Il giudice che sostituisce il legislatore: un problema che la F1 deve risolvere

Qualcuno li metta d’accordo. Lewis Hamilton e Max Verstappen si stanno sfidando in uno dei mondiali di F1 più avvincenti di sempre. Chiaramente la lotta si esprime in pista a suon di duelli che sono sfociati anche in contatti più o meno puliti. Uno stato dei fatti che si riverbera necessariamente sul modo di approcciarsi alle cose, anche sulla maniera in cui si vedono e si interpretano i paletti regolamentari che hanno la caratteristica di non essere mai troppo chiari. Né ferrei.

L’occasione per mettere ancora una volta l’uno contro l’altro gli sfidanti al titolo è arrivata direttamente dalla FIA che nella massima categoria del motorsport è legislatore ed arbitro. L’organo dirigenziale ha inteso esprimersi su uno degli episodi più controversi dell’intero 2021, ossia sul duello che ha visto come teatro il circuito di Interlagos. I fatti del giro 48 sono arcinonti e non è utile, in questa sede, ritornarci nel dettaglio. Servono semplicemente come supporto alle tesi che verranno sviluppate più avanti.

Da Place de la Concorde hanno praticamente fatto sapere che non esiste, né sarà applicata in un prossimo futuro, una linea interpretativa coerente su casi di specie simili tra loro. Vi sarà una valutazione episodio per episodio. Uno scenario che darà sempre adito a polemiche, accuse reciproche e che non chiuderà mai veramente i casi controversi. La linea tracciata del decisore è stata accolta in maniera piuttosto dicotomica dagli alfieri di Red Bull e Mercedes.

Il primo a dolersi di cotanta interpretabilità è stato Valtteri Bottas che ha evidenziato che i piloti non hanno pressoché mai una spiegazione su cosa possano fare o meno. Una situazione scomoda, che determina che ogni manovra di sorpasso – o di difesa – faccia storia a sé. Un quadro che, ovviamente, non contribuisce a creare giurisprudenza. Che è il vero effetto negativo del non tracciare un solco interpretativo leggibile, chiaro, utilizzabile in analoghe fattispecie future.

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il look onesto del finlandese Valtteri Bottas (Mercedes AMG F1 TEAM) durante il weekend del Gran Premio d’Ungheria edizione 2021

I fatti dicono che la stragrande maggioranza dei 20 piloti presenti in griglia spinge per definire precisi ambiti operativi. Si domanda, insomma, che la regola sia leggibile anche e soprattutto su cose elementari. Come, ad esempio, il dover rispettare la linea bianca che demarca la pista indicandola come soglia invalicabile nei duelli corpo a corpo. Il riferimento al GP del Brasile è evidente. Hamilton è stato abbastanza netto sulla materia quando ha riferito che l’indulgenza mostrata nel GP paulista dovrebbe essere applicata, a questo punto, in analoghe circostanze.

La FIA, come evidenziato in precedenza, non è di questo avviso ritenendo che ogni caso è frutto di una peculiare dinamica che va valutata di volta in volta. Un percorso concettuale che evidentemente non dispiace a Verstappen che, in Brasile, era salito sul banco degli imputati. Il talento di Hasselt si è detto contrario all’idea secondo cui i piloti debbano essere allineati ad un univoco modo di pensare e di agire. Max ha sostenuto che ognuno ha una suo maniera di correre, di difendersi e di sorpassare. Evidenze che, di fatto, impongono a chi decide un’interpretazione ampia di norme evidentemente nebbiose.

L’incoerenza valutativa è stata spiegata da Michael Masi che si dice certo di aver chiarito lo scenario brasiliano nonostante alcuni piloti non fossero d’accordo con le evidenze fornite. La FIA, quindi, pare voglia limitarsi a dare ai piloti alcune indicazioni generali sottolineando che ogni singolo caso sarà giudicato nel merito. La quasi totale relativizzazione giurisprudenziale che non poteva non infastidire qualcuno. Uno di questo è Norris che, in Austria, è stato penalizzato per aver forzato all’esterno Sergio Perez. Discriminante nell’episodio? La presenza della ghiaia all’esterno.

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Michael Masi, racing director della F1 sul rettilineo principale di Silverstone, Gp Gran Bretagna 2021

E questo elemento apre ad una questione ben più grande: si commina sanzione in base alle conseguenze di una manovra? Masi dà indicazioni fumose. Ma sembra essere proprio questa la strada intrapresa dagli organi competenti. Silverstone ne è un esempio lampante. Così come Brasile dove si è deciso di non intervenire perché entrambi i protagonisti sono stati in grado di continuare a gareggiare.

