Bottas vs Russell: lo scontro finale è imminente

F1. Questo articolo ha una scadenza breve. Questo pezzo potrebbe autodistruggersi o semplicemente perdere il suo valore – ammesso che ne abbia – tra pochi giorni. Sì, perché gira voce che il week end di Silverstone non sarà solo quello della novità che tutti (tutti?) attendono – ovvero il debutto della qualifica sprint – ma anche il palcoscenico ideale per un annuncio che in terra d’Albione attendono da ormai un paio d’anni: George Russell in Mercedes a partire dal prossimo campionato. Il chiacchiericcio si fa sempre più insistente, ma conferme a riguardo, al momento, non ne giungono. Anche perché a Brackley è in corso una riflessione molto profonda.

La prima e più importante tessera del puzzle è stata incastonata la settimana passata, nel bel mezzo del week end austrico: Mercedes e Lewis Hamilton hanno deciso, con reciproca soddisfazione tecnica ed economica, di prolungare il legame di altre due stagioni. Stavolta le parti non hanno temporeggiato; stavolta non hanno protratto oltre i limiti dell’umana pazienza una telenovela che l’anno scorso caratterizzò la seconda parte della stagione e tutto l’inverno. La montagna partorì il proverbiale topolino visto che fu annunciata, in febbraio, la continuazione annuale del rapporto. Veramente poca roba. Un fatto che, comunque, ha alimentato speculazioni, congetture e dicerie e che ha aperto a scenari che andavano dal fantasioso al catastrofico. Ecco che stavolta si è inteso formalizzare i ruoli molto presto. Cosa resasi necessaria anche in vista di un mondiale di F1 2022 contraddistinto dalla rivoluzione tecnica che ci farà dimenticare le monoposto per come le conosciamo oggi.

Dopo essersi assicurato per un altro biennio le prestazioni di Lewis Hamilton, Toto Wolff deve affiancargli un compagno di squadra. E deve farlo presto. Per tutta una serie di ragioni. In primis per dare a Valtteri Bottas la possibilità di operare a mente serena in caso di riconferma. O di trovare gli stimoli necessari per essere ancora utile alla causa avendo la possibilità di immergersi in una nuova avventura lontano da Brackley.

L’anno passato il richiamo alle armi alla causa anglo-tedesca arrivò agli albori del campionato con una mossa un po’ a sorpresa di Ola Kallenius che ruppe gli indugi e assicurò altri dodici mesi di permanenza ad un pilota che era partito molto determinato, quasi persuaso di poter strappare ad Hamilton il titolo mondiale di F1. Oggi, ad estate inoltrata, le bocce sono ancora immobili. Almeno pubblicamente. Una situazione di incertezza sintomatica del fatto che le valutazioni nelle stanze dei bottoni potrebbero essere ancora in corso.

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George Russell a muso duro con Valtteri Bottas dopo il botto al Tamburello

Il team principal viennese deve sbrigarsi perché il futuro è oggi. L’anno venturo sarà necessario un approccio inedito alla Formula Uno e, in tal contesto, sarebbe utile sapere con quale coppia lavorare. L’egemonia della Mercedes è in una fase di declino. Gli scricchiolii si sono tramutati in rumori assordanti che somigliano molto al sibilo della power unit Honda che, ad oggi, sembra essere diventata il punto di riferimento tecnico della categoria. Così come lo è la vettura che accoglie nel suo grembo il V6 nipponico.

AMG F1 si trova a fronteggiare, praticamente per la prima volta in otto anni, una situazione inedita. Ossia quella del corridore che arranca alle spalle del maratoneta più veloce ed instancabile. Una condizione che potrebbe perdurare nel 2022 o che potrebbe essere ribaltata in forza di quella rivoluzione copernicana frutto delle nuove norme tecniche che entreranno in vigore tra cinque mesi.

