Analisi on board Leclerc-Gp Abu Dhabi 2020: impotenza…

Analisi on board Leclerc-Gp Abu Dhabi 2020: impotenza…


A Yas Marina è andata in scena la solita storia vestita di tanto impegno, grinta e abnegazione. Una storia sbagliata nel risultato, alla quale Leclerc ha dovuto partecipare forzatamente per tutta la stagione, costretto in ciò da una vettura incapace di performare. Lenta, imprevedibile, disarmata e disarmante. Finisce qua per fortuna. Si chiude un mondiale, pazzo nel suo svolgimento, dove Charles ha visto sfrecciare tante vetture meno la sua. Dove ha trovato spesso in sé la forza di stupire, di rammentare a tutti, se per sbaglio lo avessero scordato anche solo per un momento che, malgrado gli esiti spesso troppo negativi, lui resta all’apice con doti di pilotaggio decisamente fuori dal comune. Capace di fare a botte con tutti. Sempre. Persino con chi sfoggia titoli a profusione. 

Degno di cullare un sogno mondiale quando gli astri si allineeranno, l’erede dell’EssereFerrari è pronto. Preparato a ripagare la fiducia riposta. Resta da augurasi che il team italiano sia altrettanto lesto. Perché a Maranello sono obbligati a sovvertire un trend troppo brutto e soprattutto troppo vero. A dimostrare che le parentesi negative possono capitare ma non devono essere ripetute. Mettere da parte scuse e retorica. Passare all’azione, finalmente. Se così sarà, il talento di Charles servirà a qualcosa…


Analisi on board Leclerc-Gp Abu Dhabi 2020: premessa 

Un fine settimana partito in salita per il monegasco, viste le tre posizioni di penalità sul groppone in seguito alla partenza bahreinita un po’ naïf, se così possiamo definirla. Scaricare la vettura per guadagnare velocità di punta non ha funzionato più di tanto. A posteriori, dati alla mano, pare abbia inciso in negativo sulla gestione dei compound, senza peraltro risolvere il “benedetto” deficit di cavalli che rende pietosa la monoposto in rettilineo. 

Analisi on board Leclerc-Gp Abu Dhabi 2020

Una gara nata male e finita peggio. Una strategia ancora una volta non perfetta. Dettata da un immobilismo mentale che francamente non promette nulla di eccitante per il prossimo futuro. Forse non sarebbe cambiato poi molto con un approccio differente. D’altronde, quando le prestazioni latitano non si possono certo fare miracoli. Ma l’involuzione osservata sugli approcci, su metodi e atteggiamenti adottati in questo 2020 non mi è affatto piaciuta. Spero venga prontamente rimossa, perché i risultati sono frutto di tanti aspetti. Partire sconfitti vuol dire perdere, anche se si dispone di una vettura competitiva. Il 2018 dovrebbe aver insegnato qualcosa al riguardo…


Analisi on board Leclerc-Gp Abu Dhabi 2020: la numero 16

Uscito dal box per i giri di ricognizione arriva il balance check, un bel drink test e il solito controllo radio con vari passaggi in pit lane. Poi griglia a sinistra, dodicesima piazza. In Ferrari si differenzia la strategia. A Charles toccano le Medium, mescole scelte nel briefing mattutino. 

Decisamente buono, lo stacco frizione viene in parte vanificato dai 200 metri che dividono lo start da curva 1. Ricciardo resiste all’attacco e mantiene l’undicesima piazza. Ma il monegasco non molla, tinge di rosso gli specchietti Renault fino in curva 7, affianca l’australiano e lo sfida nella lunga retta. Sebbene la scia di Gasly aiuti il ferrarista, l’errore commesso in staccata manda tutto al diavolo. Sfila Daniel. Sfila Seb. Quattordicesima piazza servita. 

Analisi on board Leclerc-Gp Abu Dhabi 2020

Nella staccata successiva, dopo un leggero bloccaggio, entra addirittura l’antistallo in curva 11. Per fortuna la marcia riprende senza complicazioni. In radio arrivano un paio di ordini relativi alla mappatura Soc, al brake balance e un comando specifico al manettino secondario per gestire la velocità della cambiata. Nel frattempo, attraverso il dashboard si nota come le mescole non riescano tuttavia a prendere la working range corretta. A tal proposito Charles dice la sua, convinto che i problemi di temperatura siano legati alla vicinanza con le monoposto che lo precedono.

