Analisi on board Leclerc-Gp Gran Bretagna 2020: la coperta corta

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Analisi on board Leclerc
Charles Leclerc

Analisi on board Leclerc-Gp Gran Bretagna 2020: la coperta corta


Premurandomi di non rimarcare per l’ennesima volta le lacune tecniche del Cavallino, vorrei per lo meno auto-sottopormi ad un quesito su uno specifico pensiero. Il mio intento sarebbe quello di vedere confutate da voi lettori in combutta con la Rossa tutte le mie perplessità. Io, da solo, non ci sono riuscito…

Scaricare ali : velocità sul dritto = gestire gomme : rallentare il passo

Le variabili contenute all’interno di questa proporzione credo siano di facile lettura. Rinunciare ulteriormente al già scarso carico aerodinamico della SF1000 ha garantito rapidità sul dritto, provocando però una gestione delle gomme critica che a sua volta ha dettato un passo gara più lento. Analizzando minuziosamente la gara di Charles, la “mirabolante equazione” ha di fatto neutralizzato ogni velleità del monegasco tarpando le ali della numero 16.


Analisi on board Leclerc-Gp Gran Bretagna 2020: Premessa

Resilienza: conservare la propria struttura o riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione. Un pò come il T1000 di Terminator 2 insomma. Trasferendo il concetto nell’ambito psicologico, questo termine rappresenta la forza che possiede un individuo nel perseguire obiettivi probanti, fronteggiando in maniera efficace difficoltà, eventi pregiudizievoli e problematiche che incontrerà lungo il suo cammino. Persistenza e motivazioni devono restare salde. Avendo la capacità di pensare agli episodi negativi come momentanei e circoscritti. Definire Charles meglio di così proprio non mi riesce. Fortemente motivato nell’acciuffare obiettivi prefissati e incapace di abbandonare la speranza davanti a sconfitte e frustrazioni. Abile nello scorgere sfide ed opportunità nei cambiamenti piuttosto che giudicarli come una minaccia.

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Charles Leclerc a bordo della sua Ferrari SF1000

Sognare l’insorgenza di un pensiero (ora) blasfemo chiamato competitività: condizione di fondo alimentata da beni materiali assolutamente impalpabili a Maranello e dintorni. Così avevo descritto l’agonia di Charles in Ungheria, analizzando dettagliatamente (dacci un’occhiata se ti va) il comportamento di una vettura instabile e capricciosa. Non sono affatto convinto che l’assetto scarico al posteriore abbia giovato alla monoposto. Sinceramente mi sfugge il perché non sia stata fatta nemmeno una prova comparativa in pista il venerdì, caricando l’ala di una delle due vetture. Sembrerebbe una presa di posizione netta e decisa quella dei tecnici di Maranello, studiata a tavolino “infischiandosene” del parere dei piloti.

Le conferme di quanto detto arrivano dalle parole di Binotto nel dopo gara: “Abbiamo portato quest’ala facendo delle simulazioni a priori considerando le caratteristiche della nostra vettura. Dire che seguiranno questa strada d’ora in poi risulta superfluo a questo punto. Come scritto nell’Ingegnere del Lunedì (approfondisci la disamina qui se vuoi), prendere come punto di partenza una vettura scarica per compensare la mancanza di potenza propulsiva sembra un palliativo. Ottimi riscontri cronometrici sul giro si ottengono tramite le corrette velocità di percorrenza in curva. Avere una velocità di punta tra le più alte in rettilineo per poi pagare sistematicamente 10-15Km/h in curva non sembra essere la mossa vincente. Basti osservare come il rendimento nel secondo e nel terzo settore, tutt’altro che buono, s’incarichi di vanificare completamente il ritmo gara.


Analisi on board Leclerc-Gp Gran Bretagna 2020: la numero 16…

Dopo il consueto “turbo engagement” e “bite point” parte l’installation lap. Gettonata come non mai a Silverstone, la scelta di partite con gomme Medium marcando il tempo in Q2 con lo pneumatico a banda gialla è toccata alla numero 16, diversificando la strategia rispetto al compagno di squadra. Quattro “burnouts” sulla linea del traguardo per portare in temperatura le gomme posteriori ed è tutto è pronto.

