Turchia Amara

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Red Bull

Turchia Amara


Domenica prossima avremo la possibilità di ritornare a riscoprire una pista storica cancellata dal calendario, a causa dell’esoso gettone che la F1 richiede come tributo. L’Istanbul Park è uno di quei “Tilkodromi” riusciti bene (insieme al circuito della Malesia) e che nell’era recente della F1 ha contribuito a realizzare la storia del nostro sport; teatro di parecchie lotte memorabili. Lotte dolci per qualcuno e poco gradevoli per altri. Fu una Turchia decisamente amara per Vettel, Webber e tutta la Red Bull quella del 2010. I bibitari avevano già fatto vedere di cosa erano capaci l’anno prima, unica squadra capace di sfidare l’imprendile Brawn GP di Button e Barrichello (proprio come ora, sono gli unici a stare dietro alla Mercedes di Hamilton e Bottas). Crescita tecnica che esplose definitivamente nel 2010. 

Il team di Milton Keynes era intenzionato a stabilire il suo dominio (proprio come AMG ora e Ferrari prima di Red Bull… corsi e ricorsi storici). Ed era cosi forte che si permise di lottare per il mondiale con entrambi i piloti. È notorio, per legge universale di natura, che qualunque scelta (nel bene e nel male) si paga sempre. E i nostri cari bibitari, specie in quell’anno, non fecero eccezione. Gli anglo-austriaci infatti, sebbene avessero l’enfant prodige Sebastian Vettel su cui tanto avevano investito, potevano disporre allo stesso tempo del “collaudato” e tostissimo Mark Webber. Il quale diede non pochi grattacapi al teutonico nella corsa al suo primo titolo.

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Mark Webber e Sebastian Vettel ai tempi della Red Bull Racing

Durante il sabato turco, l’australiano con non poca soddisfazione rifila al compagno quasi mezzo secondo di distacco in qualifica, con Hamilton che si frappone tra i due litiganti. Immediatamente a ridosso del terzetto di testa ci sono il campione del mondo fresco di corona Jenson Button,seguito dalla debuttante Mercedes condotta da Nico Rosberg e Michael Schumacher. Ottavo Massa e solo dodicesimo Alonso entrambi su Ferrari. E pensare che lo spagnolo con quella monoposto si è giocato il titolo fino all’ultimo GP

La gara fu un monologo tra Red Bull e McLaren, con i quattro piloti delle rispettive due scuderie a darsele di santa ragione a suon di giri veloci e strategie dai box. La gara si decide al quarantesimo giro quando Vettel tenta di sorpassare il coriaceo Webber: l’australiano esce da curva 11 seguendo la tangente della stessa, con  il tedesco, incollato agli scarichi di Mark, che sfrutta la scia intrufolandosi alla sinistra del compagno di squadra. L’australiano mantiene la traiettoria mentre Vettel, vuoi per impostare la curva successiva (che porta a sinistra), vuoi perché voleva intimidire il compagno, scarta leggermente a sinistra. Il tanto che basta per urtare il compagno.

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Lo scontro tra le due Red Bull di Sebastian Vettel e Mark Webber

Quel contatto fu il chiodo della bara del già compromesso rapporto trai due alfieri bibitari. La gara alla fine la vinse Lewis dopo una lotta serrata con il compagno di squadra (compagno che in quell’anno a Lewis gli fece letteralmente vedere i sorci verdi!) e che solo un perentorio team order fermò, congelando le posizioni, portando il massimo risultato a casa. Nonostante il trionfo tutto inglese, quel GP resterà famoso per la lotta intestina tra i due piloti Red Bull e all’immagine del dito di Seb, roteante all’altezza della tempia, mostrando (con l’inequivocabile gesto) al mondo cosa pensasse del compagno. E cioè che fosse un pazzo!

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l’inequivocabile gesto di Sebastian verso il compagno di squadra…

La Turchia amara di Seb fu anche il crocevia, da parte della scuderia di Milton Keynes, sul decidere su chi puntare per la corsa al titolo. Questa scelta venne applicata senza colpo ferire durante l’ultimo GP di quel mondiale, utilizzando l’australiano come esca per l’ingenuo muretto Ferrari. All’epoca Vettel era affamato, guidava come un cannibale ed era in simbiosi perfetta con la sua macchina. Proprio come succede ora a Lewis e alla sua Mercedes. Altri tempi sebbene si parli di storia recente. Storia che purtroppo, quasi sicuramente, si ripeterà.

Considerando l’attuale andamento del tedesco infatti, anche la Turchia targata 2020 rischia di essere amara, probabilmente anche peggiore di quella del 2010. Ilteamdi Maranello si trova nella situazione che tutti conosciamo, ed il tedesco oramai conta solo i giorni alla scadenza del suo contratto. Non resta che fare lo stesso anche per noi tifosi, sperando che l’anno prossimo vada meglio per entrambi…

Buon GP a tutti


Autor: Vito Quaranta – @quaranta_vito

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