Solo un collegio giudicante permanente permetterà di risolvere i problemi della F1

Steward di F1. Un mestiere affascinante ma usurante. Come tutti quelli che contemplano grandi responsabilità e che si fanno in favore di milioni di “giudici” (attenzione alle virgolette) più o meno titolati che commentano, analizzano, criticano, demoliscono o esaltano, alla bisogna, ciò che viene stabilito spesso in pochi minuti. Essere davvero super partes è difficile, accontentare tutti è impossibile. Ma non è questo il compito di chi è chiamato ad entrare nel merito. La terzietà del giudizio è un principio sovrano di ogni ordinamento giuridico, fosse anche quello del condominio in cui viviamo.

In F1 si dibatte da anni se il collegio giudicante debba essere permanente o, come accade adesso, ruotare di gara in gara. Senza scendere troppo nello specifico, al momento sono 4 i gli steward che operano durante l’evento. Ovviamente tra questi non menzioniamo il direttore di gara e lo starter fisso che, naturalmente, interagiscono con il gruppo di giudici. Ma non ne fanno parte. Né partecipano nel processo decisionale che spetta alla suddetta ristretta cerchia.

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Emanuele Pirro, FIA Steward

Ad ogni GP di F1 viene quindi nominato un manipolo di commissari sportivi. Il loro compito precipuo è di prendere decisioni in base al regolamento tecnico ed ai codici sportivi, testi entrambi redatti della FIA. Parliamo di un’equipe formata da due steward della Federazione Internazionale in possesso di una sorta di superlicenza che li abilita alla mansione. Uno di questi è nominato presidente. Ai suddetti si aggiunge un terzo commissario che arriva dall’autorità che organizza il GP. Il terzetto è coadiuvato da una figura extra, un ex pilota, che ha il compito di farsi latore del punto di vista dei “colleghi di volante” quando ci sono delle controversie da risolvere su questioni afferenti il driving.

I commissari sono professionisti? Certo. Ma sono prima ancora degli uomini. Quindi sono fallibili e talvolta può succedere che decidano non riuscendo a gestire l’emotività e la soggettività. Elementi che non possono vincere sulla fredda rigidità di un corpus di norme codificate.

La soggettività del decisore in talune chiamate è un problema serio, che può minare la regolarità della manifestazione. Bisogna essere onesti e contemplare che il 100% di scelte corrette non potrà mai essere preso. Questa evidenza non è registrata in nessuna regola, ma è il buon senso a suggerirlo. Naturalmente è una deriva che va quanto più arginata.

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Uno degli episodi più controversi degli ultimi anni: Sebastian Vettel chiude Hamilton dopo l’errore nel Gp del Canada.

Come? Il dibattito è vecchio come il mondo. Per alcuni la figura chiamata a dirimere non dovrebbe proprio avere ragione di esistere. Questa era più o meno la posizione di un sempre dissacrante Niki Lauda che parlava di questioni da risolvere tra gli stessi piloti. Per altri le corti cangianti come quelle attuali sono la miglior via. Per altri ancora servirebbe, di contro, introdurre una squadra fissa, composta dagli stessi uomini che seguano ogni singolo evento in calendario.

Zak Brown, che negli ultimi giorni ha offerto molti e interessanti spunti di riflessione in alcune interviste rilasciate al portale della McLaren, ha parlato della necessità di avere un collegio permanente, come accade in IndyCar. Evidentemente un giudizio condizionato dalla sua estrazione statunitense.

Ridurre tutto alle origini anagrafiche sarebbe un’interpretazione oltremisura riduttiva. Il manager – e stavolta la sua opinione è assolutamente condivisibile – parla di creare dei professionisti della materia con competenza peculiare e che siano retribuiti esclusivamente per ottemperare a questo compito.

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Gran Premio d’Italia. Hamilton esce dalla vettura dopo il contatto con Verstappen.

Si pensi che nel solo 2021 sono stati ben 41 gli ufficiali di gara della FIA. 41 uomini per nei 22 GP. Ai quali vanno sommati i commissari imposti dai singoli organizzatori di gara e i vari piloti che compongono il “poker decidente”. Un numero elevatissimo di operatori.

La cosa garantisce terzietà? Forse. Ma di certo non genera una linea interpretativa costante, coerente, credibile. Ed è quello di una giurisprudenza ondivaga il grande busillis che la F1 deve superare una volta e per tutte per risultare pienamente credibile.

Questo sebbene il collegio decidente abbia a disposizione un vasto database comprendente incidenti e decisioni pregresse che dovrebbero produrre verdetti coerenti. Ma evidentemente non basta perché, probabilmente, manca proprio l’attitudine a riferirsi alla casistica esistente. Questo è il tipico procedere dello specialista della materia, non di chi si trova quasi catapultato in una dimensione che ogni volta muta non esistendo picchetti ben delineati.