Lo stacco frazione di Charles è perfetto, consentendogli di affiancare Verstappen alla Abbey per poi superarlo alla Farm curve. Max non ci sta e tira una staccatona all’esterno, appaiandosi al monegasco alla curva Village spingendolo all’esterno. La migliore trazione meccanica della RB16 si fa sentire, riuscendo ad infilare la SF1000 immettendosi per prima nell Wellington Straight. A questo punto il ferrarista prende la scia della vettura di Milton Keynes buttandosi all’esterno di Brooklands, ma l’olandese è bravo a chiudere la porta percorrendo perfettamente Luffield

Probabilmente l’analisi odierna della numero 16 vi deluderà. Precoce e forse affrettato, il mio giudizio dopo solo 7 curve potrebbe far storcere il naso. Ma purtroppo, con il senno di poi, il Gran Premio di Charles finisce qui. Nessun sussulto. Nessun sorpasso. Una gara spesa a gestire gli pneumatici in entrambi gli stint, senza poter mai aspirare a qualcosa di più. Giro 2. In regime di Safety Car, provocata dallo scontro tra la Magnussen e Albon, la gestione dei compound diventa da subito importante per Leclerc. Marcos si apre in radio dicendogli che può proseguire senza rientrare ai box. Mezzo giro e la voce dell’ingegnere spagnolo si palesa ancora…

L’ordine è quello di mantenere corrette le temperature sull’asse anteriore. Per farlo nel migliore dei modi gli viene addirittura suggerito un “brake balance plus 5”, spostando il bilanciamento in frenata verso l’avantreno. Parliamo di una valore parecchio alto, tanto che Leclerc chiede conferma stupito del comando. La palese caduta di temperatura costringe Charles ad un lavoro continuo sul volante, tanto in rettilineo come in curva.

Prima della ripartenza Marcos comanda un “brake balance minus 8” e l’utilizzo della posizione “K1” sul manettino dell’overboost, ricordando di continuare a lavorare sulla temperature dell’asse anteriore. Al giro 6 la gara riparte. Poche curve e la sagoma delle RB16 di Verstappen sfugge via. Il ritmo del monegasco non è granché, ma comunque sufficiente per tenere distanza facilmente la McLaren del madrileño Carlos Sainz

Dopo aver comandato un bel “SOC 6”, parametro utilizzato solitamente in gara per gestire il rapporto tra energia generata tra MGU-K e MGU-H pareggiando consumo e generazione di energia, Marcos chiede un update sullo stato degli pneumatici.

In questo caso domanda di attivare tramite uno switch la schermata sul volante relativa ai parametri legati ai compound, come ad esempio differenziale in entrata e centro curva, temperature gomme e controllo usura.

Giro 13. In seguito all’incidente di Daniil Kvyat, catapultato fuori pista all’altezza della Maggots per un problema alla posteriore destra, i commissari di gara fanno entrare la seconda Safety Car compattando nuovamente il gruppo.

Oltre alle solite indicazioni a Charles viene ordinata una modifica al Multi Function per gestire la mappatura legata alla motricità della monoposto, suggerendo la preselezione del parametro sull’endotermico “Engine 1” per la prossima ripartenza. Il momento per sostituire i compound è propizio e Charles viene richiamato ai box. Durante la sosta viene effettuato un ritocco all’ala anteriore. Dovrebbe trattarsi di click per scaricare l’incidenza, anche se non ne sono troppo sicuro per via della comunicazione molto disturbata. 

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Visto il traffico in pit lane, Marcos aiuta Charles a gestire la ripartenza dopo il cambio gomme montando la mescola Hard. Tutto fila liscio. Tornato in pista arrivano le indicazioni sui compound montati dagli altri piloti, un cambio al brake balance, il permesso di spingere un pò e la conferma della quarta posizione.

Quattro curve e lo spagnolo si riapre in radio per fare presente che la temperatura dei freni posteriore è troppo elevata, invitando il monegasco a gestirla. Charles non capisce una mazza per un disturbo della comunicazione chiedendo la ripetizione il messaggio.

Una volta compresa la faccenda Leclerc non si capacita della situazione, domandandosi come mai le temperature siano così alte se non riesce a scaldare gli pneumatici. Poi chiede un aiuto. Lo spagnolo gli suggerisce di spostare il brake balance all’avantreno per ovviare al problema. Mezzo giro e finalmente la temperatura è rientrata. A questo punto Marcos suggerisce la mappatura ibrido Soc7 per ricaricare meglio le batterie, comanda il reset del parametro sulla gestione gomme, facendo sapere che proseguire sulla strategia scelta a monte “Plan A” è la strada corretta.

Ancora le gomme. “Benedettissime” gomme. A differenza di Mercedes che può usufruire del sistema DAS per mantenere facilmente nella giusta finestra di funzionamento gli pneumatici (clic qui per approfondire), la numero 16 soffre terribilmente.