Il rimescolamento regolamentare aprirà a nuovi ed imprevedibili scenari. Tutti partiranno da zero; tutti, grazie al budget cap, un istituto il cui peso spesso viene sottovalutato, avranno pari possibilità di accedere alla parte nobile della classifica.

La F1 del 2022 è una tela spoglia da dipingere. In questo scenario la stabilità potrebbe aiutare a fissare i colori base e a non relativizzare delle dinamiche che oggi appaio sedimentate, inscalfibili, immutabili: Lewis Hamilton prima guida per conclamata superiorità tecnica (e non da contratto, è bene ribadirlo), e Valtteri Bottas nelle vesti dello sparring partner, nel ruolo del leale compagno di squadra che sa gestire la sua posizione senza colpi di testa né plateali lamentale.

Il rinnovo contrattuale accettato del Sette Volte Campione del Mondo potrebbe comprendere una clausola particolare, ossia quella di poter decretare il nome del collega di garage. Una prospettiva di cui si è molto dibattuto ma che non trova riscontro nelle parole dei protagonisti. Toto Wolff, la settimana scorsa, ebbe a dire che Lewis è ascoltato in seno al team, che i suoi parerei sono preziosi. Ma mai ha riferito che ha quella facoltà decisionale che spetta solitamente a chi del team detiene le azioni. Ovviamente l’opzione Bottas è parecchio gradita all’ex McLaren che pubblicamente non perde occasione per lodare il finnico. Ma l’azienda deve tutelare i propri interessi che potrebbero non coincidere con quelli di Hamilton.

La partita, dunque, si gioca su un tavolo al quale siedono George Russell e Valtteri Bottas, i piloti di F1 che a Imola hanno avuto un incontro molto ravvicinato che ha fatto perdere le staffe ad un sempre posato Toto Wolff. Ognuna di queste due possibilità presenta dei vantaggi e controindicazioni.

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Valtteri Bottas, Mercedes AMG F1

Partiamo dal pilota di Nastola. Bottas è alla quinta stagione di F1 in Mercedes. Ha un rapporto consolidato con gli uomini del team e con Lewis Hamilton col quale non ha mai avuto un momento di tensione. Valtteri è l’amico che vorresti avere in ogni avventura: solido, fidato, capace di intervenire solo quando serve. Un uomo che agisce quasi dietro le quinte senza rubare la scena al protagonista assoluto di cui egli stesso riconosce lo status. Un professionista molto solido in qualifica ma che in gara ha conosciuto qualche passaggio a vuoto. Ed è questo il motivo per il quale la sua posizione è in bilico. E lo è soprattutto se la supremazia tecnica del mezzo a disposizione diventa un lontano ricordo.

Un driver della sua caratura è utile per portare a casa una coppa costruttori? Il campionato in corso non sta dando risposte affermative, ma la strada è ancora lunga. Con Bottas in squadra sarebbe tutelato l’investimento Hamilton che diverrebbe ancor di più fulcro della compagine potendosi esprimere al suo massimo potenziale senza ulteriori pressioni mentali che provengono dall’interno e che, la storia insegna, sono le più difficili da gestire. Un Hamilton-Rosberg bis non potrebbe essere tollerato quando i distacchi non sono quelli siderali del 2016. Quel duello intestino, che culminò nel botto fratricida del Gp di Spagna che aprì la strada all’ascesa di Max Verstappen, oggi sarebbe la pietra tombale sulle velleità di titolo di Hamilton e della stessa Mercedes. D’altro canto, Wolff, Ineos e Dailmer AG, i tre proprietari-plenipotenziari della scuderia anglo-tedesca, debbono programmare il futuro. E debbono evitare di depauperare un capitale tecnico che ora sta sgomitando in una Williams lontana parente di quella che imperversava qualche lustro fa.

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George Russell, pilota Mercedes “parcheggiato” in Williams

E veniamo a George Russell. Il ragazzo ha le stimmate del campione. Con una vettura ai limiti della presentabilità ha fatto intravedere sprazzi di driving eccelso in F1. Nella categorie inferiori dominava con una tale superiorità sportiva da sembrare arrogante. Caratterialmente sembra essere una roccia. Determinato e feroce quando punta la preda, a volte può risultare pericoloso per eccesso di foga come insegna l’incidente di Imola 2021.

