Gp Belgio 2021: Una catena di decisioni discutibili per un brutto capitolo di F1

La F1 è la rappresentazione della parabola della vita: alti momenti che si alternano a fasi di discesa. Poi ci sono i picchi, gli attimi esaltanti ed irripetibili ai quali, ahinoi, fanno da contraltare spaventose cadute nel baratro. Spa Francorchamps 2021 è un di quegli istanti che lacerano la carne e lasciano, come un terribile monito, cicatrici che continuano a pulsare. Per tutta la vita, riattivandosi quando meno te lo aspetti.

E’ inutile ripercorrere le ore che hanno portato alla decisione di Michael Masi, il direttore di gara, di convalidare l’evento con due giri fasulli dietro una safety car condotta da un Bernd Mayländer inconsapevole complice della truffa del secolo. Un raggiro ordito sulla pelle di chi stanziava sulle tribune sotto una pioggia martellante. Un inganno scientemente costruito anche sulla pelle dei telespettatori costretti a rimanere incollati dinanzi alla tv. Per la gioia dei broadcaster che nel frattempo facevano i conti con gli introiti da share. In attesa di notizie costantemente procrastinate.

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L’attesa delle vetture sulla griglia di partenza del Gp del Belgio 2021

La montagna che partorisce un ratto. Sporco, fetido, portatore di insane patologie. Indianapolis 2005, da molti ritenuto una caduta nel baratro, che viene superato in indecenza, incoerenza, in dissennatezza. La pista non era in condizioni di ospitare l’evento, questo va chiarito senza ipocrisie. E di questo si parlerà più avanti perché la F1 deve dotarsi di strumenti straordinari per gestire le situazioni eccezionali.

Quel che non possiamo accettare come osservatori, narratori e appassionati di questo sport è la totale confusione che sublima in un 14 km percorsi in fila indiana solo per convalidare l’evento. Perché farlo? A cosa è servito produrre la lista delle vetture che sono passate sotto una bandiera a scacchi virtuale, inesistente, lontanamente immaginata ed immaginabile? Cui prodest? E qua serve professare un atto di correttezza mondandosi da inutili buonismi di facciata. Registrare l’evento è servito a piegarsi alle necessità degli sponsor e forse ad evitare i copiosi ricorsi di chi ha messo mano alla tasca per assistere ad una messinscena di bassissima lega.

In queste ore alcuni esimi osservatori (ci mancherebbe, ognuno è legittimato ad esprimersi) stanno parlando di decisione coraggiosa di Michael Masi laddove, chi scrive, ravvisa solo un atteggiamento codardo e piegato ad interessi non proprio alti. Il coraggio sta nel fare scelte moralmente elevate, non nel metter su una commedia goldoniana in favore di quei gruppi di potere che reggono il giocattolo.

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Michael Masi, racing director della F1 sul rettilineo principale di Silverstone, Gp Gran Bretagna 2021

Bastava annullare l’evento, non assegnare punti, mandare tutti a casa spiegando a chiare lettere le ragioni di una decisione presa per validissimi e comprensibilissimi motivi di sicurezza. Invece si è preferito convalidare l’ordine d’arrivo e censurare, almeno sui canali ufficiali, le conversazioni tra piloti e muretti.

Sarebbe stato troppo scomodo far capire a tutti che molti protagonisti invocavano la sospensione immediata delle operazioni. Un atto di forza quello della direzione gara alle cui spalle, è bene sottolinearlo, ci sono i vertici della FIA e di Liberty Media. Sono tutti ugualmente rei, nessuno può appuntarsi medaglie al valore su giacche sporche di fango. Quel fango che i tifosi assiepati sui prati hanno ancora appiccicato sugli abiti dopo ore di esposizione ai capricci di Giove Pluvio.

La registrazione dell’ordine d’arrivo ha prodotto degli effetti sulle classifiche. Iniziamo da quella piloti. Verstappen vede il suo svantaggio da Hamilton passare da otto lunghezze a tre. Cinque punti pesantissimi determinati da un bizantinismo regolamentare inutile da richiamare. Una lotta al titolo condizionata in maniera pacchiana e che potrebbe pesare a fine anno. Ecco perché uno zero per tutti sarebbe stato più saggio, comprensibile ed eticamente giustificabile. La F1, come sovente accade, perde l’occasione per mostrarsi credibile. Non si dolgano i dirigenti se la fuga di spettatori continua inarginabile.

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George Russell (Williams Racing Team) sfreccia sul tracciato di spa-Francorchamps

Ma gli effetti più devastanti della scelleratezza di Masi e di tutti gli altri responsabili si produce sulla graduatoria costruttori. La Williams, da anni incatenata nelle retrovie, si trova improvvisamente una dote di nove punti che porta a 20 il bottino totale in stagione. Considerando la lentezza “bradipica” con la quale si muovono Haas e Alfa Romeo questo sta a significare che i commissari, de facto, hanno assegnato d’ufficio il settimo posto al team di Grove nella classifica costruttori. Con tutti i benefici economici del caso.

Naturalmente gli effetti del GP si riverberano anche su altre squadre ma lo smottamento prodotto nella zona bassa della graduatoria è lampante e probabilmente irreversibile. Un effetto collaterale di un agire che qualcuno ha definito, errando, pilatesco. La regia è stata tutt’altro che occulta e nessuno s’è lavato le proverbiali mani. C’è stata la ferma volontà di far entrare il Gp del Belgio negli almanacchi della F1. Come Indianapolis 2005, peggio di Indianapolis 2005. Ragioni di sicurezza usate in maniera strumentale per giustificare e legittimare un artificio nauseabondo.

