terzo posto di Charles per affossarlo ancor di più, rientra in un giochetto mentale al quale non mi sento di partecipare. Sebbene, come ho già precisato in precedenti analisi non sia propriamente il tifoso numero uno del tedesco mi chiedo, dopo aver seguito attentamente la gara di Sebastian, dove il teutonico trovi la forza per sembrare così tranquillo, lottando per posizioni di ripiego e messo in un angolo dalla scuderia. Ma questo era solamente il mio parere personale. Ora aspetto il vostro, dopo l’analisi del Gran Premio d’Inghilterra ospite a bordo della numero 5…

Analisi on board Vettel-Gp Gran Bretagna 2020: la numero 5

Diversificando la strategia rispetto al compagno di squadra, Sebastian ha potuto godere dell’extra grip delle coperture Soft partendo dalla decima piazza. Sebbene lo stacco frizione sia andato a buon fine, senza soffrire pattinamenti nelle prime marce, lo scatto della SF1000 non è stato sufficientemente brillante per recuperare posizioni preziose.

Pronti via ed è subito festa. Canonico e immancabile, il bloccaggio di Sebastian all’anteriore destra si palesa immediatamente. Lo fa alla Copse, curva numero 9 della pista britannica, mentre la numero 5 cercava di passare la Renault di Ocon dopo averne preso la scia. Risultato? un bel fuori pista…

Altro mezzo giro e la gara rallenta. In regime di Safety, esattamente come per Charles, anche a Sebastian viene suggerito un cambio nel brake balance. Nel suo caso sono quattro punti in avanti per gestire al meglio le temperature degli pneumatici, lavorando energicamente sullo sterzo per le 4 successive tornate. Adami si apre in radio rilasciando i soliti comandi prima della ripartenza, ricordando a Sebastian di utilizzare parametri SOC alti abbinati al K1 Plus, trovandosi in una situazione di battaglia diretta con gli avversari.

Di nuovo pronti via e la situazione si ripete ancora. La vettura del tedesco non perde il vizietto, bloccando l’anteriore destra alla Village. Come suggerito da Adami, nei giri successivi  Sebastian si concentra sulle mappature per l’ibrido. L’obiettivo è quello di infilare la vettura transalpina davanti a lui, cercando di capire il punto debole della RS20. La numero 5 però non è affatto ben bilanciata, con un volante piuttosto ballerino nelle zone più tortuose del tracciato. Quando Vettel cerca di spingere un po’ di più la SF1000 si scompone immediatamente, costringendo il tedesco a pesanti correzioni.

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Malgrado alle spalle di Sebastian la sagoma di Gasly inizi a farsi minacciosa, al momento l’Alpha Tauri del francese non sembra poter impensierire la Rossa. Come per Leclerc, l’assetto scarico della Ferrari rende la gestione degli pneumatici molto più complicata del previsto. A tal proposito, Adami suggerisce un brake balance sul posteriore per bilanciare la vettura.

Con le modifiche sulla ripartizione di frenata la vettura sembra meno stabile al retrotreno e dopo qualche giro la sofferenza sugli pneumatici sembra addirittura aumentare. In questo caso, lavorare sul differenziale cambiando il valore a seconda della tipologia di curva aiuta parecchio. Sebastian lo sa e agisce autonomamente su questo comando per cercare di ovviare al comportamento stella sua vettura. Nel frattempo Gasly inizia a farsi ingombrante nei retrovisori. 

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Adami si apre in radio chiedendo a Sebastian di fare un update sullo stato di usura degli pneumatici, ordinando poi la mappatura dell’endotermico “Engine 3”, ricordando di avere a disposizione in caso di necessita l’overboost “K1″. Fortunatamente per il ferrarista, la seconda Safety Car provocata dal botto di Kvyat interrompe la battaglia pacando gli animi. Il muretto Ferrari è lesto nel richiamate Vettel ai box, montando la mescola Hard per andare fino in fondo.

Sebastian entra in pit lane tallonando la Renault di Ocon. La sosta è ottima e, come possiamo  osservare in foto, viene fatta una modifica all’ala anteriore. L’entità è sconosciuta non avendone  parlato via radio anche se, osservando il comportamento della vettura nei giri precedenti alla sosta, aumentare l’incidenza potrebbe essere la mossa pensata dal tedesco. Il pit stop rapido ha fatto guadagnare una posizione a Sebastian. Il teutonico si apre espressamente in radio per complimentarsi con i ragazzi del lavoro effettuato. Adami asserisce ordinando di preselezionale il manettino dell’endotermico sulla posizione Engine 1. Una manciata di giri in regime di Safety, con i soliti accorgimenti per gestire le temperature della gomme e si riparte. Tornata numero 19: Vettel si trova ora alle spalle si Stroll inseguito dalla Renault di Ocon.