Russell, al di là di ciò, è un appartamento lussuoso nel centro di una metropoli occidentale usato come deposito per pacchi polverosi. Il suo potenziale, prima o poi, deve essere lasciato libero di esprimersi, di sfogarsi. E quale miglior team se non la Mercedes che ne controlla direttamente il cartellino? La componente inglese di AMG spinge affinché il ventitreenne di King’s Lynn si accasi a Brackley. Il precedente del GP del Bahrain in versione ovale ha convinto tutti. Appena calatosi dell’abitacolo della W11 di un Hamilton appiedato dal Covid-19 ha subito messo in chiaro le cose. E se non ha portato a casa il GP è stato solo per un problema ai box.

George è senza ombra di dubbio il futuro della Stella a Tre Punte. Sarà con ogni probabilità lui a raccogliere il testimone di Hamilton che potrebbe dire addio alle corse a fine 2023, anche se Toto Wolff è sembrato cauto su questa ipotesi. Pure perché vuole saggiare la capacità del ragazzino di concretizzare in gara le mirabolanti qualifiche. Questo, al momento, sembra essere l’unico piccolo Tallone d’Achille di un pilota che però ha l’attenuante di guidare una vettura inadatta a far esprimere adeguatamente il potenziale di chicchessia.

AMG F1 deve scegliere se comporre una line-up tutta inglese con il vecchio leone a guardarsi le spalle dal giovane felino che vuole diventare capobranco. Sarebbe difficile pensare che Russell possa accettare un ruolo da comprimario. Se approda alla scuderia anglo-tedesca vuole garanzie di poter correre liberamente. Con tutto ciò che ne consegue. Di positivo e di negativo.

La storia recente della Formula Uno ha detto che le compagini ben assortite possono non funzionare se il divario tecnico tra i team è risicato. Al contrario, se la distanza dovesse essere quella che Mercedes palesava nelle stagioni passate, ingaggiare subito Russell sarebbe un rischio calcolato che alla lunga produrrebbe frutti maturi e dolci.

L’inghippo sta qua: Mercedes non ha la certezza né il sentore che la macchina 2022 sia nettamente più forte delle altre. Ecco perché potrebbe voler affrontare ancora un altro anno con Hamilton – Bottas per poi dare, nel 2023, il sedile a Russell che diventerebbe il futuro di un team a cui piace lavorare senza operare cambi continui. Da quando Mercedes è tornata in pianta stabile in F1, difatti, ha avuto solo quattro piloti, non considerando la fugace apparizione bahrenita di Russell: Nico Rosberg, Michael Schumacher, Lewis Hamilton e Valtteri Bottas.

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Toto Wolff, Mercedes F1

Non è dunque scontato che Russell correrà sotto l’effige della Stella a Tre Punte sin dall’anno prossimo. Ogni decisione comporta delle controindicazioni che Toto Wolff, Ola Kallenius e Jim Ratcliffe stanno indagando per scongiurarne la realizzazione. Alla fine, sarà anche scontato scriverlo, vincerà l’opzione che garantirà maggiore stabilità per un team che di certezze non ha più dopo essersi vista raggiunta e superata dalla Red Bull. Ecco perché in Austria non abbiamo avuto un doppio annuncio.

Wolff è un prestigiatore della parola. Ma stavolta è sembrato sincero e ponderato quando ha detto che la scelta non è ancora compiuta e che serviranno altre settimane per sciogliere il nodo gordiano. A meno che non sia stato tutto definito e tra pochi giorni questo articolo si annienterà per autocombustione. E’ il rischio che si affronta quando si prova a far previsioni. Ma è un’alea che ci piace correre.

F1-Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

F1-Foto: Mercedes

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