Pare chiaro, quindi, che i picchetti giuridici in mano agli arbitri siano molto deboli. Ulteriore incertezza decisionale giunge da un collegio di commissari che muta di gara in gara. Sono molti ad invocare una squadra fissa che la FIA non intende creare per una ragione che Masi spiega in questi termini: “Credo che se chiedete ad un gruppo di piloti che si è trovato ad avere a che fare con un’equipe di steward molti riterranno essere vittime di un pregiudizio nei loro confronti. E’ questo che ha portato alla formula attualmente in uso. Abbiamo un gruppo di quattro persone che cambia di GP in GP e i vari membri si incontrano regolarmente“.

Incontri regolari che non servono, evidentemente, a trovare una linea coerente e che scontenti il meno possibile i protagonisti della F1. La questione è ampia ed investe la maniera in cui si vede il diritto e chi lo deve applicare. Il giudice del motorsport pare ormai fare ricorso ad un’interpretazione creativa delle leggi scritte dal legislatore. Ossia dalla FIA. La disputa su tale materia è viva in ogni ordinamento giuridico e la F1 pare non esentarsi da questa tendenza.

La tesi secondo cui il giudice si limita ad essere “bocca del legislatore” e a svelare cosa dica il diritto è in via di superamento. Spesso il linguaggio del testo di riferimento (leggasi le norme del regolamento sportivo, nda) non è chiaro. Ne consegue un’incertezza che può essere “vinta” tramite un processo interpretativo che porta il commissario, in maniera consapevole, a scegliere una soluzione che può affrancarsi da altre prese in analoghe fattispecie. Ecco il riferimento alla disparità di verdetto nei casi Hamilton-Verstappen (Brasile) e Norris-Perez (Austria).

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Gp del Brasile 2021: Verstappen (Red Bull) ritarda la frenata in curva-4 trascinando Hamilton (Mercedes) nella via di fuga (48° giro dei 71 previsti)

Quando il collegio chiamato a giudicare un fatto interpreta il regolamento mette necessariamente in atto un’attività creativa che si configura come “discrezionalità”. Che può essere totale? No! E’ solo il legislatore a poter essere autonomo e libero nello scrivere il testo di riferimento. Un fattore fondamentale della discrezionalità e nella creatività dell’attività giurisdizionale deriva dal fatto che il decidente non deve limitarsi a svelare il significato originario della legge così come stata confezionata.

Deve invece intraprendere un confronto razionale con i giudizi presi in precedenza in analoghi casi di specie. Le sentenze più recenti, come può essere quella brasiliana piuttosto che quella monzese, non dovrebbero sostituire quelle vecchie generando una nuova linea interpretativa. L’arbitro, insomma, può non seguire pedissequamente ciò che il legislatore ha definito con la norma, ma dovrebbe applicare la ratio che l’atto legislativo determina.

E in questo emerge un difetto concettuale e mio avviso evidente: è proprio il principio su cui si fondano certe regole ad essere imperscrutabile. Le manovre di sorpasso sono, a giusta ragione, poco normate. Cosa che serve a non incatenare un momento vitale della F1 – e del motorsport in generale – svilendolo ad azione tipica della normale circolazione stradale.

Servirebbe semplicemente più chiarezza in determinati ambiti. Definire, ad esempio, se la linea di demarcazione della pista è o non è una discriminante. Pochi, elementari, picchetti che darebbero innanzitutto ai piloti la possibilità di sapere cosa è concesso fare e cosa no. Attualmente questo non è chiaro. Ecco che chi è chiamato a giudicare episodi controversi non può appoggiarsi ad un manuale ben scritto e argomentato.

La F1 ha ampiamento dimostrato nella sua ultra-settantennale storia che un certo grado di fumosità regolamentare è concesso e addirittura tutelato. Questa evidenza la si riscontra sia nei testi tecnici che in quelli sportivi. Un bene se consideriamo che ciò stimola sia la fantasia progettuale degli ingegneri sia le capacità di guida degli interpreti. Un male se osserviamo il risvolto della medaglia. Ossia quell’incapacità di applicare una linea di giudizio costante, coerente e credibile. Su questo aspetto bisogna lavorare. Con urgenza.

F1-Autore: Diego Catalano – @diegocat1977

Foto: Mercedes AMG F1, Red Bull Racing, F1

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