Allora perché non si riesce ad avere una commissione permanente di arbitri? Timore che questi possano avere dei pregiudizi nei confronti di uno o più piloti? Forse, ma non è la motivazione principale. Uno dei problemi è, udite udite, quello dei costi. Sì, in uno sport che talvolta dà la sensazione di scialacquare risorse senza contegno, si preferisce avere professionisti che ruotano perché è più economico per la FIA. Uno staff full time costerebbe molto di più.

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sventola la bandiera della FIA, Federazione Internazionale dell’

E’ quindi vero gli steward a tempo pieno avrebbero un costo più elevato. Ma i benefici supererebbero questo inconveniente assolutamente marginale. Ma ve n’è la concreta volontà? Domanda retorica. Arbitri fissi costruirebbero, nel tempo, una linea applicativa ed interpretativa sicuramente coerente. Sarebbe un sistema più solido, qualcosa nel quale piloti, team e tifosi potrebbero avere fiducia. Perché? Semplice: i responsabili dirimenti sarebbero noti, manifesti, riconoscibili. Cosa che oggi non sempre è chiara. Così come non è trasparente la modalità di selezione degli stessi.

Abu Dhabi 2021 è stato un momento in cui la catena decisionale direzione di gara – collegio giudicante non ha funzionato. Su questo bisogna essere chiari al di là delle personali simpatie che una volta tanto andrebbero ricacciate in un cantuccino del cuore. La FIA lo sa ed ha avviato necessarie indagini atte a non ripetere analoghe topiche. Ma Abu Dhabi, al contempo, non deve essere l’episodio sul quale focalizzarsi. Deve invece rappresentare quella scintilla che possa avviare un processo di più profonda riscrittura di regole e procedure che, negli ultimi anni, hanno mostrato crepe e prodotto sinistri scricchiolii.

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Mohammed Bin Sulayem, neo presidente della Federazione Internazionale

Max Verstappen è un legittimo campione del mondo. Tuttavia non è per nulla normale – alzi il dito chi sostiene il contrario – che dopo sei settimane dai fatti di Yas Marina si passi più tempo ad interrogarsi su cosa è andato storto, sul silenzio assordante di Lewis Hamilton, su una trattativa più o meno celata tra Mercedes e FIA per vedere rimossi uomini e rimodulate procedure piuttosto che a celebrare un pilota che dopo sette anni è riuscito a spezzare l’imperio anglo-tedesco.

Questa la grande sconfitta della F1 che sta generando una narrazione tossica e una radicalizzazione tra appassionati che ha pochi precedenti. Che di certo non aiuta tutto il movimento. Mohammed Bin Sulayem ne è conscio e sa di avere tra le mani una patata bollente come la lava di un vulcano in eruzione.

F1-Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: Mercedes AMG F1, Ferrari, F1

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6 COMMENTS

  1. “Tuttavia non è per nulla normale – alzi il dito chi sostiene il contrario – che dopo sei settimane dai fatti di Yas Marina si passi più tempo ad interrogarsi su cosa è andato storto, sul silenzio assordante di Lewis Hamilton” Io alzo il dito: a qualunque tifoso neutrale o comunqUe NON DI PARTE non sarà sfuggito come Masi abbia palesemente favorito MV facendo sdoppiare solo ALCUNE vetture.

  2. Vincere così non è per niente bello: è stato come far gareggiare una panda contro una Ferrari. Allora alzi il dito chi pensa sia una sfida corretta. Non so come si possa acclamare uno che vince il mondiale in questo modo, e oltretutto facendo non pochi incidenti, VOLONTARIAMENTE (brake test Jeddah ce lo ricordiamo?)

  3. Oppure meglio ricordarci solo quello che ci fa più comodo? Ripeto, se al posto di Lewis ci fosse stata la FE,come minimo fino ad apripe se ne sarebbe parlato; se il GP fosse stato a Monza, Masi non sarebbe nemmeno riuscito ad uscire vivo dal paddock.

  4. Ha spezzato il dominio, sì, tutti i campioni prima o poi cadono, è il corso naturale. Ma un conto è correre sapendo di dover sempre evitare incidenti (LH), un altro è correre e fregarsene di chi si ha davanti. Ci siamo volontariamente scordati la compilation di incidenti di MV? Memoria breve?

  5. Far tanto le vittime per Silverstone e Budapest (la gomma spiattellata di VB indica che avesse REALMENTE calcolato male la frenata), ma d’altra parte meglio atterrare sulla testa di un pilota, o fare un brake test (la WWE al confronto non è niente rispetto al GP di Jeddah).

  6. Il silenzio di LH fa più rumore del campionato vinto da MV,in maniera controversa (alzi il dito chi non lo pensa); la FIA sta già facendo le opportune indagini. Direi che queste 2 cose facciano ben capire quanto il titolo di MV valga… ma evidentemente ai ferraristi frustrati (che si sono scordati di ciò che max disse riguardo alla FE nel ’19 anche qui memoria corta😀?) fa più comodo credere altro.😀

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