Al vaglio nuovo protocollo Covid per salvaguardare il calendario

Molti ricorderanno le difficoltà che la F1 ha incontrato nell’organizzare il Mondiale 2020. Il Covid-19 aveva stravolto un calendario che era stato definito e rimaneggiato moltissime volte. Ciò per cercare di dribblare la pandemia che, feroce, non allentava la presa. Dopo due anni – e nonostante la fitta campagna di vaccinazione – i dati sui contagi continuano ad essere preoccupanti e anche la nascete stagione potrebbe essere nuovamente una corsa ad ostacoli.

La F1 è lo sport più globale che ci sia. Quindi, per tal natura, risulta maggiormente esposta al rischio cluster. Da qui la necessità di imporre restrizioni che, negli anni passati, si sono palesate sotto forma di bolle di sicurezza all’interno del paddock. Un protocollo ferreo, di grande efficacia, che si è dimostrato ampiamente valido nel prevenire la diffusione del virus tra le migliaia di persona che servono per mandare avanti in Circus iridato.

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Il paddock australiano prima della cancellazione del Gran Premio

Ma queste precauzione potrebbero non bastare più perché, nonostante nei Paesi occidentali il numero degli abitanti vaccinati sia elevatissimo, il virus continua a correre. Non è questa la sede per approfondimenti scientifici, basta sottolineare che le varianti del ceppo originario ci hanno fatto entrare in una nuova fase calda, quella che gli esperti chiamano quarta ondata.

Viene da sé che la F1 sta pensando a nuovi strumenti per tenere sotto controllo la situazione e per consentire il normale svolgimento delle operazioni, a partire dai test invernali che scatteranno tra poco più di un mese, in Spagna. Proprio per questo la “classe regina” sta pensando ad una massiccia campagna di vaccinazione di tutti coloro i quali fanno parte dell’organizzazione. Dai piloti per finire agli addetti della pista.

Di questo avviso è Bruno Famin, Direttore delle Operazioni della FIA, che ha riferito che a Place de la Concorde sono ben consci del fatto che, in alcuni Stati, la vaccinazione sia un obbligo per svolgere determinati eventi. Pertanto la F1, nel suo insieme, sta considerando l’ipotesi di adeguarsi a questo stato di cose. Anche se nulla è stato deciso.

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Bruno Famin, Direttore delle Operazioni della FIA

Il punto di vista dell’ingegnere ex Peugeot è figlio di quanto sta accadendo in Australia, una nazione molto rigida in materia di prevenzione della pandemia. Il weekend da contrassegnare col classico circoletto rosso è quello dell’8-10 aprile, quando si disputerà il GP di Melbourne, terza prova del campionato 2022

E in terra di canguri qualche seria difficoltà potrebbe sorgere in presenza di operatori non vaccinati. Ne sa qualcosa Nole Djokovic che è tutt’ora in una situazione indefinita dopo essere entrato nei confini nazionali con un visto molto dubbio sulla veridicità delle informazioni che conteneva e che gli garantiva – o almeno era così nelle sue intenzioni – un’esenzione medica dalla vaccinazione contro il COVID-19.

Il caso del famoso tennista serve per spiegare come non bisogna dare per scontato che, in talune realtà, sia possibile svolgere delle attività con un semplice tampone negativo, seppur ripetuto quotidianamente. La situazione è assai spinosa e i primi effetti collaterali iniziano a palesarsi in F1. I test di Barcellona saranno a porte chiuse. Non ci sarà pubblico sugli spalti e vi saranno enormi restrizioni anche sul fronte media. Anche noi di Formula Uno Analisi Tecnica siamo in attesa di sapere se potremmo essere accreditati come solitamente accade in queste circostanze.

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I piloti di F1 attorno alla nuova vettura 2022

Ma questo è un fattore addirittura secondario perché a breve potrebbe essere richiesta la certificazione di immunizzazione ai piloti. Documento che potrebbe essere necessario per dare loro l’accesso ai garage. Per questioni di privacy, al momento, non è possibile sapere chi dei 20 driver che compongono la line-up 2022 della F1 sia effettivamente vaccinato. E di quante dosi. Ed è difficile capire come i protagonisti potrebbe reagire ad un’imposizione dall’alto.

Ci sono poi posizioni ambigue che dovrebbero essere sanate una volta e per tutte. Come quella di chi ha inteso “sfidare” le procedure messe in piedi dalla F1. Si tratta di Alan Van Der Merwe, pilota della Medical Car. Il driver sudafricano ha contratto ben due volte il Covid-19 ed ha dichiarato di non avere intenzione di vaccinarsi.

Non un buon segnale in un momento di crisi generale che potrebbe ancora una volta far cadere la F1 nel baratro della gestione straordinaria della logistica organizzativa. Novità sono attese a breve e le diplomazie sono a lavoro per stipulare accordi specifici con ogni Paese per consentire il regolare svolgimento di un calendario che nel 2022 presenterà ben 23 appuntamenti. Covid permettendo.

F1-Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: F1, FIA

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