Imola, forse ne avevamo davvero bisogno

Faccio una doverosa premessa, che già so mi costerà cara: non sono un grande fan di Imola. O meglio, l’ho sempre reputata una pista da uomini veri, ma non una delle migliori piste in assoluto a disposizione dell’immaginario collettivo degli appassionati di corse. Insomma, tutto l’hype generato lo scorso anno intorno al ritorno di Imola, che poi è figlio della richiesta di migliaia di fan che da anni ne invocavano a gran voce il ritorno in calendario, non l’ho mai compreso fino in fondo. Probabilmente perchè sono un tipo molto nostalgico nella vita di tutti i giorni, ma non su ciò che riguarda i motori. O forse perchè a differenza di altri ho una discreta memoria, chissà.

Fatto sta che io ricordo bene le ultime edizioni pre-covid, datate 2005 e 2006, di quello che era solito chiamarsi Gran Premio di San Marino. Due edizioni che vengono da molti definite come memorabili, con un duello AlonsoSchumacher ripetuto a parti invertite a distanza di 12 mesi. Qui si entra nel campo delle opinioni, per carità, nei modi di vivere ed intendere il motorsport. Nella mia testa, la gara ideale è quella con monoposto livellate che competono su una pista che non rende il sorpasso impossibile ma che neanche te lo regala (al netto del DRS).

Imola

La gara del 2005 vide una furiosa rimonta di Schumacher, che guadagnò la seconda piazza con un grande sorpasso su Button per poi arenarsi dietro ad Alonso. La tensione era innegabile, ma è stato lo stesso Fernando a dichiarare in una recente intervista che la sua vittoria non è mai stata in discussione proprio per via del layout del circuito. Poteva perderla lui stesso con un errore, causato magari dalla pressione ricevuta dalla presenza negli specchietti di un sette volte campione del mondo. Ma mai Schumacher avrebbe potuto passare con le sue sole forze, pur avendo una vettura molto più veloce. 

Ecco, per essere chiari, nel 2005 in calendario non c’erano India, Corea e Abu Dhabi. C’erano tante piste storiche attualmente assenti come ad esempio Nurburgring, Indianapolis, Hockenheim. Piste in cui il sorpasso è decisamente più facile che ad Imola. Sarà per questo che francamente non ho mai sentito una forte nostalgia di questo circuito, al netto dell’italianità o dei riferimenti storici a Senna. Anche perché i famosi Tilkodromi moderni non sono tutti da detestare, come ci ha dimostrato ad esempio la gara all’Istanbul Park della scorsa stagione.

Imola
Lewis Hamilton prepara l’attacco ai danni di Charles Leclerc per la terza posizione

Eppure, devo ammetterlo, sul fascino di Imola quest’anno mi sono dovuto ricredere. Sarà perchè il COVID-19 continua a lasciare vuote le tribune degli autodromi, il che rende ancora più magica la passione dei tifosi affacciati dai balconi delle case circostanti. Sarà perchè effettivamente l’odiato DRS ha concesso almeno un punto di sorpasso in una pista comunque tecnica ed ostica. Sarà perchè in un weekend bagnato, la combinazione data dalle peculiarità del circuito e dal livellamento delle vetture ci ha regalato molti duelli mozzafiato. Fatto sta che anche io non ho potuto fare altro che inchinarmi davanti allo spettacolo regalato dalla gara sui saliscendi imolesi. 

Ma soprattutto, mi hanno incuriosito le grandi difficoltà riscontrate dai “secondi piloti”, non da intendere come seconde guide quanto come nuovi arrivi nei rispettivi team. Data l’estrema somiglianza delle vetture 2021 a quelle 2020, Imola sembra aver esasperato le difficoltà di grandi manici come Ricciardo, Alonso e Vettel, incapaci di tenere il ritmo dei ben meno quotati teammate nell’arco di tutto il weekend. Lo stesso Sainz (clicca qui per l’analisi on board), partito fortissimo in Bahrain, non è mai stato in grado di replicare le performance di Leclerc (clicca qui per l’analisi on board )nel corso del weekend di Imola. Perez invece ci ha illuso in qualifica, per poi crollare rovinosamente nella seconda metà di gara. Ovviamente il senso del discorso non è sminuire il talento dei suddetti piloti, ma è indubbio che le loro debolezze sono apparse francamente eccessive

Imola

Probabilmente per via di una somma di fattori: una vettura ancora relativamente nuova per loro, unita ad un circuito tecnico e all’asfalto bagnato, hanno creato difficoltà anche ai grandi campioni. Difficoltà che però hanno invece parzialmente risparmiato Verstappen ed Hamilton, per l’appunto confermati nei rispettivi team, che non si sono risparmiati in termini di performance pur avendo mostrato diverse sbavature tra qualifiche e gara. A mio avviso questo punto sarà tra i più interessanti da “attenzionare” nelle prossime gare: in che modo la difficoltà tecnica di un circuito influirà sulle differenze prestazionali tra i neo-compagni di squadra, in una stagione che ha limitato al minimo i test pre-stagionali?


Autore: Marco Santini

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