Marcos ricorda ancora una volta che dev’essere fatto una lavoro su entrambi gli assi, concedendo l’utilizzo dei freni per raggiungere lo scopo. Charles risponde affermativo ricordando che la lentezza della Safety Car non aiuta in questi casi. Finalmente tutto è pronto per ripartite. Durante l’ultimo giro prima della ripartenza Marcos da gli ultimi ragguagli, ricordando utilizzo del “K2” con mappatura endotermico “Engine 1”

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pochi chilometri e la sagoma della RB16 di Max Verstappen sparisce…

Ancora una volta bastano poche curve per vedere scomparire Verstappen. Il ritmo nei giri successivi, malgrado la mescola fresca appena montata, non consentirà al monegasco di spingere, dovendo guardarsi le spalle dal ritorno di Grosjean. La SF1000 non presenta particolari problemi. Al contrario appare una vettura bilanciata. Peccato sia estremamente lenta…

Dopo 2 giri “Mode Race” gli pneumatici posteriori della numero 16 sono ancora freddi. Questa vettura, probabilmente con l’aggravante di una configurazione più scarica del dovuto, proprio non riesce a gestire al meglio le coperture. Charles è sempre costretto a rispettare eccessivamente le gomme, senza poter guidare liberamente la propria monoposto puntando ad un ritmo migliore.

Giro 21. Marcos si apre ancora in radio e indovinate un pò di cosa parla? Lo spagnolo ordina la terza pozione sul manettino secondario con una richiesta ben precisa: “RB position 3”. Questa ed altre sigle sono utilizzate raramente in condizioni normali. Nascondono diverse funzionalità e non sono di facile comprensione. In questo caso, la sigla RB su riferisce ai freni posteriori (rear brakes), comando che attiva il parametro utile per aumentare la temperatura degli pneumatici posteriori in fase di frenata. Dopo una manciata di tornate passate ad ascoltare i distacchi da un Verstappen sempre più lontano, Marcos autorizza una mappatura più competitiva da attivare tramite il manettino Multi Function

Questo comando incide sulla power unit rendendola più performante. Utilizzato in questo preciso punto della corsa, il comando tiene a bada le velleità di rimonta di Carlos Sainz. Nei successivi dieci giri non succede praticamente nulla. Continuano i soliti aggiornatemi dello spagnolo sull’irraggiungibile Red Bull di Verstappen, qualche regolazione al brake balance e il suggerimento di utilizzare diversi parametri “DIF IN” per garantire una migliore percorrenza in curva. Ovviamente continuano (incessanti) i comandi sul manettino secondario legato ai parametri in frenata, con il chiaro obbiettivo di gestire la temperatura dei compound posteriori

Dopo un update sullo stato degli pneumatici chiesto da Marcos, l’ingegnere di Leclerc autorizza la mappatura più spinta dell’endotermico “Engine 1”, dopo aver avvertito che Sainz inizierà a spingere a breve. Osservando il comportamento in curva della numero 16 durante il secondo stint, si nota facilmente come la SF1000 di Charles denoti qualche problemino in staccata, soprattutto a The Loop e Luffield

Analisi on board Leclerc

Puntualmente arriva il suggerimento di agire sulla rotella che comanda utilizzo freni e brake-by-wire in staccata, innalzando il valore di un punto in curva 4 e curva 7. Quando mancano una decina di tornate alla fine del Gran Premio il colpo di scena inaspettato giunge. Sainz buca l’anteriore destra e la stessa sorte tocca alle due Mercedes. Bottas non può fare a mano di effettuare la sosta mentre Hamilton, stoicamente, resiste e taglia il traguardo da vincitore quasi su 3 ruote. 

Da sottolineare l’ennesimo “calcolo matematico perfetto” del muretto Ferrari convinto, rispondendo a precisa domanda di Charles, della concreta possibilità di acciuffare Lewis prima del traguardo. Per fortuna dopo 4 curve se ne rendono conto conto smentendosi in radio. 

Secondo podio stagionale meritatissimo per il grande lavoro svolto in qualifica, superato da una gestione ottimale della vettura in gara.

Bello il gesto di Leclerc complimentandosi con il suo rivale nel giro di rientro. Malgrado il monegasco avrebbe tutte le carte in regola per battersi a tu per tu con Lewis, al momento deve accontentarsi di questo. Nel team radio a seguire i complimenti reciproci si sprecano per un risultato, come sottolinea Charles, di certo non atteso.

Riallacciandomi alla parte iniziare dell’analisi, spero che le parole di Binotto riguardanti la gestione degli pneumatici facciano riflettere i tecnici di Maranello. Quando la coperta è corta non si va da nessuna parte…


Autore: Alessandro Arcari – @BerrageizF1 

Foto: F1 TV


Analisi on board Leclerc-Gp Gran Bretagna 2020: la coperta corta…

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