Caso barriere Miami: la GPDA continua ad essere un ente poco incisivo

F1 – Tra i tanti temi offerti dal Gp di Miami è emerso quello relativo alle note emanate da Niels Wittich sull’abbigliamento di sicurezza dei piloti e sulla possibilità che questi possano usare, sotto i caschi e le tute, gioielleria assortita. La Federazione Internazionale ha imposto un giro di vite individuando un sistema sanzionatorio pecuniario che diverrà sempre più afflittivo.

Una deroga di due gare è stata concessa a quei conducenti che, come Lewis Hamilton, hanno dei piercing non rimovibili in maniera immediata. Nonostante il lasso temporale concesso per l’adeguamento pare che il campione britannico voglia andare dritto per la sua strada continuando a mantenere gli elementi che non ritiene possano essere eliminati. Chiaramente ne sono scaturite polemiche e valutazioni che hanno tenuto banco per giorni e che creano ancora dibattito.

La sensazione generale è che la questione sia sospesa tra effettive ragioni di sicurezza (in caso di fiamme un corpo metallico tenderebbe ad riscaldarsi oltremisura) e questioni “politiche” in un processo avviatosi da qualche tempo che tende a limitare le facoltà espressive dei piloti che non possono più usare indumenti per lanciare messaggi specifici e ai quali è stato sottratto lo spazio canonico che negli ultimi due anni era usato per il gesto dell’inginocchiamento contro il razzismo.

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Lewis Hamilton (Mercedes AMG F1 Team)

F1 – La limitazioni dell’uso di gioielli “copre” questioni più grandi

Una vicenda, questa dei monili, che non è marginale ma che di certo è stata amplificata dai nomi coinvolti e dalle singolari proteste inscenate di seguito. Un fatto che ha preso più spazio di quello che meritava e che forse ha coperto un’istanza ben più seria e che andrebbe analizzata con maggiore rapidità. Ci riferiamo al dibattito nato sull’assenza di barriera protettive di ultima generazione in alcuni specifici punti del tracciato di Miami.

Facciamo un passo indietro. La Gran Prix Driver Association, negli ultimi anni, non sembra essere stato un ente molto coinvolto nella parabola decisionale della Formula Uno. A volte c’è stata la sensazione che i piloti, pur essendo i protagonisti indiscussi del Circus, abbiano in qualche misura subito le decisione dei plenipotenziari senza essere fattivamente coinvolti. E quando la cosa è avvenuta il loro ruolo non è stato centrale.

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La Ferrari di Carlos Sainz dopo l’impatto con le barriere

Forse questa deriva ha fatto scattare la molla di un inizio di cambiamento. A Jeddah, per qualche ora, il Gran Premio è stato a forte rischio. Questo poiché i conducenti si erano messi di traverso dopo l’attacco missilistico ad un deposito Aramco a pochi chilometri dal Corniche Circuit. E’ servita la mediazione di Stefano Domenicali, di Mohammed Ben Sulayem e delle autorità locali che hanno garantito, come è stato, che la manifestazione si svolgesse in piena sicurezza.

I piloti, seppur non riunitisi ufficialmente, hanno fatto provato a fare quadrato circa una questione emersa durante le libere del GP di Miami. Carlos Sainz ha impattato in maniera piuttosto violenta il muretto a Curva 14 quando la sua Ferrari ha perso aderenza, durante le seconde libere. I danni subiti dalla Rossa sono stati tali da non permettere di riprendere l’attività. L’assenza delle barriere Tecpro, che sono capaci di assorbire meglio gli impatti, hanno determinato maggiori danneggiamenti alla vettura e hanno costretto il pilota a subire una decelerazione più importante.

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Mick Schumacher (Haas) contro le barriere durante il Gran Premio dell’Arabia Saudita edizione 2021

F1 – Sainz ed Ocon: impatti dolorosi

Sainz, all’arrivo dopo il GP, ha spiegato che il distacco accumulato dalla vetta è dipeso anche dai postumi dell’incidente avendo lamentato dolore al collo che ha dovuto gestire durante gli oltre 50 giri di attività. Un malessere presente sin dal primo momento che naturalmente si è acuito con lo stress continuo imposto dalla pista.

Sorte analoga è capitata ad Esteban Ocon durante l’ultima sessione di prove libere. Il suo impatto ha fatto registrare una decelerazione di ben 51 g. Ne è scaturita la rottura fatale del telaio e la conseguente impossibilità di svolgere le qualifiche. Cosa che ha reso ancora più epica la sua gara visto che, dall’ultima piazzola in griglia, ha raggiunto la zona punti.

Anche il francese ha lamentato dolori fisici ed ha chiesto apertamente l’utilizzo delle barriere Tecpro. Anzi, più precisamente, si è domandato come mai fosse stato utilizzato un manufatto in cemento.

L’alfiere della Alpine si espresso in tono piuttosto duro quando ha riferito le seguenti parole: “Carlos si è lamentato con il direttore di gara ma non è stato fatto nulla. C’è stata una discussione, Carlos ha detto che l’impatto è stato troppo grande. Anche il mio è sembrato enorme, è probabilmente il più grande della mia carriera. La FIA dovrebbe spingere di più per la nostra sicurezza. Ma l’importante è che siamo in grado di correre“.

Anche Lando Norris e Lance Stroll, prima dell’avvio della gara, avevano espresso delle remore sulla scelta di non adoperare le barriere Tecpro che altrove sono un comprovato standard. Critiche sono piovute anche sulla chicane sotto al cavalcavia considerata poco sicura dai driver che hanno anche espresso titubanze sul manto d’asfalto letteralmente sgretolatosi in Curva 17 dopo due soli turni di prove libere.

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La Haas di Mick Schumacher spezzata in due dopo l’incidente del Gp dell’Arabia Saudita

F1 – La GPDA dov’è?

La FIA ha risposto per le rime sostenendo che, da loro analisi, la barriere in cemento assolvevano perfettamente al compito richiesto. Le istanze presentate dai conducenti erano comunque legittime perché una certa confusione è emersa con chiarezza. Ma l’azione dei piloti non è stata compatta e soprattutto è stata tardiva. La GPDA è un’associazione il cui lavoro è spesso imperscrutabile. Si attiva quasi sempre dopo il verificarsi si una problematica e quasi mai prima.

In presenza di un nuovo tracciato, per giunta cittadino, sarebbe stato opportuno pretendere un sopralluogo conoscitivo dal quale produrre una relazione con osservazioni ed eventuali proposte. Tutto ciò non avviene e questo dà adito ai decisori di andare avanti per la propria strada marginalizzando sempre più il ruolo di chi il volante ce l’ha fisicamente tra le mani.

Questo episodio dovrebbe essere un monito per i 20 protagonisti e dovrebbe tracciare una solida strada per il futuro: la F1 non può stabilire determinati paletti senza avere l’avallo della GPDA. Che, altrimenti, rischia di essere un ente ridondante, di facciata.


F1 – Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: F1, Haas F1 Team, Scuderia Ferrari, Alpine F1

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