Il muretto box prende atto della situazione, suggerendo una trazione più dolce in uscita di curva 1. Mentre il primo pilota Ferrari cerca di amministrare al meglio la faccenda, la Racing Point di Perez molla il colpo. La Virtual Safety Car permette il soccorso al messicano rimasto a piedi in curva 19.

Se non prendo un granchio, la comunicazione riguardante il manettino del turbo in realtà dovrebbe essere cifrata, nel tentativo di avvisare il pilota della sosta farlocca. Lì per lì Charles non si rende conto e si interroga sul comando. Tuttavia, all’ordine “box opposit to Ocon”, cancellato nemmeno 5 secondi più tardi, il monegasco dimostra di aver capito la situazione non avvicinandosi nemmeno all’entrata della pit lane pur essendo molto vicino. Il regime di doppia bandiera gialla viene rafforzato dall’intervento di Bernd Mayländer. L’ingegnere spagnolo chiede un update sull’ala anteriore e la curiosità cresce, tanto che Leclerc chiede se stanno pensando effettivamente ad una sosta. “Stay out” la risposta, reiterata mezzo giro più tardi. Restare fuori significa acciuffare momentaneamente l’ottava piazza.

Al giro 13 la corsa torna a prendere ritmo. Sainz, con su un treno di Hard appena cambiate non perde tempo in ciance, punta la numero 16 e la infila agevolmente senza l’aiuto dell’ala mobile. Il contrattacco di Charles, coraggioso se non altro per la scia presa fino all’ultimo istante, non funziona.

Resta dietro, in nona piazza. Due tornate più tardi il copione si ripete. La pochezza del motore Ferrari si palesa ancora e Stroll ringrazia. Il monegasco vede sfrecciare la Racing Point sul lato destro, impotente davanti alla solita situazione. Ma questa volta la controffensiva premia il coraggio di Charles, reo di prendere tutta la scia possibile passando davvero vicino al canadese. 

Curioso, come per il tedesco (leggi qui l’analisi on board di Vettel), notare sul dashboard l’asse destro della monoposto ghiacciato. Pensare una lotta del genere a quelle velocità con tale handicap sulle spalle mette i brividi. Leclerc reggerà l’onda d’urto alle spalle ancora per un paio di giri, sino a quando Marcos ordinerà di passare alla mappatura Ers che eroga la minor potenza. A quel punto per la Racing Point sarà un gioco da ragazzi. 

La decima posizione si trasforma in dodicesima nel giro di due tornate. l’AlphaTauri di Gasly non lascia scampo all’effimera SF1000, così come la Renault di Ocon.

Il monegasco si lamenta sulla condizione degli pneumatici, specialmente dell’anteriore destra. Malgrado il muretto italiano recepisca il messaggio, la strategia al momento non prevede la sosta. Questa è la classica fase gare dove la monoposto italiana è in ginocchio oramai da qualche giro. Non capisco come si debba spesso arrivare all’esasperazione prima di fare una scelta… magari risparmiando tempo e fatica. Charles lo fa presente in radio, convinto che restare in pista in queste condizioni non sia affatto una buona idea…

Marcos risponde con un bel Soc 9, di fatto riducendo al minimo il supporto dell’ibrido. Ocon sorride, svernicia la vettura italiana e la chiamata ai box finalmente arriva. Sono 3,1 i secondi necessari per tornare in gara, con su un treno di Pirelli vergine a banda bianca. L’eccellente strategia Ferrari piazza Charles in ultima posizione…

L’ibrido torna su un valore ragionevole. Fittipaldi, circa sette secondi più avanti, è il prossimo obiettivo. Le referenze sul laptime sono il francese Ocon, Gasly e Kvyat, fissando su 43.4 il ritmo da tenere. Leclerc acchiappa il gruppone in tre giri. Sorpassato il nipote del tre volte campione del mondo brasiliano, Latifi e Magnussen limette dietro alla tornata successiva, propio mentre Giovinazzi prede la corsia box e lascia incustodita la sua posizione.

