Attacco al potere

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Attacco al potere
Le due Mercedes W11 in testa al gruppo: un'immagine vista molto spesso in questo 2020

Attacco al potere” è un action movie hollywoodiano di fine anni ‘90 incentrato sul terrorismo islamico negli Stati Uniti. Una pellicola che ha conosciuto una seconda esistenza dopo i drammatici accadimenti dell’11 Settembre 2001. Nulla a che fare con la Formula Uno (fortunatamente), se non un titolo che può servire a fotografare quanto sta avvenendo in questi mesi, con il gruppo dominante – la Mercedes – che sembra essere messo spalle al muro da una serie di decisioni che possono essere lette come vittorie politiche della concorrenza. A partire dal “ban” del DAS in ottica 2021, passando all’abolizione in corsa della cosiddetta “Party Mode” che, secondo qualcuno, darebbe tra i sette e i nove decimi di vantaggio alle W11 in qualifica, per finire al Patto della Concordia di recente stipula. Ma andiamo per ordine iniziando dagli ultimi sviluppi di un gioco di potere dal quale potrebbe scaturire un rimescolamento tecnico dei valori. Questo è ciò che auspicano Ferrari e Red Bull. Questo è ciò che il team di Brackley intende scongiurare sebbene il vento sia drasticamente girato.

Di due giorni fa è la notizia della firma corale del Patto della Concordia, un documento giuridico necessario per la stessa sopravvivenza della F1 visto che stabilisce, tra le altre cose, i dividendi economici e le modalità del processo decisionale. Mercedes aveva sollevato diverse questioni di opportunità su un accordo che, in soldoni, favorisce economicamente la Ferrari. Alla fine Toto Wolff si è piegato ed ha accettato nel complesso i termini dell’intesa. Che è stato sottoscritta, evidentemente, turandosi il naso visto che margini di modifica non ve ne erano più dopo la firma di McLaren e Williams. Ma la valutazione da fare è un’altra: la sottoscrizione del documento sgombra il campo da una serie di illazioni prodotte negli ultimi mesi: il team campione del mondo sarà presente nella massima formula almeno fino al 2025, ossia quando andrà rinnovato l’accordo. E questo dimostra che Daimler accetta condizioni afflittive ma rilancia la sfida. Che stavolta è più ardua: vincere in un contesto politico (e forse normativo) avverso. Affermarsi, insomma, senza le facilitazioni tecniche (che comunque vennero accettate da tutti, a partire dalla Ferrari) imposte dal legislatore nel 2014. A Stoccarda si dicono convinti di possedere la forza di superare le difficoltà che si stanno presentando in questi giorni.

Attacco al potere
Lewis Hamilton a bordo della sua Mercedes W11

A leggere i numeri sembra folle parlare di problematiche. Cinque vittorie su sei gare. Un dominio tecnico schiacciante, a tratti fastidioso. Un en plein mancato solo per particolari condizioni che hanno caratterizzato Silverstone-2 e che raramente rivedremo in stagione. Questo, in estrema sintesi, il primo terzo del campionato 2020 della Mercedes che ha già ipotecato, per l’ennesima volta, entrambe le graduatorie. Lo strapotere delle W11 poteva generare un solco ancor più profondo sulla concorrenza se solo Valtteri Bottas non fosse mancato all’appello sia per sfortuna che per un generale “appisolamento” post rinnovo contrattuale (non una novità per il finnico). Ma, nonostante ciò, la sensazione che la pietra tombale sul mondiale sia stata apposto sin dai primi giri delle libere del GP d’Austria è stata percepita da tutti. Dai tifosi alla stampa accreditata passando per i tecnici delle squadre avversarie e ai dirigenti della FIA. Proprio questa manifesta superiorità tecnica sta determinando le azioni della Federazione e di Liberty Media. Che, inutile girarci intorno, non sono proprio adamantine.

BOP. Acronimo di Balance of Performance. Un espediente bizantino che qualcuno vorrebbe vedere applicato alla Formula Uno. Un sistema che in altre categorie esiste e che dà i suoi frutti. Una norma che però non ha nulla a che fare con la serie oggetto delle nostre analisi. Intendiamoci, niente di tutto questo è stato formalmente introdotto, ma l’idea di eliminare il “bottone magico” altro non è che un bilanciamento delle prestazioni. Tra l’altro fatto in maniera posticcia e sicuramente unilaterale. Un provvedimento preso in corso d’opera senza che nessuno ne abbia pienamente compresa la ratio. Non un inedito per la F1. Questi stravolgimenti non piacevano in passato e continuano a non convincere oggi. È la morte della meritocrazia in assenza di prove provate che il sistema sia illegale. È idea abbastanza condivisa che l’abolizione del Party Mode – la cui entrata in vigore slitterà a Monza – penalizzerà la vettura sfornata in quel di Brackley.