Domenicali, mentendo probabilmente più a se stesso che ai tifosi, ha precisato, con una solerzia sorprendente, che nessuna delle decisioni assunte ha a che vedere con ragioni finanziarie. Punto di vista comprensibile per chi è latore delle istanze del gruppo che detiene il pacchetto di maggioranza della F1. Ma sono parole che non convincono e che non paiono essere corroborate dai fatti.

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Stefano Domenicali, presidente e amministratore delegato del Formula One Group

Il vero problema di questo sport è un deficit normativo che possa puntualmente permettere di gestire i momenti anomali. L’assenza del proverbiale Piano B è diventata lampante nella giornata di ieri. Negli anni, il motorsport e la F1 in particolare, stanno abdicando ai simulatori. Il piloti e i team sono sempre meno avvezzi a confrontarsi con la pista. Cosa che determina situazioni difficilmente gestibili quando le condizioni del tracciato sono ostiche.

Le stesse vetture, farcite di elettronica e spinte da motori con un grande componente elettrica, sembrano essere sempre più refrattarie all’acqua. Ma ci sarebbero degli espedienti che potrebbero aiutare ad ovviare a queste condizioni ormai endemiche. Innanzitutto abolire il Parco Chiuso quando le condizioni sono palesemente avverse. Basterebbe integrare il regolamento sportivo e, voilà, non si assisterebbe più allo scempio cui tutti, impotenti, demoralizzati ed incazzati, abbiamo partecipato.

Manca flessibilità in questo sport. Le previsioni meteo non lasciavano scampo. Dichiarando alle prime luci dell’alba gara bagnata si potevano attivare, in un modo parallelo e funzionante, una serie di meccanismi che avrebbero portato al normale svolgimento delle attività. La F1 è schiava di una rigidità che ieri è sfociata nel più nero nichilista.

Bastava anticipare la partenza al mattino, annullando o spostando le gare di contorno che sono supportate da una logistica molto più agevole. Ma un concetto del genere non si può nemmeno sussurrare perché comandano le TV che hanno palinsesti organizzati in base agli sponsor. Che pagano. E pretendono. Ed ecco che le parole di Domenicali vanno dritte nei collettori di scarico fognario.

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il britannico Lando Norris (McLaren) perde il controllo della sua MCL35M e sbatte violentemente contro le barriera alla mitica curva Eau Rouge Raidillon durante le qualifiche del Gran Premio del Belgio edizione 2021

La presenza del Parco Chiuso, in questo contesto, fa sentire ancora di più la mancanza del warm up, un utilissimo strumento che dava la possibilità ai piloti di saggiare la pista a poche ore dallo start adattandone gli assetti. Invece si è spostato il focus sulle simulazioni che non sempre riescono a far fronte ad un realtà sovente cangiante e non gestibile dai freddi calcolatori.

La definizione di un budget cap limitante, ancora, spinge i team ad appiattirsi sulle imposizioni del direttore di gara. Il rischio di finire la grana, a metà stagione, è concreto. Ed ecco che si leva il coro estatico di chi sposa il Masi-pensiero. Non ce ne voglia Binotto, ma il silenzio, in presenza di una roba senza precedenti, è oro.

C’è un altro aspetto che genera rabbia in chi si trova in a parlare di un GP fantasma: il fatto che il parere dei piloti resti lettera morta. Già sabato Masi, in confusione pressoché totale, s’era fatto sberleffi del consiglio urlato in radio da Vettel secondo cui la pista non era nelle condizioni di ospitare la Q3. Chiedere a Norris.

Un quattro volte iridato, uno che ha vinto il suo primo GP sfidando la pioggia a Monza, inascoltato. Stessa cosa accaduta con Hamilton che, in radio, continuava a dire che non si poteva correre. La direzione ha fatto finta di non sentire e, sfruttando le pieghe di un regolamento mal scritto, interpretabile, bizantino, ha fatto sì che venissero assegnati la metà dei punti. Ma la vergogna resta totale.

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Il podio della Gara mai corsa con Verstappen vincitore, Russell 2° e Hamilton 3°.

L’associazione dei piloti è evidentemente una scatola vuota. O, più semplicemente, non ha voci in capitolo. Su nessun ambito. Non li hanno ascoltati, i driver, nella stesura delle nuove regole. Non li ascoltano quando qualcuno fa notare anomali avvallamenti all’ingresso dell’Eau Rouge. Non li sentono quando si espongono sulle condizioni dell’asfalto. I protagonisti di questo sport derubricati a pedine di uno scacchiere più ampio. Marionette nelle mani di abili tiratori di fili. Una fatto grave. Inammissibile.

Spa Francorchamps ha scoperchiato il Vaso di Pandora. Tutte le contraddizioni della massima categoria del motorsport sono state riversare come olio bollente sui tifosi che, certamente, non escono più appassionati di prima dopo scelte assurde, mal spiegate e ammantate da una legalità giuridica che stride con l’etica. Con la competizione. Con il buon senso. Zandvoort è alle porte, si spera che il meteo sia clemente perché nessuno merita un’altra farsa.

Si spezzi una volta e per tutte l’immobilismo. Si abbia la forza di modificare il corso sedimentato delle acque. Si pongano argini ad una deriva nichilista che potenzialmente può ammazzare questo sport già in piena crisi di identità a causa di tetti si spesa, parchi chiusi, congelamenti tecnici e motoristici, calendari iperdilatati e tutta un’altra serie di espedienti che ne stanno snaturando l’essenza. Liberty Media gioca col fuoco. E stavolta rischia di bruciarsi irrimediabilmente.

Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: F1TV, F1

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