Hamilton vince anche quando perde

Sto amando Lewis Hamilton. Non si tratta di un sentimento prepotente, di un’infatuazione folle, di una passione viscerale. Non è mai stato il mio pilota e non ha mai vestito i miei colori, ma di questo poco m’importa. Anzi, con gli anni ho capito che il tifo rende presbiti, fa notare solo le cose vicine, impedendo una visione d’insieme necessaria ai fini di una critica imparziale, ma soprattutto di una fruizione totale di questo sport. Totale, non totalizzante. Ecco, sta qui la sfumatura, la differenza tra l’essere investiti dalla partecipazione e partecipare attivamente.

Vedo già molti che storceranno il naso, giulivi e felici perché il solito Lewis è finalmente messo in discussione. Sempre temibile, non più infallibile. Godimento a piene mani per i detrattori, per coloro che vogliono vederne ridimensionata la reputazione nonostante il palmarès. Eppure non si rendono conto che questo Lewis ha già vinto, distanziando di molte lunghezze l’Hamilton che lo ha preceduto, facendo strage a mani basse del perfezionista che raramente ha combattuto.

Avete presente il pilota Mercedes che enfatizzava ogni gara conquistata in scioltezza, che elogiava gli avversari chiedendo una battaglia con la consapevolezza di vincerla a mani basse? Beh, dimenticatelo in fretta, perché ora c’è ben altro in pista e fuori dalla pista.

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F1. Gran Premio d’Italia. Hamilton esce dalla vettura dopo il contatto con Verstappen.

C’è un uomo nuovo che si ritrova a fare i conti con se stesso, con gli indiscutibili meriti e le non ancora sopite ambizioni. C’è il ragazzino in cerca di riscatto, preso a calci dal mondo, che conquista il mondo grazie al suo piede pesante. C’è lo sportivo mai pago che ha fronteggiato tante battaglie e ha ottenuto tanti successi, e nonostante questo ha lo stesso appetito di quando affrontava le sue prime gare nell’infanzia. Ma c’è la persona, soprattutto, un animo complesso in continua e meravigliosa evoluzione, che non smette di stupire anche quando non alza il trofeo del vincitore.

Questo weekend doveva rappresentare una sorta di passerella. Monza la veloce solo una formalità per chi dispone di quella vettura, per chi il vento lo ha scolpito nel nome e nell’anima. Ma qualcosa scombina i piani, e non è solo colpa di quella sprint ridicolaggine, stucchevole quanto una filastrocca mal recitata. Hamilton pattina, si attarda, si arrende. Viene surclassato dal rivale, inghiottito dal gorgo arancio delle McLaren, stordito dall’attacco dell’arrembante Gasly. Corsi e ricorsi che hanno il sapore di un incubo, di un’altra Italia, di un altra sconfitta.

Lewis non ha trovato il giro perfetto, scippatogli da un Bottas magistrale. Non ha scovato le risorse per rispondere a tono nella sprint race. Ha subito come raramente gli accade. Da qui una pioggia di critiche fin troppo feroci, precoci, come tutte i giudizi piovuti a casaccio, enfatizzati dall’ora e dal momento caldo. Una seconda fila, ereditata solo in virtù della penalità comminata al compagno, non è il biglietto da visita ottimale per farsi largo sul tracciato brianzolo.

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F1. Lewis Hamilton sulle ali della velocità, Gran Premio d’Italia 2021

Specie se il tuo rivale per il titolo parte da una comoda pole e tra lui e te si frappongono le arrembanti e rapidissime vetture papaya. Specie se Ricciardo fiuta l’impresa impossibile e Norris applica un sontuosa difesa.

Tocca resistere, inventarsi qualcosa, sperare in un colpo di fortuna o in un’occasione propizia. Ma quanto è strana e straniante questa sensazione per Sir Lewis? Lui è programmato per stare davanti, per fendere l’aria pura, per giocare con la velocità. E non si tratta neppure di una rimonta, di una vivida partita a scacchi in cui inghiottire pedine, in cui tendere l’inganno a torri e cavalli, in cui tentare di fare scacco matto.

