sabato, Marzo 2, 2024

Budapest, ode al 40enne Fernando Alonso

L’età è soltanto un numero. Lo sanno gli appassionati di F1, sempre in cerca di suggestioni nostalgiche, di corsi e ricorsi storici, di duelli cosiddetti “d’altri tempi”. Lo sa Fernando Alonso, che nel weekend dei 40 anni ha deciso di farsi il miglior regalo possibile: ricordare al mondo intero il livello del suo cristallino talento, con una masterclass di guida difensiva ai danni di quello che si appresta ad essere il recordman di tutti i tempi della categoria.

La sfida di Budapest tra l’asturiano e Lewis Hamilton ha scomodato paragoni pesanti, citazioni che riportano ad un’epoca che ormai non c’è più ma che porta con sé una narrazione fatta di uomini che gettano il cuore oltre l’ostacolo, che non si arrendono ai limiti della propria vettura, che non mollano mai. La difesa di Alonso non solo ha indirettamente regalato la prima vittoria del nuovo corso del gruppo Renault alla Alpine di Davide Brivio e Luca De Meo, ma soprattutto ha riposizionato il due volte campione del mondo al centro delle attenzioni di tutti gli appassionati, ricordando come non è la carta d’identità a fare la differenza in questa F1.

F1
Gp Ungheria 2021: Fernando Alonso (Alpine) riesce a resistere agli attacchi di Lewis Hamilton (Mercedes) per oltre 10 giri

Non ho mai nascosto una sincera ammirazione per le doti velocistiche dello spagnolo, a mio avviso seconde a nessuno dei rivali con cui si è battuto in pista nella sua ormai ventennale carriera nella massima categoria automobilistica a ruote scoperte. Vederlo “sprecare” (mi si conceda il termine) i migliori anni della sua carriera alla guida di vetture non all’altezza ha rappresentato per me motivo di grande rammarico, nonché una delle principali ragioni per cui mi sono innamorato (anche) dei campionati monomarca, dove l’uomo viene ben prima della macchina.

So di essere decisamente fuori posto a raccontare tutto questo in un sito che si occupa di tecnica, argomento che trovo tanto interessante quanto lontano da ciò che più mi interessa delle corse, eppure la parte finale della corsa ungherese ha rimesso al centro l’aspetto che più reputo fondamentale: quello umano in termini di pilotaggio, non di talento ingegneristico.

La F1 che verrà, quella del 2022, dovrebbe avere come preciso obiettivo quello di rendere gare del genere sempre meno legate ad assurdi e fortuiti episodi e sempre più legate ad un forte e persistente ribilanciamento dell’ordine delle forze in campo, da raggiungere se necessario anche attraverso pesanti limitazioni nel regolamento tecnico. La buona sorte ci ha abituato bene negli ultimi 12 mesi con Pierre Gasly, Sergio Perez ed ora Esteban Ocon ad aggiungersi alla lista dei vincitori di una gara di F1. Il mio sogno, e mi auguro la speranza di molti, è di rivedere presto su quel gradino del podio anche maestri della guida come Fernando Alonso, Kimi Raikkonen e Sebastian Vettel. Perché l’età è soltanto un numero.


F1-Autore: Marco Santini

F1-Foto: Formula Uno – Alpine

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