Il dominio Mercedes, nato da un lancio di dadi truccati, è crollato

Più sono grandi più, quando cadono, fanno rumore. Anche in F1. Mi è venuto in mente questo noto adagio o aforisma (la cui primogenitura dovrebbe essere di un pugile britannico del secolo scorso, Bob Fitzsimmons, 1863-1917, ma che troviamo anche nel noto film spaghetti-western “Il buono, il brutto, il cattivo”), pensando a quanto sta accadendo alla Mercedes e a quanto accade quando un periodo dominante volge al termine e il dominatore perde. Che poi, per quanto un impero duri, è fatalmente e inesorabilmente destinato a crollare. E’ una legge di natura, quasi darvinista potremmo dire, se fossimo intellettuali della seconda metà del milleottocento.

Sia chiaro, mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso, o per dirla con il mitico Trapattoni: “Mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Quindi: è pur vero che l’inerzia del mondiale si sta lentamente spostando verso la Red Bull di un Max Verstappen in stato di grazia assoluta, ma sarei ben cauto prima di dare per sconfitta la Mercedes di un super Lewis che, male che gli vada, arriva secondo ed è regolare come un orologio svizzero.

Anzi, dirò di più: io continuo a vedere favorito (anche un pò per innegabile scaramanzia) il “team più dominante di tutti i tempi*”, vuoi per l’attitudine alle vette elevate, vuoi per la caratura tecnico-umana (ovviamente mi riferisco al connubio Hamilton-Mercedes, di Bottas ne parleremo dopo) per entrambi i titoli.

Ma è innegabile che qualcosa sia accaduto: non è più la norma vedere “quelli là” (qualcuno si è offeso per questa frase, ma è una citazione di Marchionne e l’ignoranza è sempre una colpa) sempre primo e secondo, monopolizzando prime file e pole position. Maciullando record su record. E non credo che assisteremo più a qualcosa (o perlomeno lo spero) di simile a quanto accaduto fra il 2014 e il 2020. Un canovaccio recitato benissimo dal team di Brackley, ma dai contorni ben definiti: ci prendiamo tutto (ringraziando anche mamma FIA, ovviamente).

Cosa ci lascia il gran premio del Messico? Una Mercedes in difficoltà e terribilmente umana. Molto umana. Un Hamilton stoico e tenace ma che sembra psicologicamente, se non arreso, comunque conscio che può perdere. Di converso, una Red Bull in grande ascesa che è, comunque vada, la mattatrice di questa stagione mondiale, con la definitiva consacrazione di un pilota velocissimo ma ormai anche veterano, il noto leone belga.

Max Verstappen. Voto: il mattatore! Staccata iniziale chirurgica e da fenomeno. Gestione di gara, come già accaduto, che a mio modestissimo parere lo accomuna a Prost. E scusate se è poco…

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Hamilton che si lamenta di Bottas. Voto: “C’eravamo tanto amati”.

Mercedes. Voto: 5. In Messico, al netto di eventi imponderabili, non avrebbe mai potuto vincere contro Red Bull. E questa è un’altra cosa a cui non eravamo abituati.

Chi la spara più grossa fra RB e Mercedes. Voto: ex aequo per almeno un secolo.

Bottas. Voto: sublime. Non sapremo mai se Bottas abbia consapevolmente favorito Verstappen. Non stenterei a credere ad una serie di sfortunate circostanze. Noi parliamo, quelli devono decidere in frazioni di secondo. Quanto accaduto al via è una di quelle cose che resteranno sempre nelle ipotesi e riflessioni  degli appassionati, dividendosi equamente fra “colpevolisti” e “garantisti”. 

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Una cosa è certa, e lo scrivo da tempo. Bottas non si sente più uno scudiero fedele, è stato appiedato da mamma Mercedes, diventata all’improvviso matrigna. Non che prima fosse poi così tenera, visto che ha sempre favorito l’altro figlio, innegabilmente più dotato. Ma nelle faccende umane, vedete, c’è di mezzo una cosa che non è razionale. Si chiama cuore. E il cuore non agisce con la matematica, ma con la materia dell’imponderabile, con i sogni e le speranze. E le delusioni. E’ una roba complessa. E, da par mio, penso che quanto sta accadendo da ormai diverse gare sia il “vai a quel paese” urlato, con i suoi mezzi e metodi, da un pilota che non vede l’ora di salutare i grigio-neri.

Ferrari. Voto: mediocritas. Certo, la base tecnica è quella che è, il 2020 ha lasciato la sua lunga ed inevitabile ombra anche nel 2021 (leggasi regolamento folle) con il peto-motore che piano piano sta lasciando il passo ad un vero motore, ma montato su un triciclo non è che lo trasforma “in un razzo-missile”. Quello che però a me preoccupa maggiormente, e l’ho spesso scritto qui nel pagellone, è che è l’attitudine del team in tutte le sue componenti, quindi anche umane (e ad esempio strategiche), ad essere mediocre.

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“Non sei un lupo, è questa è una terra di lupi” (“Sicario”, bellissimo film). Detta in altri modi, la mediocrità non si trasforma, in pochi mesi, in supremazia. Ha fatto bene Elkann a non caricare di troppa pressione il team in questa stagione. Ma il rimandare la resa dei conti al 2022 e il caricarlo (da parte dello stesso team e dello stesso team principal) di attese salvifiche è una lama a doppio taglio, assai pericolosa. Senza dimenticare che negli ultimi decenni Ferrari ha regolarmente toppato quando è cominciato un nuovo ciclo regolamentare. 

Alfa Romeo (vabbè Sauber). Voto: W Lapo!

Alonso e le sue dichiarazioni sulla F1 anglocentrica. Voto: 92 minuti di applausi ininterrotti…

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Altra settimana, altro gran premio. E, purtroppo, altra qualifica veloce. Per questo mondiale l’ultima, e Dio sia lodato (nel 2022 questo supplizio lo vivremo ben sei volte). Con la speranza, credo non solo mia, che non siano proprio i punti di questa sgraziata formula a dare la corona iridata 2021.

*: la postilla è relativa al fatto, lo sapete che io sono tignoso, che questo dominio è cominciato con un lancio di dadi truccati (vedi regolamento ad hoc). Mercedes doveva essere ricompensata per gli ingenti sforzi fatti entrando nel Circus in pompa magna. Qualcosa doveva pur vincere. Così è scomparsa la macchina Cenerentola mangiagomme e d’incanto è arrivata la principessa con il restart targato era turbo-ibrida. Poi in Mercedes si sono fatti prendere la mano e si sono fatti una storica abbuffata.

Conosco l’obiezione: e gli altri che hanno dato il loro assenso, compreso Montezemolo? Nella migliore delle ipotesi hanno sottovalutato l’impatto che il nuovo regolamento avrebbe avuto. E quindi sì, sono corresponsabili di quel dominio. Lenin avrebbe parlato di “utili idioti”. Però Ferrari era in buona compagnia. E il fatto che nessuno sia riuscito a contrastare sino ad oggi quel dominio significa che, o tutti i team erano diventati improvvisamente incapaci o che il vantaggio iniziale era molto alto. Non ci sono altre spiegazioni logiche.

Ciò non significa non riconoscere, negli anni successivi, che Mercedes ha più che legittimato il suo dominio. Non solo tecnico, ma anche politico.


F1-Autore: Mariano Froldi – @MarianoFroldi

foto: Mecedes AMG F1 Team

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