F1 2022: l’onda pressoria che turba Red Bull

Tre mesi possono bastare? Poco più di novanta giorni sono sufficienti a ricaricare le batterie e ad eliminare tutte le scorie che una stagione come quella 2021 ha lasciato? Perdere all’ultimo istante e per scelte molti discutibili operate dalla direzione gara è dura da digerire. Giorni di lungo silenzio e di profonde riflessioni sono serviti a Lewis Hamilton per riaffacciarsi alla pubblica piazza, seppur virtuale, delle reti sociali. Un agire comprensibile che non è un inedito nella storia della massima categoria. Ve ne abbiamo dato conto in questo approfondimento che vi invitiamo a consultare: leggi qui.

Ma anche i vincitori sono arrivati stremati, fisicamente e mentalmente, alla fine delle ostilità sportive. Un campionato che alla quintultima gara sembrava saldamente nelle mani di Max Verstappen e che s’è tramutato d’un tratto in una montagna da scalare dopo che Mercedes si è repentinamente trasformata in un rullo compressore la cui forza devastante è stata limitata solo sulla sirena finale da scelte che hanno imposto alla FIA un profondissimo processo di indagine interna le cui risultanze, domani 14 febbraio, verranno offerte ai componenti della F1 Commission.

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La foto con la quale Lewis Hamilton ha interrotto, dopo due mesi, il suo “silenzio social”

Del tribolato finale di annata ha parlato un sempre loquace Helmut Marko offrendo interessanti spunti di riflessione. Il super-consigliere di casa Red Bull non ha fatto misteri su quanto sia stato logorante un mondiale strabordante di colpi scena, di veleni e di atti che di certo non useremo come riferimento del buon gusto e della sportività.

l’ex pilota austriaco ha ammesso che a Milton Keynes erano tutti al limite e che qualcuno in seno al team aveva superato la normale soglia di guardia. La compagine di Mateschitz, un tempo abituata all’inebriante odore dell’alta classifica, ha rincorso per sette lunghe stagioni vivendo anche fasi molti delicate. Come quella relativa al cambio di motorizzazione dal partner storico Renault a Honda. Un passaggio che per molti era una scommessa fallimentare e che invece si è rivelata la mossa vincente, la giocata che ha spiazzato un monolite come Mercedes.

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Vista frontale del propulsore giapponese (Honda RA620H) montato sulle vetture Red Bull Racing austriache durante la stagione 2021.

All’alba della nuova stagione che si preannuncia particolarmente sfidante anche per via delle nuove norme tecniche, gli uomini di Milton Keynes hanno rinsaldato le fila pur mantenendo altissima la concentrazione. Esternamente, con la F1 in pausa, non ci si rende conto che i mesi invernali, per certi versi, sono ancor più concitati di quelli in cui c’è attività quasi ogni domenica in virtù di un calendario iper dilatato. Ma, in generale, la pressione in Red Bull sembra essere tornata nei livelli di gestibilità ordinaria. Almeno e sentire Horner e Marko.

Anche Verstappen aveva mostrato qualche piccolo scricchiolio quando, dopo aver vinto il mondiale, si produsse in alcune dichiarazioni che qualcuno aveva letto come una volontà di mollare. Nulla di preoccupante visto che, alla fine, l’olandese sarà regolarmente in pista con il n°1 in bella mostra sul musetto della RB18.

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Il n°1 torna in formula Uno grazie a Max Verstappen che ha abbandonato il 33 portafortuna

Marko ha riferito, tra le altre cose, che il duello con Lewis Hamilton ha condizionato il pilota di Hasselt. “Riguardo Max – ha spiegato l’austriaco – mi ha confessato che vuole guidare ancora, augurandosi di non dover però sopportare ancora una tale intensità. Se dovesse accadere così ogni anno la sua carriera sarebbe limitata”.

Un’ammissione che scardina quell’idea imperante secondo cui l’olandese è una specie di macchina da guerra refrattaria all’onda pressoria. Così non è, lo spiega a chiare lettere chi il driver l’ha cullato e l’ha lanciato nell’olimpo del motorsport. Siamo sicuri che Max tornerà più determinato di prima, ma è certo che la sistematica tensione, alla lunga, può sfinire. Non solo il pilota, ma anche gli uomini di un team che deve ritrovare l’abitudine a sgomitare per la vittoria. La palla passa ad Adrian Newey che in questi mesi ha lavorato sul progetto RB18 da cui dipendono le sorti della scuderie anglo-austriaca.


F1-Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: Mercedes AMG F1, Oracle Red Bull Racing

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