Guerra politica in corso sul congelamento delle power unit

Guerra politica in corso sul congelamento delle power unit


Quella di domani, giovedì undici febbraio, potrebbe essere una data importante per il futuro di breve periodo della Formula Uno. In una riunione tra team e decisori saranno poste all’ordine del giorno due questioni che di fatto potrebbero cambiare il corso della categoria fin qui conosciuto. Il primo punto sul tavolo è l’introduzione della Sprint Race. Più volte proposta e costantemente respinta, stavolta la gara breve potrebbe diventare una realtà limitatamente a tre storici appuntamenti iridati: Canada, Monza ed Interlagos. La fronda dei favorevoli parrebbe essersi ampliata nelle ultime ore soprattutto dopo l’endorsement convinto di Stefano Domenicali che, un po’ a sorpresa, s’è fatto araldo dell’iniziativa pur venendo dalla solida “tradizione formulista” europea. Un qualcosa che ha fatto storcere il naso allo zoccolo duro degli appassionati. Ma la partita resta aperta e l’epilogo è tutt’altro che scontato. Un’altra faccenda calda che verrà dibattuta nelle segrete stanze del potere è quella inerente il futuro delle power unit. Più precisamente del congelamento tecnico delle stesse. Ed è questo l’aspetto sul quale ci focalizzeremo.  

La questione è nata quando la Honda ha dato, non senza sorprese, il benservito ad Alpha Tauri e soprattutto a Red Bull. Due team praticamente rimasti senza una motorizzazione a partire della stagione 2022. Cosa fare? Con Mercedes già fornitrice di quattro compagini, Ferrari alle prese col tentativo di un recupero prestazionale dopo l’accordo riservato con la FIA, Renault non più in buoni rapporti col team diretto da Chris Horner e senza un nuovo motorista all’orizzonte che possa subentrare al colosso nipponico, le alternative sono prossime allo zero. Da qui la necessità di continuare a mantenere competitivo un propulsore come quello della Grande H anche negli anni a venire. Magari facendolo gestire direttamente al team di Milton Keynes. Ma questo artificio può essere possibile – ed efficace – solo se gli altri motoristi non scappano via a suon di investimenti e di sviluppi che Red Bull non potrebbe accollarsi sia per mancanza di know-how che per scarsità di fondi derivante dal budget cap. Da qui l’idea del congelamento. Che deve essere condivisa dagli altri competitor che, naturalmente, mirano a tutelare i propri interessi.

Guerra politica in corso sul congelamento delle power unit
Honda Hybrid F1

Red Bull è un marchio importante per la Formula Uno e non può essere messo in un cantuccino così facilmente. L’ecosistema di Mateschitz è ampio ed ha altri interessi nella serie: dal possesso dei diritti tv per la trasmissione dell’evento in Austria ad una rivista cartacea ed on line. Quindi Liberty Media ha a cuore le sorti del team che deve avere possibilità di competere a buoni livelli. Continuare con una power unit conosciuta sarebbe una buona base tecnica dalla quale ripartire. L’ipotesi Renault da tanti paventata implica non solo problematiche politiche, ma anche e soprattutto proggettuali. Le vetture 2022 saranno create in base a regole tecniche che rivoluzioneranno le monoposto così come le conosciamo. Avere un motore “familiare” nell’architettura, nella disposizione dei componenti correlati e anche nelle risposte in pista sarebbe la constante in un mondo di variabili. Ecco perché sia in Alpha Tauri che in Red Bull si storcono i nasi sull’ipotesi di un matrimonio con un altro motorista.

Quindi domani sarà firmato il congelamento regolamentare? Calma, l’ipotesi tutt’altro che certa. E’ Franz Tost, team principal della ex Toro Rosso, a manifestare lo scetticismo sulla buona riuscita della trattativa che investe molte parti: “Anche se tutti dicono di essere d’accordo, la verità è che vogliono risparmiare tempo. È normale che i motoristi che hanno un vantaggio vogliano mantenerlo”. E qui il riferimento è alla Mercedes. Bocciare il congelamento, invece, sarebbe una grande vantaggio appannaggio della Ferrari che è costretta ad inseguire dopo che l’accordo con la FIA ha pesantemente limitato le prestazioni di una power unit che nel 2019 era diventata il punto di riferimento della potenza massima. La modalità con la quale veniva prodotta, evidentemente, non era pienamente confacente al regolamento tecnico. Da qui le limitazioni e le conseguenti pessime performance di tutti i team equipaggiati dalle unità motrici di Maranello nell’arco del 2020.

Guerra politica in corso sul congelamento delle power unit
Power unit Ferrari SF1000

Le regole vigenti decretano che i motori approvati ad inizio 2022 non possano essere “toccati” fino all’anno successivo, quando poi ci sarebbe il congelamento definitivo sino alla stagione 2025. Ma per Red Bull questa potrebbe essere una scure mortifera perché due anni di mancati sviluppi porterebbero il V6 giapponese ad essere l’ultimo del lotto. E’ chiaro, dunque, che gli interessi in gioco siano elevati e che Milton Keynes possa trovare in Mercedes un facile alleato. Renault, e maggiormente Ferrari, dovrebbero essere le realtà meno avvantaggiate da un congelamento subitaneo. E sappiamo che la Rossa ha il diritto di veto dalla sua che potrebbe essere l’arma decisiva in questa guerra politica.

Stefano Domenicali, nuovo CEO di Liberty Media, ha una bella gatta da pelare tra le mani. Ed è per questo motivo che sta spingendo verso una sostanziale semplificazione delle power unit. Giocata che può essere vincente; un autentico faro attrattivo per altri costruttori che andrebbero a colmare il vuoto lasciato dalla HondaLe attuali architetture determinano costi di progettazione e sviluppo esorbitanti e la cosa, in un quadro di generale depressione economica, scoraggia i colossi dell’auto che hanno subito più di altri la frenata determinata dalla crisi pandemica. La contrazione dei mercati è tutt’ora in corso e previsioni sul medio-lungo periodo sono difficili da realizzare. Le semplificazioni meccaniche ed aerodinamiche derivanti dal nuovo corpus regolamentare che entrerà in vigore nel 2022 per ora non ha una corrispondenza in uno snellimento tecnico dei propulsori. Questa discrasia potrebbe non reggere a lungo e forse è ciò che serve per dare nuova slancio e nuova linfa alla Formula Uno che ha bisogno di introdurre tra i protagonisti nuove case automobilistiche. Ne va della sopravvivenza del carrozzone.


Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: Honda – Red Bull – Formula Uno – Alessandro Arcari – @berrageiz

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