F1: “Quando copiare diventa una metodologia di lavoro”

C’è stato un periodo non troppo lontano in cui la narrazione relativa alla F1 ruotava intorno ad alcune vetture che erano troppo “ispirate” ad altre. Non serve far girare troppo a ritroso le lancette degli orologi, basta ritornare al febbraio dell’anno appena conclusosi per leggere grandi quantità di considerazioni sulla somiglianza tra la Aston Martin AMR21 e la Mercedes W11.

Qualcuno più ardimentoso aveva addirittura sostenuto che la creatura di Andrew Green, presentata in anticipo rispetto alla W12, richiamava qualche concetto che avremmo visto sulla cugina anglo-tedesca che è andata a vincere il titolo costruttori 2021. Il web è pieno di queste teorie che, alla riprova del giudice più impietoso, ossia il cronometro, non hanno trovato un riscontro tangibile.

Già dopo sei gare era emersa un’evidenza incontrovertibile: la monoposto uscita dalla matita – o per meglio dire dal computer – di James Allison aveva dato un distacco medio di 0,944 secondi al modello a disposizione di Sebastian Vettel e Lance Stroll (qui per approfondire). Una paga siderale in uno sport nel quale si “gioca” sui centesimi di secondo.

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Sebastian Vettel (Aston Martin) costretto a fermare la sua AMR21 a bordo pista a causa di un problema elettrico alla power unit, provvede personalmente a spegnere un principio d’incendio

Sei GP, dunque. Tanto è bastato per far sparire dal racconto della stagione l’idea secondo cui Andrew Green, direttore tecnico della compagine anglo-canadese, avrebbe clonato la monoposto progettata e prodotta in quel di Brackley. Se elementi oggettivi hanno detto che la W12 e la AMR21 hanno in comune solo qualche tratto somatico, il legame tra il precedente progetto firmato da Green, la Racing Point RP20, e la Mercedes W10 che ha monopolizzato il mondiale 2019, era molto più marcato.

Tanto che la FIA aveva attenzionato alcuni particolari comuni alle due macchine fino ad accogliere la protesta della Renault dopo il GP della Stiria determinando una penalità in punti nel Mondiale Costruttori. Con annessa pena accessoria rappresentata da una reprimenda. Ciò per l’utilizzo di brake duct mutati dalla Mercedes in Ungheria e in Gran Bretagna.

La decisione di produrre una vettura molto simile a quella dominante ha dato un vantaggio innegabile alla Racing Point capace di vincere una gara con Sergio Perez e di chiudere al quarto posto nel Costruttori. La W10, dunque, può essere ritenuta la base progettuale della RP20. Ma, nei piani di Green, doveva esserlo anche della AMR12 che non si è rivelata una monoposto efficace, tanto che ha chiuso al settimo posto.

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Sergio Perez a bordo della sua Racing Point RP20

Perchè questo passo indietro? Le modifiche alle regole aerodinamiche, più significative di quanto si possa pensare, hanno colpito come un maglio le auto a basso rake. Se Mercedes, col pacchetto introdotto a Silverstone è riuscita ad invertire la rotta pur perdendo lo scettro della vettura più veloce, Aston Martin è stata costretta ad una stagione di sofferenza con ben pochi sprazzi.

Ma non tutti i mali sono giunti per nuocere. Green è convito che progettare e sviluppare una vettura che inizialmente si basava sulla filosofia Mercedes, pur non avendo accesso ai dettagli costruttivi, abbia ampliato gli orizzonti filosofico-tecnici del team. ” Seguire Mercedes – ha riferito l’ingegnere a The Race – ci ha sicuramente aperto gli occhi su nuovi modi di lavorare. Nuovi concetti, nuove idee che hanno determinato anche l’evoluzione del pensiero alla base dell’auto del 2021 e sicuramente del 2022“.

Più che una fotocopia tecnica, quella di Aston Martin è una copia di una metodologia di lavoro. Cosa che stimolerebbe l’inventiva. Se questa filosofia sia vincete sarà solo il 2022 a dirlo. Adeguarsi gli standard progettuali di Mercedes ha ampliato la base di conoscenze del team? Sicuramente. La cosa sarà però vincente solo se produrrà effetti significativi, specie quando ci troviamo dinnanzi ad uno stravolgimento regolamentare come quello che si applicherà nel prossimo campionato. Se Aston Martin sfornerà un prodotto competitivo allora la scommessa avrà pagato.

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Le Mercedes W10 in versione celebrativa durante il Gran Premio di Germania 2019

E’ lo stesso Green a spiegare questa dinamica: “Quello che abbiamo fatto è stato guardare quell’auto (la W10, nda) e cercare di capire perché fosse significativamente più veloce di tutte le altre. Abbiamo imparato da soli, non siamo ricorsi a scorciatoie per farlo. La RP20 non è una copia. Abbiamo sviluppato delle soluzioni avendo una vaga idea di quali potessero essere le risposte. E la cosa ha preteso molto sviluppo e molto lavoro di comprensione. In un certo senso è ancora più difficile cercare di capire la macchina altrui piuttosto che partire da un foglio bianco perché a volte le indicazioni che ottieni ti allontanano da quella che credi sia la risposta giusta“.

Un percorso comune ad altre scuderie quello di lasciarsi ispirare da chi primeggia: “Se guardi su e giù per la griglia – ha ribadito Greenmolte altre squadre hanno adottato la stessa filosofia. Hanno fatto quello che abbiamo fatto l’anno scorso e hanno preso la filosofia dell’auto più veloce provando a svilupparla. Non è un concetto nuovo. Noi siamo stati attaccati perché abbiamo fatto un buon lavoro e altre squadre erano sconvolte dal fatto che avessimo ottenuto gradi risultati“.

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Andrew Green, direttore tecnico Aston Martin

Nel 2021, però, la forbice prestazionale tra Mercedes e Aston Martin si è allargata in maniera irreversibile. Alla base di ciò le nuove regole, il poco tempo a disposizione e un sistema di sviluppo basato sui controversi token imposti dalla FIA: “Nel tempo limitato che abbiamo avuto a disposizione ci siamo dovuti allontanare dal progetto originario per un cambiamento significativo nelle prestazioni della vettura. Siamo stati obbligati a prendere un’altra strada perché abbiamo subito un duro colpo quando abbiamo fatto l’aggiornamento all’auto in base al nuovo regolamento. Ci sono volute una quantità significativa di risorse e di sviluppo solo per rialzarci. Abbiamo sofferto abbastanza“.

Il team di Lawrence Stroll guarda al 2022 con fiducia e con la consapevolezza di aver gettato solide basi sulle quali edificare la scalata al vertice della F1. Le risorse sono ingenti, l’ambizione è tanta e in squadra c’è un quattro volte campione del mondo utilissimo quando i riferimenti di guida sono pressoché nulli all’alba di una nuova era tecnica. Aston Martin ha fatto ore di palestra progettuale nel seguire il solco tracciato da Mercedes. Ora è tempo di raccogliere i frutti di questo modo d’operare.

F1-Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: Mercedes AMG F1, Aston Martin, Racing Point

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