I numeri confermano: in Mercedes non c’è più una prima guida

Il duello Hamilton – Russell era – ed è – uno dei grandi temi della stagione di F1 2022. Il vecchio dominatore della categoria, dall’alto dei suoi record apparentemente irraggiungibili, che vuole continuare a marcare il territorio allontanando, o quanto meno contenendo, l’ascesa del giovane leone che dovrebbe rappresentare il futuro di medio-lungo periodo della Mercedes che deve necessariamente iniziare a contemplare l’addio di un pilota che nel prossimo gennaio compirà 38 anni.

Ad ora è impossibile prodursi in un raffronto completo tra i due. Poche le gare disputate, tante le variabili occorse nella valutazione, non esaltanti le prestazioni di una monoposto che, nei desiderata del team, doveva mettere i due inglesi in condizioni di giocarsi il regno interno e il titolo iridato. Al momento la W13 è lontana dalla vetta e se lo strappo sarà ricucito resta un’incognita. Anche temporale.

Update sono in cantiere ma le tempistiche di presentazione sono ancora avvolte da una nebbia che non intende diradarsi. Ad Imola potrebbe arrivare qualche novità marginale che prelude a più consistenti aggiornamenti che, a rigor di logica, potrebbero giungere in Spagna su un tracciato ben conosciuto sul quale la Stella a Tre Punte ha dominato praticamente sempre, tranne nel 2016 quando Hamilton e Rosberg si fecero fuori in un duello fratricida.

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Il contatto “fratricida” tra Lewis Hamilton e Nico Rosberg nel GP di Spagna 2016

Nonostante gli elementi a disposizione siano piuttosto sommari, proviamo a tracciare un primo, parziale, bilancio di un dualismo che per ora è incentrato sulla piena collaborazione e su un rapporto di apparente stima reciproca. Una sorta di pax sportiva necessaria a tirar fuori la scuderia da un momento non proprio d’oro. Patiamo dai fatti concreti. George Russell occupa il secondo posto campionato piloti con 37 punti. Uno score figlio di un quarto, di un quinto e di un terzo posto nelle prime tre gare. Conseguimenti che sono stati possibili, inutile girarci intorno, grazie alle defaillance della Red Bull.

Hamilton è attardato. Sono 28 i punti per il sette volte iridato che provengono da un podio allo start del mondiale, da un decimo posto e da una quarta piazza nel Gran Premio d’Australia. Nove punti non sono un abisso e tra l’altro descrivono una verità parziale perché, pur godendo anch’egli delle difficoltà di Perez e Verstappen, è evidente che la dea bendata non sia stata troppo magnanima con Lewis. All’Albert Park il podio era ampiamente nelle sue mani ma il timing beffardo della Safety Car ha rimesso in gioco il compagno di squadra che, alla fine, ha agguantato il suo primo podio in Mercedes.

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l’abbraccio tra Lewis Hamilton e George Russell (Mercedes AMG F1 Team)

Le qualifiche, che solitamente risentono meno di variabili devianti, cosa hanno raccontato? In termini di testa a testa siamo su un 2-1 in favore di Hamilton. Un vantaggio che non si riverbera sul distacco cronometrico medio. La cosa dipende essenzialmente da una strada d’assetto errata intrapresa dall’equipe che ruota intorno alla vettura n°44 a Jeddah.

Hamilton non ha superato la tagliola della Q1 ed ecco che il delta si è aperto in maniera poco rappresentativa. Ad oggi la media del distacco tra i due è di 0,11 secondi in favore di Russell. Che, va detto, in Bahrain è stato anch’egli vittima sacrificale di un team che aveva imposto una metodologia di riscaldamento delle gomme rivelatasi inefficace.

Nell’unico confronto senza anomalie di sorta è stato Hamilton ad avere la meglio. Ci riferiamo chiaramente al GP d’Australia nel quale il distacco, dopo la Q3, è stato di 139 millesimi. Le qualifiche, che dovrebbero essere più oggettive, non riescono ancora a dare delle risposte significative. Servirà ancora qualche turno per dire chi dei due è in vantaggio.

In gara intercorrono ancor più variabili. Le cose, dunque, si complicano maggiormente. Sul race pace qualche valutazione si può fare. Nel GP di Sakhir, Hamilton è stato indubbiamente più concreto con ogni tipo di mescola. Non parliamo di differenza enormi, ma quanto è bastato per non permettere a Russell di insidiare da vicino il più esperto collega. Jeddah rappresenta un caso interessante. Partito quindicesimo, una volta liberatosi di vetture più lente, il passo di Lewis è apparso molto più concreto. Anche dopo la sosta di Russell, con gomme più vecchie di sedici giri, “il 44” mostrava un ritmo analogo a quello del compagno di garage.

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Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1) durante una prova di pit stop nel test invernali di Barcellona

La rimonta di Hamilton è stata mortificata da una “non chiamata” del box prima che la direzione gara, sotto Virtual Safety Car, chiudesse la pit lane. Lewis sarebbe rientrato subito dietro Russell con intatte possibilità, considerando il compound più fresca, di attaccare e sopravanzare. Chiaramente, nell’economia generale del ritmo espresso, bisogna anche considerare che il più giovane britannico era in fase di amministrazione del materiale.

In Australia la tendenza si è confermata. Al netto delle Safety Car, è Hamilton, in un circuito che è una sua roccaforte, ad aver mostrato il passo più consistente. Riusciva, difatti, ad aprire un gap prima del pit stop. E, dopo la sventurata SC, ha agevolmente chiuso il margine nonostante Russell – e gli on board lo confermano – stesse spingendo per non farsi raggiungere.

In definitiva, cercando di individuare un trend al netto di tutti gli elementi “volatili” che possono presentarsi durante un weekend di gara, possiamo affermare che Lewis Hamilton mantiene un vantaggio prestazionale globale che si realizza soprattutto in gara. La domenica si conferma il pezzo forte del pilota anglo-caraibico che può contare su una maggiore esperienza – che fa la differenza in un nuovo contesto normativo – e sulla sapiente gestione delle gomme, sport nello sport che è il suo vero punto di forza. Dall’altro lato abbiamo un Russell estremamente vicino che ha dimostrato di adattarsi immediatamente ed efficacemente al nuovo contesto operativo.

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Lewis Hamilton, Mercedes AMG F1

Cosa non semplice soprattutto tenendo bene a mente le difficoltà in cui versa la W13 che avrebbero potuto spiazzare fatalmente un giovane talento. George, invece, sta tenendo la barra dritta e si sta mettendo in condizione di sfruttare ogni singola occasione che la pista gli propone. Anche questa è una virtù. La sensazione è che l’ex Williams stia crescendo nella gestione delle gara, ossia in quello che era il suo tallone d’Achille quando prestava i suoi servigi per il team di Grove.

Al momento Russell sembra essere decisamente più concreto e determinato di Valtteri Bottas. Cosa che, nel lungo periodo, potrebbe rappresentare un problema per Hamilton che ormai era abituato ad avere una superiorità schiacciante che si palesava soprattutto in gara perché in qualifica il finlandese sapeva sovente stare davanti.

Questa analisi, naturalmente, non ha pretese oggettive poiché i dati su cui si è bastata sono estremamente aleatori e parziali. Dà, in ogni caso, una conferma: Hamilton e Russell sono abbastanza vicini nelle performance e, ad oggi, non si intravede un numero uno ben definito come ad esempio succede in Ferrari piuttosto che in Red Bull.


F1 – Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: F1, Mercedes AMG F1

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