Gasly, la rinascita e i tempi duri in Red Bull

Gasly, la rinascita e i tempi duri in Red Bull


Gasly decide di raccontarsi a cuore aperto. Affida la sua storia alla scrittura, per far emergere la parte più viva di sé. Pierre è delicato, attento. Non rivela e non cerca approvazione, piuttosto si svela con delicatezza, con un pudore gentile che ce lo rende ancora più caro. Parte dal suo giorno più buio, dai suoi ricordi più dolci, perché come sempre la vita è una miscela di amore e di orrore e lui ne è consapevole. Onora il ricordo del grande amico Anthoine e solo dopo si focalizza sulla sua esperienza, sull’amarezza e sul fallimento. Ben poca cosa rispetto alla perdita più grande, a ciò che lo ha lasciato realmente smarrito e indifeso, al cospetto della pista e del mondo.

Gasly è un giovane talento che ha fatto gavetta, che non ha avuto la strada spianata grazie a favori o denari. Si è conquistato tutto sul campo, confrontandosi con i migliori. L’esperienza in Red Bull avrebbe potuto rappresentare il punto di svolta e invece lo ha messo a contatto con un universo crudele, impietoso. Il vivaio dei sogni si è trasformato in una carneficina, pronta a cannibalizzare i suoi figli. Per cui è bastato qualche errore di troppo, qualche incidente di poco conto per entrare nel libro nero. I media rapaci chiassosi e strillanti, pronti a colpire con il becco tagliente chiunque non soddisfi pienamente al debutto, incuranti di ciò che potrebbero generare, tesi solo a garantire il coccodè del giorno.

Pierre Gasly conquista il primo podio con Toro Rosso, Brasile 2019

Gasly nel 2019 ci prova. La lotta è impari, considerato che si scontra con un titano del calibro di Max Verstappen. Un’eccellenza che non necessita presentazioni, ma che gode in ogni caso di un credito illimitato, conquistato a suon di prestazioni sconvolgenti, di reiterati wow e di un talento che non ha bisogno di cognomi. Nulla di sbagliato, intendiamoci. Ci si trova al cospetto di un fenomeno e questo va tutelato. Ma così il povero Pierre, in poco tempo, diventa una sorta di Pierrot, con la perenne lacrimuccia stampata sul viso. Si trova alle prese con “un’auto non perfetta” e priva di “tutti gli strumenti necessari per ottenere il successo“.

La Red Bull è il concretizzarsi di un sogno per Gasly. Rappresenta il blasone, la grande occasione, il mezzo ideale per aspirare a una carriera di successo. Però ogni storia è differente, e quella di Pierre non era scritta a Mylton Keynes, perché lui non sarebbe mai stato adatto a quel posto ed è consapevole che “non avrebbe mai funzionato“. La doccia fredda arriva nell’estate del 2019, dopo Budapest, durante la consueta sosta estiva. Helmut Marko, senza troppi giri di parole, emette il suo verdetto e comunica la retrocessione in Toro Rosso. Nelle intenzioni non è un reale addio, solamente un parcheggio, in attesa del poi. Aspettando che le acque si calmino e che la stampa smetta di gracchiare a proposito dell’ennesimo talento sprecato.

Sono giorni duri per Gasly. Giorni di delusioni cocenti come il sole di quell’estate. Un piccolo conforto arriva dal grande amico Anthoine, che trova le parole giuste per rianimarlo: “dimostragli che si sbagliano“. In questo modo Pierre comprende, interiorizza. L’errore era loro, non suo. E lui avrebbe avuto tutto il tempo e tutti i modi per dimostrarlo. A partire da Spa, la pista che adorava. E da allora in poi ancora tante volte, una prova del nove per confermare la sua passione, per affermarsi come pilota. Purtroppo quel weekend non avrebbe parlato di riscossa, solo di dolore. Lacrime e sangue sull’Eau Rouge, senza nessuna gloria, senza una logica, senza un ultimo saluto. Restavano le confidenze di Budapest tra due amici fraterni, troppo brevi e troppo lievi considerando che sarebbero state le ultime.

Il tempo dei vivi scorre, o almeno ci prova, nonostante un anno messo in stand by, in discussione, quasi un intrusione nella quotidianità dei comuni mortali. Ma la Formula Uno ha il merito di segnare una rinascita, di vita e di sport, in una stagione funesta. Gasly ormai si trova a suo agio in quella che è diventata Alpha Tauri. Una nuova linfa, lontano da inutili confronti e da malelingue. Finalmente può esprimersi in modo sereno. Tanta Europa in un calendario rivisitato e stravolto dalla pandemia. Ancora una volta Spa, senza rancori, come un tributo: quello che Pierre ha lasciato in punta di piedi e di cuore.

Pierre Gasly vince a Monza 2020

Poi arriva Monza, perché l’estate scorre veloce e sta per finire. Settembre singhiozza, ma la voglia di vita è ancora lungi dall’essere placata, sedata da una breve parentesi di quasi normalità. La gara si apre senza troppe illusioni, con una partenza da metà schieramento che non pare preludere a grandi sorprese. Eppure alle volte accade, accade che il vento soffi nella tua direzione, accade cheritrovi un pezzo di te‘. E che lo porti in gara con orgoglio, contro ogni previsione e contro ogni pronostico. Così, insperatamente, al giro 29 ti ritrovi al comando, con sua maestà Hamilton alle prese con una penalità. Ed ecco che Pierre, il ragazzo nell’ombra, prende il comando, per la prima volta in vita sua. E fa ancora meglio, andando a festeggiare il successo senza la complicità della folla, in un momento intimo e raccolto, adatto a fotografare l’istante perfetto.

Pierre Gasly festeggia la sua prima vittoria nel Gran Premio d’Italia 2020

L’inno francese, il gradino più alto, la rivincita. Tutto è così meraviglioso e così stupendamente miscelato da non richiedere altro, se non la sua comunione con quel luogo, seduto su quel podio che mai più avrebbe voluto lasciare. “Ottieni la prima vittoria una sola volta” pensa Gasly. “Era il nostro giorno” pensa Pierre, alzando per un attimo gli occhi al cielo.

Foto: Pierre Gasly


Autore: Veronica Vesco – @VeronicagVesco

Veronica Vesco
Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

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