Ferrari vs Red Bull: lo scontro si sposta dalla pista alla stanze del potere

F1 – Imporsi. E’ ciò che la Ferrari vuole fare in questo 2022. Anzi, i piani sono ben più ambiziosi visto che Maranello intende aprire un ciclo di dominio tecnico e sportivo più duraturo. Affinché ciò avvenga serve anche dell’altro. Bisogna infatti prendere lo scettro del comando anche laddove si sviluppano i processi decisionali del motorsport.

Che negli anni la scuderia italiana – specie dopo l’abbandono di Jean Todt che ha lasciato un vuoto di potere paragonabile ad un buco nero – sia stata debole ad ogni tavolo delle trattative è un fatto piuttosto incontrovertibile.

Oggi “La Scuderia” ha la necessità di adeguare la sua capacità di esprimere potere politico a quelle che ste sciorinando in pista. Il nuovo Patto della Concordia, particolarmente premiante per gli uomini in rosso da un punto di vista finanziario, è un elemento che racconta che qualcosa stia evolvendo nelle governance interna del Cavallino Rampante. Ma non basta. Per continuare a primeggiare in F1 bisogna arginare l’espansionismo altrui.

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Max Verstappen (Oracle Red Bull Racing) – Charles Leclerc (Scuderia Ferrari)

Operazione già avviatasi quando fu proprio la Ferrari una delle mani che andò a mettere il bastone tra le ruote alla paventata ascesa al soglio di Place de la Concorde da parte di Toto Wolff. Conferme ufficiali non sono mai giunte, ma spifferi piuttosto credibili provenienti da fonti serie, hanno spiegato che se a capo della FIA è stata scongiurata l’ipotesi di vedere il dirigente austriaco della Mercedes è perché la Ferrari non l’abbia voluto.

Quella politica è una lotta latente che si conduce quotidianamente. Un nuovo fronte si è aperto sulla presenza di nuovi motoristi che vorrebbero affacciarsi in F1 nel 2026, quando assisteremo al decongelamento regolamentare imposto fino all’anno precedente. Per questo Ferrari sta provando a contenere sul nascere un privilegio riservato alle nuove aziende di cui la Red Bull potrebbe indirettamente godere.

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Uno scatto del team principal della Ferrari, Mattia Binotto

Siamo felici di poter competere con marchi come Porsche e Audi ma va definito l’ambito delle norme finanziarie nonché la materia relativa a cosa significhi essere un nuovo partecipante e di quali benefici possa godere. Importante definire anche la sfera che attiene al trasferimento della proprietà intellettuale che non dovrebbe essere possibile. Bisogna chiudere la questione entro giugno“. Così ha parlato nei giorni scorsi Mattia Binotto mettendo sul tavolo una serie di questioni parecchio spinose che portano direttamente a Milton Keynes.

Ricostruiamo brevemente i fatti: il gruppo Volkswagen sta per sciogliere le riserve sul suo ingresso in F1 dopo anni di “flirt” con la categoria. Potrebbe farlo in diversi modi. Innanzitutto acquisendo direttamente un team (si è parlato molto dell’ipotesi McLaren, nda). Ma anche fungendo da semplice fornitore di motori. E poi c’è la terza via: associarsi ad una squadra diventando partner strategico sfruttandone il know-how. Chi più di Red Bull che ha messo su il suo reparto powertrains grazie alle competenze ereditate dalla Honda potrebbe far gola al colosso tedesco dell’automotive.

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la power unit 2022 che equipaggia la Red Bull RB18

La Ferrari si sta muovendo con circospezione ma con determinazione per evitare che Red Bull possa godere di vantaggi se questo matrimonio di interessi si consumasse. Chris Horner, gran capo delle operazioni dell’equipe di Mateschitz , è persuaso del fatto che la compagine che rappresenta potrà contare, a partire dal 2026, su 25 milioni di dollari diluiti in tre stagioni e soprattutto su ulteriore tempo messo a disposizione della FIA per lavorare al banco prova. Questi dispositivi finanziari e legali sarebbero al vaglio del legislatore e la Red Bull vorrebbe farli suoi visto che si sente un nuovo costruttore. Ma lo è?

La questione è materia per avvocati perché si sta giocando sulle diciture. Ad oggi Red Bull ed AlphaTauri risultano essere fornite da Red Bull Powertrains. Ecco che, secondo la Ferrari, il reparto motori di Milton Keynes non potrà godere dello status di nuovo motorista a partire dal 2026 che invece Horner rivendica a gran voce.

Come il dirigente inglese pensa di giustificare la posizione auto-conferitasi di nuovo costruttore? Con una teoria abbastanza singolare che suona più o meno così: i propulsori 2022-2025 sono Honda come testimonia il marchio HRC sulle fiancate della RB18 e della AT03 e la dicitura Red Bull Powertrains sarebbe solo un’operazione commerciale ad ora. Chiaramente i fatti non stanno proprio così e Ferrari si oppone fermamente all’idea che i vicecampioni del mondo possano, con un sotterfugio interpretativo, avere più soldi e soprattutto più facoltà di sviluppo.

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AlphaTauri AT03

Se Ferrari può accettare che un nuovo motorista come Volkswagen – già ricco di risorse e di competenza nonché di tempo di lavoro non vincolato nei quattro anni che ci separano sino al 2026 – possa godere di un “boost” che possa aiutarlo a superare lo scotto del noviziato, non è disposta a permettere a Red Bull di accaparrarsi indebitamente ore di lavoro e risorse che non gli spetterebbero.

Chiaramente andrebbe rivalutata la posizione della Volkswagen se acquisisse le competenza della Honda tramandatale della Red Bull stessa. Una ulteriore variabile in un contesto di una F1 assai liquida che va definito al più presto. Il gruppo tedesco, infatti, non intende impelagarsi in diatribe tecnico-politiche ed esige che le norme vengano definite in maniera certosina prima di annunciare al mondo la discesa in pista. La sensazione è siamo all’inizio di una partita a scacchi il cui epilogo è al momento imperscrutabile.


F1-Autore: Diego Catalano @diegocat1977

Foto: F1, AlphaTauri, Scuderia Ferrari

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