No, Hamilton è alle prese con gli scarichi di una vettura coriacea date le caratteristiche del tracciato, dell’assetto, del momento. Anche Verstappen si danna dietro a Ricciardo: entrambi i contendenti alle prese con la stessa nemesi in una moderna riedizione del supplizio di Tantalo. Fame che non può essere appagata, che contorce i sensi, che distorce la percezione.

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Lewis Hamilton – Mercedes AMG F1 Team – Gp Italia 2021

Il destino si rivela un eccezionale romanziere. Acuisce il livello già alto di pathos tramite la maledizione del pit-stop, più acuta per Max, più leggera per Lewis, ma alla fine chirurgica nel rimetterli uno accanto all’altro, più rancorosi e lividi che mai. Il duello che ne scaturisce è un crescendo di tensione, un preludio allo scontro, in un gioco di traiettorie sbagliate, di staccate ritardate, di ferite mai davvero rimarginate.

Due mostri feroci prigionieri di un fuoco ancestrale, di un istinto corrotto, di un delirio che li porta al contatto. La velocità è bassa, ma la dinamica è tetra. La tragedia viene evitata solo grazie alla complicità dell’Halo che protegge Hamilton. Le vetture si arrestano nella ghiaia, una sopra l’altra, come a perpetuare il fermo immagine di una lotta protratta all’infinito.

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Gp d’Italia 2021, la posteriore destra di Verstappen (Red Bull) va ad appoggiarsi sull’Halo e sul casco di Hamilton (Mercedes).

La colpa è un concorso, un rimorso per entrambi. Più malizioso Verstappen, poi sanzionato, possiamo concludere abbastanza giustamente, data l’intenzione. In modo sacrosanto, vista la noncuranza con il quale si allontana dalla scena del delitto, senza neppure sincerarsi delle condizioni di Hamilton. La F1 è uno sport da duri, qualcuno obietterà, ricordando veementi episodi di pugni volanti. Posso anche concordare, data l’adrenalina e la posta in gioco. Ma solo dopo che entrambi i piloti si alzano sulle proprie gambe.

Lewis è scosso e dolorante, ma non rinnega la propria azione. Il pilota facile al lamento si limita a esporre la propria visione dei fatti, recriminando il giusto, senza esagerare. Avrebbe potuto allestire un teatrino, compiangersi, scagliare invettive. Invece resta misurato. Hamilton dimostra lucidità e buon senso, mostra la sua grandezza nell’errore.

L’incidente è stato determinato da una catena di eventi, iniziati a causa della sua prestazione non impeccabile. Tuttavia, proprio quando in pista accusa una battuta d’arresto, vince la partita come uomo. Lo fa allontanando la perfezione, accogliendo la sconfitta, propiziando la lotta. In balia di umane emozioni che ci restituiscono il lato eroico della F1.


Autore: Veronica Vesco – @VeronicagVesco

Foto: Mercedes-AMG PETRONAS F1 Team

Veronica Vesco
Il candore di un foglio bianco che m'invita alla scrittura. Il fragore di una monoposto rossa che accende la mia natura. Due colori tratteggiano il mio profilo fin dall'infanzia. Due colori capaci di accompagnarmi nel tempo, assumendo molteplici tonalità, sfumate dagli eventi della vita. Da una penna a una tastiera. Da un'auto a pedali agli autodromi. Da una laurea in Lettere al primo libro. Sempre nel segno di una Ferrari. Sempre con il sogno di cavalcare le mie passioni.

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4 COMMENTS

  1. Esatto.
    Soprattutto perché Hamilton stava cercando di rientrare in pista in retromarcia.
    Ma l’analisi comunque non fa una grinza. È un campione immenso.

  2. Verstappen è un bambino viziato che si farà del male. Il problema è che rischia di farlo anche ad altri. Purtroppo è guidato da persone ancora più stupide.
    Hamilton è un vincente e non deve dimostrare nulla a nessuno. Quando si arriva ai suoi livelli è normale essere criticati a 360°. Ma l’invidia è sempre molto brutta. Bisogna raggiungere gli stessi risultati di una persona prima di poterla giudicare o criticare.
    Complimenti per l’articolo, molto bello e umano.

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