Anche con gli pneumatici Hard il comportamento della numero 5 non sembra niente di eccezionale. Si susseguono correzioni e sbavature come l’immancabile bloccata con fumatona bianca in curva 3, ripetuta per l’occasione in curva 4.

Questo comportamento anomalo della numero 5 costa immediatamente la decima posizione ad un incredulo Sebastian, che non può far altro che veder sfilare la Renault di Ocon in uscita di curva 5. Il secondo stint di Vettel non promette nulla di buono. Problemi in trazione e frenata attanagliano la sua monoposto. Ocon non è poi cosi lontano ma il tedesco non riesce propio ad avvicinarsi malgrado le diverse traiettorie tentate per cercare di uscire più rapido da Luffield e Copse. Incredibile l’attenzione del tedesco nel gestire il volante in curva 3 per evitare la bloccata cronica

Per una manciata di giri non succede nulla. In questa fase di stallo mi sono fatto ospitare a bordo per qualche giro dall’Alfa Romeo di Giovinazzi. Dalla vettura dell’italiano, molto più bilanciata di quella del tedesco, si nota il retrotreno ballerino della SF1000. Al giro 31 Gasly supera brillantemente Giovinazzi alla Stowe, mentendosi a caccia della numero 5. Senza indugi torno immediatamente on board con Sebastian, notando l’estrema difficoltà nella gestione degli pneumatici. Adami avvisa Vettel mettendolo in guardia dall’AlphaTauri, mentre la sua vettura effettua ennesimo bloccaggio in curva 3, provocando due correzioni brusche in accelerazione. 

A questo punto Adami si apre ancora in radio suggerendo una modifica al differenziale a centro curva. Sfortunatamente, la nuova mappatura non risolve affatto la situazione tragica alla quale la vettura è sottoposta costantemente tra curva 3 e 4. 

Ancora due giri e Gasly si trova alla costole di Sebastian. Malgrado l’utilizzo della modalità overboost K1 concessa dal suo ingegnere di pista il tedesco soccombe. L’attacco sferrato dall’AlphaTauri numero 10 va a segno alla staccata di curva 16, relegando Vettel in undicesima posizione. A questo punto l’italiano ordina a Sebastian di agire un paio di volte sul manettino del Multi Function, cuore dei comandi della monoposto. L’intento è quello di garantire performance cercando comunque di ”salvare” le gomme durante gli ultimi giri.

La successiva comunicazione di Adami risulta incmprensibile per il sottoscritto. Un “mistero” sul quale sinceramente, dopo averci riflettuto su parecchio, non sono proprio riuscito a darmi una risposta. Mi riferisco all’utilizzo “sfasato” della modalità “Engine 1”.

Durante il sorpasso di Gasly Adami non ha concesso l’utilizzo della piena potenza dell’endotermico alla numero 5, per poi consentirla qualche giro più tardi per difendere l’undicesima posizione su Albon. Non sarebbe stato più logico avvalersi di tale “bonus” per difendere un punto iridato? Voi che ne pensate?

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Quando tutto sembrava finito arriva il colpo di scena. La foratura di Bottas riporta Sebastian in undicesima posizione, regalando l’ultima sfida al ferrarista. Il finlandese, dopo aver sostituito gli pneumatici montando un treno di Soft nuove, si ritrova alle spalle di Vettel. Siamo all’ultimo giro. Valtteri esce dal trittico Maggots-Becketts-Chapel a manetta, prendendo tutta la scia della numero 5 per poi lanciarsi all’esterno della Stowe. Il tedesco chiude abilmente la porta in faccia alla Mercedes numero 77, lasciando di sasso il pilota di Nastola. Quest’ultima immagine del Gran Premio mi porta ad una riflessione. Il team di Brackley sta facendo carte false per trattenere un pilota che non riesce a superare un carciofo con un aereo, mentre Ferrari spedisce a calci nel sedere fuori da Maranello un pilota che resiste all’attacco di un aereo con un carciofo. Un’equazione peretta direi…

Grazie all’ottima difesa del tedesco, approfittando della foratura di Sainz, arriva una magra consolazione: un decimo posto per la numero 5 che vale un punticino iridato.

Basta ascoltare il lungo team radio finale per farsi un’idea della situazione. Il tono delle parole cariche di sconforto del tedesco esprimono frustrazione e disincanto. Adami chiede un radio check sincerandosi dello stato della comunicazione, non avendo ricevuto una pronta risposta. Rabbia e tensione accumulata durante il Gran Premio provocano il lungo silenzio di Vettel, mettendo sotto i riflettori, se ancora ce ne fosse bisogno, il gelo con Mattia Binotto. A questo punto mi faccio una domanda: vale veramente la pena per Sebastian continuare così?


Autore: Alessandro Arcari – @BerrageizF1 

Foto: F1 TV

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