Ma è davvero così? Questa è una domanda alla quale non v’è risposta certa. Chi prova a postulare scenari potrebbe scottarsi perché, ad essere puntuali, va compreso quanto gli altri motori sfruttino questo “giochino”. Ogni power unit presente in F1 ha il “manettino dei sogni”. Bisogna capire quanto siano efficaci quelli di Honda, Ferrari e Renault rispetto a quello Mercedes che è parametro e metro delle cose. Ma cosa ne pensano i diretti interessati? Ad averne parlato è stato Lewis Hamilton che ha confermato, in prima battuta, una sorta di sindrome da accerchiamento: “Vogliono fermarci!” ha tuonato il capoclassifica. Per poi correggere leggermente il tiro: “Indipendentemente da quello che decideranno, noi siamo la squadra migliore e gestiremo qualsiasi decisione. Semplicemente, continueremo a fare un lavoro migliore degli altri. Questo sembra essere l’intento di Mercedes: superare le difficoltà politiche col lavoro imponendo ancora il proprio status di dominus.

E la conferma arriva da Toto Wolff la cui posizione in seno al team è ancora da stabilire sul medio periodo (si susseguono voci su un suo passaggio ad Aston Martin): Se la Formula Uno dovesse vietare nel corso della stagione alcune mappe della power unit, penso che questa cosa ci aiuterà la domenica perché riusciremmo a evitare di spremere il motore in Q3. Cinque giri di party mode non fatti ci daranno 25 giri in più di prestazione in gara. Bisogna tenerne conto anche se ci farà più male in qualifica. Cosa di cui non sono sicuro, perché si tratta di un paio di decimi e, inoltre, questa cosa colpisce tutti gli altri allo stesso modo”.

Siamo sicuri che Liberty Media, ossia la proprietà del giocattolo, e la FIA, che della F1 è legislatore, esecutivo e giudice, vogliano semplicemente limitare la forza della Mercedes per livellare le prestazioni offrendo maggior ricambio nelle posizioni di vertice? O c’è qualche altro discorso apparentemente marginale ma che invero ha grande valore nelle dinamiche che investono il potere del motorsport? La Sensazione è che vi sia anche sorta di lotta a Toto Wolff il cui potere è cresciuto a dismisura negli ultimi anni, avendo giocato il ruolo del ragno tessitore. Trame complesse quelle disegnate dal manager austriaco che hanno aiutato Mercedes ad accrescere il proprio potere politico e, di riflesso, quello tecnico. Il Team Principal della Stella a Tre Punte ha le mani in pasta un po’ ovunque: nella Racing Point di Lawrance Stroll come il “Copygate” dimostra. Nella Williams (passata proprio oggi nella mani del gruppo statunitense Dorilton Capital, nda) e, indirettamente, nella McLaren a cui Mercedes fornirà le power unit a partire dalla stagione 2021.

Attacco al potere
Mattia Binotto a colloquio con Toto Wolff

Una sorta di plenipoteziario che qualche tempo fa aveva provato la scalata a Liberty Media (al posto di Chase Carey) e, secondo alcuni, in seconda battuta, alla FIA. In luogo di Jean Todt che non può ricandidarsi per raggiunto limite di mandati. Un’arrampicata che, stando ai bene informati, è stata frenata anche dalla Ferrari che temeva di vedere letteralmente straripare il potere di Wolff. Azione in cui la Scuderia è quindi riuscita e che sta a dimostrare, insieme alla suddette vittorie politiche, che il vento che spira sui palazzi del potere parte da Via Abetone in Maranello. Una cosa che non deve scandalizzare perché la F1 vive di correnti e di gruppi dominanti che si avvicendano. Ma per diventare tale bisogna tramutare queste affermazioni ratificate dalle carte bollate in trionfi in pista. Altrimenti non potremmo mai parlare di manovre efficaci, bensì di sterili vittorie di Pirro.

La Formula Uno del futuro prossimo sembra dunque essere indirizzata verso una visione assolutamente non “Mercedes-centrica”. Le motivazione per arginare la casa anglo-tedesca sono più che comprensibili, specie per chi deve vendere un prodotto pagato a caro prezzo a Bernie Ecclestone. Meno capibili sono le modalità con cui si cerca di bilanciare le forze in pista. L’attacco al potere sarà veramente compiuto quando e se vedremo scadere le prestazioni delle W11 e dei modelli che succederanno a questa monoposto cannibale. Se Mercedes dovesse continuare a vincere nonostante l’abolizione del DAS, nonostante l’eliminazione della “Party Mode” e nonostante un Patto della Concordia particolarmente penalizzante, allora sarebbe palese il fallimento dei competitor. E forse potrebbe finalmente avere fine quella narrazione totalmente distorta, fallace, di un team che avrebbe avuto, in certe risibili vulgate, illegali buoni uffici coi decisori. Un modo di ragionare pernicioso, falso, che anche negli ultimi tempi ha dilagato complici i social network che hanno amplificato questo messaggio invece di calmierarlo. Vietare il bottone magico non vuol dire che la pratica era precedentemente illegale. La norma è semplicemente cambiata: ciò che accadeva prima, in virtù dell’effetto ex nunc, non sarà più consentito. Adombrare illeciti è onestamente inaccettabile. E passare da parte lesa a quella del carnefice sarebbe un’illogica beffa.

Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1Mercedes

3 Commenti

  1. Ferrari ha posto il veto su un eventuale avvicendamento di Wolff a capo della FOM al posto di Chase Carrey… SE lo avessero posto anche sulla poltrona più ambita di Place de la Concorde avrebbero fatto bene.

    Cordiali saluti

  2. Era ora le vittorie della f1 di questi ultimi anni sono tutte falsificate da un regolamento fatto su misura per questa scuderia vincente

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