L’ingresso in F1 di Volkswagen induce Honda al ripensamento?

Mentre questo articolo viene confezionato la F1 si prepara a scrivere il proprio futuro. Oggi, difatti, si tiene il Consiglio Mondiale del Motorsport nel quale dovrebbero finalmente essere fissati i paletti delle nuove motorizzazioni che saranno introdotte nel 2026, al termine dell’attuale periodo di congelamento regolamentare (leggi per approfondire).

Un incontro chiave che precede quello della F1 Commission che si celebrerà la settimana ventura, poco prima del Gran Premio d’Austria e che dovrebbe ratificare, con il timbro sulla ceralacca, il nuovo quadro operativo-regolamentare dal quale scaturirà una semplificazione delle power unit con l’abolizione dell’MGU-H.

E’ quest’ultima la parte delle unità propulsive turbo-ibride che è invisa a molti costruttori che vogliono affacciarsi alla F1 perché genera architetture molto complesse e costose da progettare. L’MGU-H è installato sull’albero delle giranti di turbina e compressore. Viene usato da generatore di corrente visto che trasforma parte dell’energia cinetica in eccesso della turbina in energia elettrica riducendo, così, la velocità di rotazione della turbina stessa.

Per il suo funzionamento è necessaria una sofisticata elettronica che va a controllare la rotazione del gruppo turbocompressore. In questo modo viene contenuto il fenomeno del turbo-lag che affliggeva i vecchi motori turbo utilizzati negli anni 80.

Le nuove unità, quindi, abbineranno al classico endotermico turbo “depurato” dell’MGU-H il solo MGU-K che ha un funzionamento più semplice visto che sfrutta la frenata trasformando parte dell’energia cinetica che si produce sull’albero motore in energia elettrica. Questo tipo di tecnologia, derivante dal vecchio Kers, è più nota, economica e soprattutto ha maggiori ritorni commerciali dato che si può adoperare sulle vetture di serie con gran semplicità ed efficacia.

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Vista frontale del propulsore giapponese (Honda RA620H) montato sulle vetture Red Bull Racing austriache durante la stagione 2021.

F1. L’ingresso di Volkswagen avvia un effetto domino

Proprio la semplificazione di cui sopra e le ricadute sulla produzione sono aspetti che renderanno la F1 più appetibile. Ecco spiegato l’ingresso nella massima serie della Volkswagen che spera di poter annunciare, simultaneamente, “discesa in campo” e partnership con Red Bull sin dal prossimo fine settimana. Affinché questo accada, chiaramente, Consiglio Mondiale del Motrosport e F1 Commission dovranno ratificare con documenti formali il nuovo contesto legislativo. Cosa che potrebbe slittare di qualche settimana se un accordo totale tra gli attori non venisse raggiunto.

L’impegno del colosso automobilistico di Wolfsburg andrà necessariamente a ridisegnare lo scacchiere delle motorizzazioni in F1. Tramite i suoi marchi a vocazione sportiva, Volkswagen potrebbe legarsi non solo a Red Bull ma anche ad altre realtà. I nomi sono i soliti: Alfa Romeo e Williams. Matrimoni che, se dovessero consumarsi, farebbero perdere potere politico alla Ferrari e alla Mercedes che più o meno direttamente controllano i team clienti.

Molti danno per scontato che anche l’AlphaTauri seguirà l’esempio delle controllante Red Bull. Che il logo “VW” possa fare capolino sulle fiancate delle vetture faentine è una possibilità tutt’altro che remota. Ma negli ultimi tempi serpeggia un’altra idea, una suggestione non del tutto campata in aria: Honda potrebbe ripensarci e rimanere in F1 anche dopo il 2025, anno in cui l’impegno odierno scadrà del tutto.

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Il nuovo complesso Red Bull Powertrains che gestirà le power unit ex-Honda fino al 2025

F1. Honda pensa ad un team tutto suo: AlphaTauri nel mirino

Nonostante il disimpegno annunciato a sorpresa nel 2020 e formalizzato all’inizio di quest’anno, Sakura è più che operativa visto che il nuovo reparto powertrains di Milton Keynes è lungi dall’essere a regime. Gli stessi problemi di affidabilità occorsi al propulsore nipponico sono stati affrontati direttamente da Sakura che si è presa carico anche della riprogettazione della camera di combustione per adeguarla ai carburanti E10.

Honda teme, ed un rischio difficilmente scongiurabile, che il legame della Red Bull con la Volkswagen possa determinare un travaso conoscitivo tramite le competenze impiegate a Milton Keynes. Perché è vero che nel 2026 i motori saranno diversi, ma alcuni principi cardine rimarranno invariati. La power unit RA621H è stata in grado di tenere testa e di battere la temibilissima unità propulsiva Mercedes. Il modello 2022 sta dimostrando di essere il punto di riferimento dall’alto delle sette vittorie su nove gare totali.

Fattori che fanno venire l’acquolina in bocca ad un costruttore che entra nella massima categoria con la volontà di imporsi immediatamente. Operazione difficile ma non impossibile visto che tre e mezzo saranno gli anni in cui gli ingegneri di Wolfsburg potranno sviluppare senza troppi vincoli i propulsori 2026.

Honda, considerando che il disimpegno dalla F1 è al momento di facciata, sta seriamente considerando un futuro altre al 2025. E potrebbe farlo addirittura rilevando l’AlphaTauri che smetterebbe di essere un satellite senza possibilità di competere per la vittoria trasformandola in una realtà che si potrebbe sedere al tavolo dei grandi.

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L’AlphaTauri AT03 di Pierre Gasly dopo il principio di incendio per un problema al pacco batterie durante il GP del Bahrain 2022

Lo switch strategico di Sakura sarebbe arrivato (il condizionale è d’obbligo) non solo per contenere l’espansione della Volkswagen, ma che perché la semplificazione motoristica, con l’MGU-K a diventare molto più centrale nella generazione globale di potenza. Sarebbe questo l’elemento, da sviluppare e applicare nel prodotto commerciale, che la Grande H vede con interesse crescente.

D’altro canto, ancora, l’eventuale acquisizione della franchigia italiana soddisferebbe un’altra pulsione del costruttore nipponico: vincere con una scuderia di proprietà. Un vero e proprio cruccio per i giapponesi che ci hanno provato dal 2006 al 2008 per poi cedere le strutture alla BrawGP che, in maniera piuttosto beffarda, l’anno successivo fece man bassa con una vettura basata sul tanto discusso doppio diffusore.

Quello che emergerà dal Consiglio Mondiale odierno e dalla F1 Commission della settimana prossima potrebbe seriamente produrre un assestamento tellurico col paradigma attuale che andrebbe a stravolgersi. Con l’ulteriore incognita rappresentata da Michael Andretti che continua a far pressione per entrare in F1 probabilmente contando sui propulsori Renault.


Autore: Diego Catalano@diegocat1977

Foto: F1, Oracle Red Bull Racing, AlphaTauri

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