Il ritmo del monegasco, 42 basso, soddisfa il muretto italiano. Il feedback sui compound, richiesto espressamente dal ferrarista, è positivo. Oltre l’avviso sull’ulteriore track limits superato in curva 21, lo spagnolo trasmette i lap time su Gasly, identificato come obiettivo. Leclerc chiede pertanto info sul francese. Vuole sapere tutto. Se sta lottando con la vettura, il suo ritmo e si si trova in “free air”. Accontentato, il capitano Ferrari continua a spingere. 

Raggiunto Russell, prende la posizione sulla Williams numero 63, resistendo al contrattacco del giovane talento Mercedes. Il cittadino del principato si lancia così all’inseguimento di Raikkonen, colorando di rosso gli specchietti Alfa Romeo in meno di 3 giri. Marcos si apre in radio elargendo un paio di info. Senza dubbio la più interessante riguarda gli pneumatici, visto la chiara necessita di gestirgli al meglio in curva 3.

Giunto negli scarichi del campione del mondo 2007, il calvario prende forma. Una vettura clienti dotata del tuo stesso propulsore, in teoria, non dovrebbe rappresentare un grosso problema. La logica tuttavia sfugge quando si parla di Ferrari el’impossibilitàdi surclassare la monoposto svizzera è concreta. Viene concessa pertanto una mappatura ibrida più aggressiva, nel tentativo di velocizzare la marcia per poi affondare il colpo con il K1 plus. Ma niente da fare. Anche questa non funziona. L’attacco deciso di Charles alla fine della seconda zona Drs viene respinto. Gettatosi all’esterno di curva 11, il ferrarista è costretto ad alzare il piede. La difesa di Raikkonen è sontuosa, il messaggio di Iceman altrettanto: oggi non si passa…

Lo sfogo in radio arriva. Manifestare impotenza è il minino in questi casi, sopratutto quando ti rendi  conto che la tua gara finisce lì. Il monegasco dapprima fa presente le difficoltà in rettilineo della sua SF1000 e poi, attraverso una comunicazione plateale, si arrende alla triste evidenza: la vettura italiana non è in grado di sorpassare un’Alfa Romeo malgrado l’utilizzo dell’ala mobile, l’over take button, un treno di gomme con 13 giri in meno sul groppone e un’intera retta lunghissima a disposizione per farlo. Lo scenario appena descritto recita l’emblema della stagione Ferrari alla perfezione. Quando mancano 10 tornate alla fine, vale la pena rimarcare solo un paio di cosette. Oltre la situazione descritta infatti, la lotta comprende il delicato tema compound. Dopo aver superato i track limits in curva 21 per la terza volta, visto lo strano comportamento della vettura, Leclerc è addirittura convinto di avere l’ala anteriore danneggiata.  Fatto presente in radio, Carletto viene immediatamente rassicurato da Marcos. In realtà, il vero problema sembra essere lo stesso sofferto dal 4 volte campione del mondo tedesco, oramai ex compagno di squadra. Le mescole Hard perdono temperatura. Si raffreddano, in questo caso, specialmente sull’asse posteriore. Riprova ne è il comando elargito dall’ingegnere di pista spagnolo.

Xavi chiede di agire sul manettino del multifunciton per modificare un parametro legato ai freni posteriori, necessario ad inalzare la temperatura degli pneumatici. La gara scivola via così, cercando di amministrare al meglio la vettura. Curiosa, simpatica, o forse irritante, la seguente comunicazione radio sul doppiaggio che Max si appresta a fare: “And the next car behind is Verstappen. 1,7 second. Is not for position…” Ma dai? davvero? 

La frustrazione si palesa al giro 53. All’ennesimo laptime su Kimi, il monegasco chiede di non essere ulteriormente informato, ritenendo inutile tale comunicazione. Sebbene Marcos dia l’ok, il giro successivo se lo scorda e ripete ancora il tempo sul giro del finlandese. Non c’è più tempo per raccontare altro, lungo in curva 11 a parte.

Beh… che dire. Forse è meglio non dire niente. Proprio come ha fatto Vettel non volendo commentare una gara di fatto incommentabile. Oltre al disappunto per l’ennesima battaglia persa in partenza, c’è ancora tempo per i ringraziamenti al team e a Seb. Dopo aver ricordato come non sia stata certo una stagione facile, arriva l’augurio verso il 2021. Sperando sia migliore o, comunque, tutta un’altra storia…


Autore: Alessandro Arcari – @berrageiz

Foto: F1 TV

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Analisi on board Leclerc-Gp Abu Dhabi 2020

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